French Kiwi Juice, FKJ

[Elettronica, 2017] 

Difficile dare una definizione precisa di FKJ, acronimo di French Kiwi Juice. C’è chi potrebbe definirlo un deejay, chi un musicista, chi in un altro modo ancora. Io lo definirei più artista, vista la sua versatilità. La sua è una continua sperimentazione, una continua scoperta di suoni, arrangiamenti, unioni, influenze, colori. Con lui si effettua un vero e proprio viaggio nella musica: si parte con uno strumento e si finisce col perdersi nelle note di tutti gli altri strumenti che maneggia, a ritmo di jazz, blues, soul o qualsiasi altro genere che gli passa per la testa. E quando tutto sembra finito ecco che compare una novità che fa ripartire il tutto. Quando si ascolta un suo brano si ha la sensazione di essere in bilico su quel filo che divide la musica strumentale da quella elettronica, quello stesso filo che è riuscito a rendere così sottile da creare atmosfere magiche. Chitarra, basso, pianoforte, sassofono e tastiera si fondono con suoni ed effetti elettronici in maniera naturale. Poi all’improvviso una voce e si perde il contatto con la fisicità delle cose.

Ecco allora che l’album French Kiwi Juice ci fa da guida in questo percorso nella vita di chi l’ha prodotto per capire cosa realmente significa avere la passione per la musica. E’ forse proprio perché si pone come biglietto da visita che album e artista hanno lo stesso nome.

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