INTERVIEW: Peter White

il
Nome: Pietro 
Cognome: Bianchi 
In arte: Peter White
Età: 22 
Nazionalità: Italiana 
Brani pubblicati: L’ultima spiaggia ft Cenere, Persi nel via vai, Mi hanno detto, Birre Chiare,  Last Minute ft Cenere, Lollipop ft Vince, Narghilè 
Periodo di attività: dal 12 ottobre 2015 (primo brano), più intensamente da Birre Chiare del 30 dicembre 2016
Genere musicale: Urban
Piattaforme: YouTube, Spotify

Chi è Peter White?

Il mio nome è Pietro Bianchi, ho 22 anni e sono di Roma.
Da sempre i miei amici mi chiamano Peter White. Il mio nome d’arte nasce quindi dalla semplicità e dalla quotidianità, non ho dovuto pensare più di tanto ad un’altra soluzione.

Quando hai deciso di fare musica?

Ho deciso di fare musica perché amo descrivere le situazioni che vivo, focalizzarle su un foglio anziché lasciarle scappare via.

Quali sono state le tue maggiori influenze durante la crescita?

Le mie influenze musicali maggiori derivano sicuramente dal cantautorato italiano e dal rap “old school”.
De Gregori, Dalla, De Andrè, Battisti, Battiato sono solo alcuni nomi che descrivono la mia “infanzia musicale”.

Abbiamo la sensazione che le tue canzoni sono molto ricercate, nel senso che assorbi tutto ciò che ti piace, anche da generi diversi. Personalmente, che studio affronti prima di incidere un pezzo?

Diciamo che scrivo, scrivo e scrivo.
Il mio lavoro nello scrivere è principalmente di controllare e revisionare ciò che ho scritto per renderlo il più funzionale possibile, cercando di trovare il perfetto connubio tra semplicità e ricercatezza. A volte le cose più facili arrivano prima e con maggiore impatto.

Chi si occupa delle grafiche dei tuoi brani?

Studio architettura, mondo affascinante quanto la musica.
Le due passioni entrano spesso in competizione, perché la giornata è troppo corta per dedicarsi a entrambe le cose.
Il ponte che unisce queste mie due realtà è quello del disegno: tutte le mie cover sono fatte a mano da me.
Cerco di non trascurare nessuna delle due, ma in questo periodo prevale sicuramente la musica.

Viviamo in un epoca musicale in cui si tende ad usare quasi sempre un approccio minimal per la scrittura dei brani. Sembri opposto a questa tendenza, come se l’ascoltatore dovesse perdersi e viverle le tue storie. La musica è il tuo diario personale?

Sicuramente i miei testi rappresentano una sorta di “diario personale”, cerco di non tralasciare nessuna emozione che vivo e “fissarla” su una base. Trovo fondamentale il “mood” di ogni canzone, deve esserci un filo conduttore netto tra testo e sonorità di un brano.
Sennò rischi di non trasmettere all’ascoltatore ciò che stai provando a dire.

Sui social ci è capitato di leggere che vieni spesso paragonato a Carl Brave. Pensi di percorrere una strada simile alla sua o credi che siete due cose differenti?

Io e Carl Brave x Franco126 siamo diversi. Certo, veniamo dalla stessa città, frequentiamo le stesse zone e di conseguenza le esperienze raccontate tendono a essere simili. Loro hanno inventato un genere, al quale però non ritengo di appartenere ma solo di assomigliare “da lontano”. Con il tempo vedremo dove porteranno le strade.

Qual è il featuring che vorresti per un tuo brano?

E’ una scelta difficile quella del featuring.
Diciamo che ne ho molti, ma ora come ora, se dovessi scegliere un artista direi Mecna.
Mecna riesce a trasmettere sensazioni incredibili in maniera molto particolare, ha portato avanti una strada mista tra rap, cantautorato e pop eccezionale.

Della scena attuale italiana, quali sono gli artisti che ti possono spingere a migliorarti sempre di più?

Guardo tanto al presente quanto al passato.
Sicuramente meritano molto i personaggi che stanno andando oggi, ma se dovessi proprio fare nomi direi senza dubbio Coez, I Cani, Calcutta, Mecna, Carl Brave e Franco126 e molti altri. Ma restano i baluardi: De Gregori capitano di una “squadra da non scordare mai”, che va da Giorgio Gaber a Paolo Conte.

Come ti vedi tra qualche anno?

Non so come mi vedo tra qualche anno, spero con ancora tanta voglia di scrivere, con la stessa sensibilità nell’assorbire e ritrasmettere sensazioni.

Cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Ai lettori vorrei ribadire quanto è importante ASCOLTARE la musica, non sentirla. Perché solo la musica che ascolti alla fine ti resta.

Peter White per Siloud

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...