INTERVIEW: Zafa

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Nome: Giovanni
Cognome: Zaralli
In arte: ZAFA
Età: 23
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 5
Album pubblicati: Luci sull’oceano vol. 1 EP
Periodo di attività: dai 17 anni
Genere musicale: Indie, Trap, Cantautorato italiano
Piattaforme: Spotify, YouTube, ecc.

Chi è Zafa?

Sono Giovanni Zaralli, ho 23 anni e vengo da Roma. Zafa è il mio soprannome da quando sono piccolo: nasce come una storpiatura del mio cognome, ma non ricordo proprio chi mi ha chiamato così per primo. Dalle elementari tutti mi conoscono con questo nome, tanto che Giovanni mi ci chiamano davvero pochissime persone. 

Nella vita ho studiato Architettura, ma da quando ho aperto uno studio di produzione musicale insieme a GFerrari mi sono preso una pausa con l’università.

Come è nata la tua passione per la musica?

La mia vita è stata sempre piena di musica. Mio padre suona molto bene qualsiasi cosa assomigli ad un pianoforte, ma tutto è cominciato con le prime lezioni di chitarra verso i 12-13 anni. Ero un pessimo studente, non facevo mai i compititi perché mi annoiava suonare. Con la scrittura ho trovato un completamento vero.

Quando è stata la prima volta che hai preso il microfono in mano ed hai iniziato a crederci veramente?

La prima volta che ho preso un microfono in mano è stato al concerto di terza media. La ragazza che doveva cantare il pezzo, Fumo e cenere dei Finley, era entrata nel panico (non avrebbe cantato neanche sotto tortura), io ero il chitarrista e decisi di cantarla al posto suo. Praticamente non avevo mai cantato prima, il pezzo lo conoscevo solo perché lo ascoltavo spesso. Fu una performance orribile. Il fatto è che o lo cantava qualcuno o saltava tutto, così decisi di farlo io.

Ci ho sempre creduto veramente, altrimenti non avrei proprio cominciato. Per me non è mai stato un hobby, ma una necessità.

In ‘Luci sull’oceano’ abbiamo notato una notevole variazione vocale, in base al mood dei brani e alle sensazioni che volevi trasmetttere. Ci chiedevamo: precedentemente al disco, hai lavorato sulla tua voce?

Ho preso un anno di lezioni di canto, ma anche in quel caso sono stato un pessimo studente. Ho imparato ad usare la mia voce a poco a poco con la pratica e ancora sto imparando.

Nei testi è come se parlassi a qualcuno, una ragazza principalmente. Scrivere è un tuo modo di sentirti più leggero?

Sì, forse sì. Per me è un vero bisogno scrivere, quanto mangiare o dormire. Serve per fare chiarezza in quello che penso, poi più passa il tempo e più riesco a conoscermi meglio come scrittore e a parlare quasi di tutto senza sentirmi a disagio con me stesso. Nel disco che uscirà c’è molta più varietà di contenuti e forse anche molta più schiettezza.

Come è nato il titolo ‘Il profumo dei limoni’?

Il profumo dei limoni è stata la prima canzone che ho scritto in italiano. L’ho rielaborata un bel po’ volte e la versione finale è molto diversa da quello che avevo in mente all’inizio.

Il titolo viene da una giornata con maltempo in pieno inverno. Ero andato a trovare un mio amico ad Economia a Roma3. In quel periodo mi sentivo bloccato totalmente. Tutto ha ricominciato a girare quando ho visto un alberello tutto rinsecchito con poche foglie e un bel limone giallo che sembrava davvero fuori posto con quel cielo, nell’asetticità di Economia, su quel ramo rinsecchito.

L’album si presenta con varie sfumature, soprattutto nelle sonorità: da quelle acustiche, quelle in cui si ha voglia di ballare, fino ad arrivare a ‘Cassiopea’ con bassi quasi futuristici. Sperimentare è il concetto musicale che vuoi portare avanti oppure stai ancora trovando una strada precisa?

Luci dell’oceano è un progetto in cui è presente molta sperimentazione, ma con il nuovo disco ho costruito una mia identità sonora, o almeno per ora.

Collegandoci alla domanda precedente, ti occupi personalmente anche delle produzioni?

Assolutamente sì, sono anche un producer. Ho fatto produzioni anche per altra gente della scena Indie-Trap romana che a breve usciranno.

Con quale artista ti piacerebbe collaborare?

Coez e Cremonini, li ascolto da sempre e mi piacerebbe da morire collaborare con loro. E’ fantascienza, soprattutto con Cremonini.

Per arrivare al grande pubblico, in futuro hai in mente di partecipare a contest come X-Factor oppure vuoi riuscirci da indipendente?

I talent non sono proprio per me. In più, non penso che ci durerei troppo visto che lì si ricercano doti diverse da quelle che possono essere le mie.

Che cosa vorresti dire ai lettori di Siloud?

Ci vediamo a settembre con l’album, spero vi trasmetterà tutto quello che sta trasmettendo a me farlo e sentirlo in studio.

E… nel frattempo leggetevi Siloud che spinge sempre roba fresca!

Zafa per Siloud

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