INTERVIEW: Giorgio Colombo

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Nome: Giorgio
Cognome: Colombo
In arte: Animae (non più utilizzato)
Età: 17
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 10 circa
Genere musicale: Rap/Pop
Piattaforme: YouTube

Chi è Giorgio Colombo?

Vengo da Milano e ho 17 anni. Faccio musica da 4 anni circa e anche se smentirò con tutto me stesso di essere io, il mio video più vecchio su YouTube risale al 2015, Chiudi gli occhi con Keyen.

Nella vita studio, frequento il liceo scientifico e mi sto preparando per il quinto anno. In più, lavoro in stage come autore e realizzatore di spot pubblicitari.

Cosa ti ha portato ad avvicinarti al mondo della musica?

Ho sempre vissuto quasi totalmente immerso nella musica. Il vero e  proprio avvicinamento penso sia avvenuto 5 anni fa quando ho scritto e registrato la mia prima canzone, puramente per gioco. Col passare dei mesi e degli anni ho acquisito più sicurezza e piú consapevolezza di quello che voglio e sogno di realizzare, anche se in realtà mi sento in continua evoluzione.

C’è qualche artista a cui sei particolarmente legato e a cui ti ispiri nella tua produzione?

A questa domanda ho sempre risposto Coez e Nesli, sono i due artisti a cui mi sono sempre ispirato di più, anche perché rappresentano al meglio il mio percorso visto che anche io gradualmente dal Rap mi sono avvicinato molto al mondo Pop, mantenendo metriche e certe melodie caratterizzanti del genere Hip-Hop.

La musica rappresenta una possibilità per molti, ma pochi riescono a raggiungere il successo: pensi che il talento sia tutto?

Assolutamente no, vorrei poter dire che sia così, ma attualmente in certi casi il talento è quasi un fattore minimo. Bisogna ovviamente avere una base di talento per non diventare quantomeno virale, ma i fattori che fanno raggiungere il successo ad un’artista spesso sono ben altri, come il budget, il personaggio e la spinta dei “piani alti”.

Cosa significa, per te, avere successo?

È una domanda a cui non è affatto facile rispondere. Il successo oggettivo, quello statistico e misurabile economicamente, è meramente il rapporto tra l’investimento e l’incasso di un’artista tramite in-store e live, il successo personale è tutt’altra cosa, credo che il momento migliore per un’artista sia quando ci si rende conto di poter comunicare qualcosa di inespresso dentro di sè al pubblico attraverso la propria musica. Questo per me è un grande successo.

Ad oggi, la moda è la Trap: tutti vogliono fare Trap, tranne te a quando sembra! Qual è il tuo genere? Pensi che ti rispecchi?

Penso che nel 2018 omologarsi ad un genere sia sbagliato, tutti fanno un po’ di tutto e la gente apprezza la varietà sonora di un prodotto. Gli stessi trapper subiscono forti influenze dal Pop e dall’Hip-Hop old school, come dall’Indie e dalla musica alternativa. Personalmente credo che il futuro sia o la varietà o il perfetto mix di più musicalità per poter raggiungere un prodotto facilmente condivisibile con un pubblico più ampio. Seguendo questo pensiero, penso di rispecchiarmi molto in quello che faccio, in quanto svariando molto posso raccontare tutto ciò che mi rappresenti.

Parlando ora di “Rimani con me”, il tuo ultimo singolo, come è avvenuta la produzione? Sembra esserci una dedica di fondo in questo pezzo oppure no?

Il pezzo risale a circa un anno fa, è stato scritto dopo la conclusione dolorosa di una mia relazione e il pezzo per questo rispecchia quella precisa situazione al 100%. La canzone è stata scritta interamente in un giorno, strano ma vero, proprio perché ho scritto di getto tutto quello che mi passava per la testa: il parallelismo tra dolore e rabbia per la fine della relazione e la speranza vana di rimediare le cose.

Il videoclip è stato affidato alla regia di Raffaele Macrí e Federico Ceglie che hanno fatto veramente un ottimo lavoro, grazie anche alla partecipazione di Federico Monterosso e Nicole Parea nel ruolo di protagonisti.

“Sai che sono troppo lucido per dirti che non manchi, ma sarebbe troppo stupido per tornare ad amarti. Anche se ci facciamo male, siamo stati come tanti, ma se io ti ho fatto male come posso poi curarti?”. Il pezzo parla di una storia d’amore finita, ma di un legame ancora esistente. È vero, quindi, che l’amore può cambiare il mondo?

Questa è una domanda a trabocchetto perché se rispondessi di no ora risulterei uno s*****o. Ritengo che l’amore abbia un’importanza sottovalutata sulla nostra vita, è come se fosse un ghostwriter che stila il copione della nostra giornata. Non a caso, quante volte ci capita di vivere una giorno incentrato completamente attorno ad una persona?

Con questo singolo, resteranno più di qualche persona al tuo fianco per cambiare il mondo. Molte visualizzazioni, molti commenti, tutti molto positivi. Diciamo che “Brivido” è il commento più comune e il brivido è la reazione all’ascolto di “Rimani con me”. Sei contento di questi risultati?

I risultati sono sempre relativi, alcuni li leggeranno unicamente attraverso i numeri che non sono entusiasmanti in relazione ai numeri dei big, io personalmente valuto l’apprezzamento del pubblico, credo sia la cosa più importante ed è innegabile che Rimani con me abbia riscontrato una critica positiva. Non mi è mancato l’affetto di molte persone e questo secondo me è meraviglioso.

“Dimmi che cosa ci vedi in me”. A questo punto, si potrebbe dire che molte persone vedono molto in te. Chi ti appoggia in questo tuo percorso musicale?

Per fortuna ho sempre avuto dietro di me una sorta di “team” che mi sta vicino, con cui lavoro e ho lavorato in passato, vari produttori tra cui Paolo Zanotti e Sam Lover e videomaker come Raffaele Macrí e Federico Ceglie. Spesso il successo di un progetto è dovuto al loro lavoro.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei incoraggiare tutti a credere sempre in sè stessi, sembra una cosa banale, un fattore già archiviato, ma credere nel proprio lavoro è la base per il successo, come persona, come lavoratore e nel mio caso spero come cantante. Un bacio!

Giorgio Colombo per Siloud

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