INTERVIEW: Luigi Argiuolo, designer

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Nome: Luigi Argiuolo
In arte: Argiuolo
Anni: 31
Città: Anversa (Be)
Professione: Product Designer
Sito web: argiuolo.com

Ciao Luigi, noi abbiamo già avuto modo di conoscerti qualche tempo fa. I nostri lettori, però, sicuramente vorranno sapere di più su di te!

Ciao ragazzi, sono Luigi, ho 31 anni e vivo ad Anversa (Belgio). Faccio Product Design per un’azienda di illuminazione Indoor/Outdoor qui ad Anversa, Interior Design da freelancer, concentrandomi su negozi e spazi commerciali di vario genere e, nel tempo libero, faccio illustrazioni.

Quando hai cominciato ad entrare nel mondo dell’arte e della grafica e come è nata questa passione?

Disegno da che ho ricordo. Mi sono sempre sentito molto a mio agio con foglio e penna.
Da bambino passavo ore ad immaginare e disegnare possibili nuovi personaggi dei cartoni animati che seguivo in TV o situazioni nelle quali essi potessero trovarsi. Penso che disegnare sia l’unico modo in cui io riesca a comunicare onestamente (nonostante gli anni di liceo classico in background) e, proprio nei primi periodi in cui mi sono trasferito in Belgio, è stato l’unico strumento per elaborare, ad un livello molto intimo, tutti i cambiamenti che stavano accadendo intorno a me.

Quali sono gli artisti di cui sei maggiormente attratto?

Il surrealismo, in arte come nel mio immaginario personale, ha sempre rappresentato un’enorme fonte di ispirazione. Da sempre affascinato da artisti come Magritte e Dalì, sono sempre catturato da immagini oniriche e da diverse visioni della realtà. In realtà, però, gli artisti che mi ispirano ogni giorno provengono dai più disparati panorami, dal design delle forme di Fabio Novembre e Alessandro Zambelli alla composizione grafica di Gideon Kiefer, non mancano riferimenti alle graphic novels di Frank Miller e, in genere, al mondo del comic.

Come nasce l’idea di una tua grafica e come poi riesci a rappresentarla?

E’ difficile spiegarlo in parole dal momento che si tratta, appunto, di un’idea che nasce e cresce nella mia testa e la cui origine, talvolta, risulta oscura a me stesso così che mi occupo per lo più di seguirla e darle spazio fino al momento che, davanti al foglio, la sento materializzarsi naturalmente e provo a rappresentarla all’interno di una cornice che tuttavia non la contiene mai in maniera definita.

Quali suono i soggetti delle tue grafiche e qual è il messaggio vuoi trasmettere tramite essi?

La gestualità. In maniera definitiva, i gesti: quelli che si compiono quotidianamente, quelli che ripetiamo costantemente ed in maniera quasi inconscia, quelli che, pur non immediato, hanno un significato più profondo. Da italiano che vive all’estero, mi trovo a confrontare ogni giorno il mio background culturale ed esperienziale con mille altri diversi dal mio e questo mi aiuta a scoprire meglio cose che realmente mi rappresentano, come una capacità comunicativa che non necessariamente si serve di parole ma di gesti, appunto, e di una certa ironia di fondo che credo sia il mezzo che preferisco per un messaggio che invita ad un po’ di riflessione critica sulla realtà che viviamo.

Le tue rappresentazioni ci piacciono tanto perché sembrano essere sempre una provocazione verso qualcosa. E’ questo il tuo intento?

Assolutamente quello l’intento J. Il tono provocatorio e sarcastico vuol richiamare l’attenzione su una determinata tematica ed, in generale, mi appartiene a livello caratteriale.

Anche la scelta dei colori non sembra casuale. Quanto questa fase incide su un tuo disegno?

La scelta cromatica non è, di fatto, mai casuale. Deriva, tuttavia, dal periodo e dalle influenze esterne: dalla moda, dalle riviste di design e dalle vetrine che vedo ogni giorno. La scelta dei colori si genera nella mia testa in un procedimento che, in realtà, prescinde dalla creazione dell’illustrazione finale.

C’è una rappresentazione a cui sei particolarmente legato?

Dal momento che, quasi sempre, l’ispirazione per ogni illustrazione nasce da conversazioni casuali intrattenute con le persone che mi circondano e dalla mia curiosità per la ricerca di un secondo significato alle cose che facciamo ogni giorno, mi trovo particolarmente legato alla rappresentazione dello strap-on nella comune attività di stendere fuori la biancheria, d’altronde non solo i panni sporchi vanno lavati!

strap-ig.jpg

Abbiamo visto che la tua passione si sta evolvendo in un’attività commerciale vera e propria. Hai sempre voluto che gli altri avessero qualcosa di tuo nelle loro case o sui loro vestiti?

Ammetto che non è mai stato quello il vero goal, ma non nego la lusinga che deriva dalla richiesta, di chi mi conosce e apprezza, di possedere una delle mie illustrazioni tra le proprie cose personali o di esporla su un capo di abbigliamento. Vediamo poi se diventa una vera e propria attività commerciale…

Quanto vivere in Belgio ti sta aiutando a stimolare la tua creatività?

Vivere in un paese tanto diverso dal mio per tradizione e cultura ed in una città come Anversa, che è vibrante dal punto di vista artistico e innovativo, mi regala nuovi e costanti stimoli aiutando a mettermi in discussione ogni giorno e a provare a definire al meglio la mia personalità al di fuori delle mie zone di comfort. E’ una sfida quotidiana, una scoperta costante: accresce tantissimo la mia capacità di eccitarmi e meravigliarmi per cose nuove e diverse.

Hai qualche progetto per il futuro?

I progetti ci sono e sono tanti, sto appunto prendendo del tempo per poter fare le cose al meglio. C’è in cantiere l’allestimento di una mostra e collaborazioni di diverso genere, vedremo!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Dal momento che credo fermamente che sia l’instabilità a stimolare al meglio la creatività, consiglio di evadere le vostre zone di comfort e mettervi in gioco più spesso. Potreste rimaner sbalorditi dal verificare di quanto siamo capaci, soprattutto in momenti difficili.

Luigi Argiuolo for Siloud

 

 

 

Sito web: www.argiuolo.com

Instagram: https://www.instagram.com/argiuolo_/?hl=it

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