InTheMusic: Palm Springs, Dorian Kite

[Indie-rap, 2018]

Palm Springs è l’anteprima del nuovo percorso musicale di Dorian Kite. Il singolo, in collaborazione con Vince e Peter White, anticipa l’uscita del primo album ufficiale.

Il titolo del brano non è altro che una città appartenente allo Stato della California, da sempre definita come un’oasi del piacere, dove le più grandi stelle della musica come Elvis Presley e Frank Sinatra hanno vissuto pace e tormenti. Si tratta, insomma, di un contesto che provoca una sensazione indistinta, circondato da un alone di beatitudine ed eccessi, argomentazioni che naturalmente portano fascino all’interno dell’animo umano, un fascino che Dorian ha deciso di raccontare con la musica.

Il sound si apre subito con un riff di chitarra che richiama molto le sonorità dei Red Hot Chili Peppers. La batteria gradualmente inizia ad entrare unendosi con il riff e portando l’ascoltatore al mood della strumentale.
Come rappresentato anche dalla copertina, l’intero pacchetto musicale sembra proprio una musicassetta ascoltata dentro una vecchia Chevrolet Bel Air. Si riescono a percepire le vibrazioni dal fascino vintage e contemporaneamente la freschezza moderna.

Il testo parte con Dorian, che per questa realizzazione ha deciso di usare flow e stile diversi da quelli dei Vince e Peter, ma che in qualche modo ricordano quelli dei suoi amici e colleghi. Tutto ciò porta una certa omogeneità di ascolto, creando di conseguenza un intero arco narrativo. L’artista ci racconta delle passioni vissute con una donna e del vento dell’estate, che sfiora fin a far suonare le corde del pathos rinchiuse nei due individui. Accade una combinazione di desiderio e sentimenti.

Successivamente è il turno di Vince, che utilizza la stessa tematica ma attraverso una scrittura più dettagliata, generando davanti ai propri occhi la donna in questione.

“Ci perdiamo in mezzo ai neon, sembrano stelle.
Costellazione dei tuoi nei sulla mia pelle.
Labbra corallo, gusto di caramelle.”

L’ultima parte raccontata spetta a Peter White, un artista che già abbiamo avuto modo di apprezzare in passato. I suoi testi non si smentiscono mai, sono parole che si trasformano in fotografie. La storia diventa un susseguirsi di immagini, un insieme di polaroid che ti porti dietro e rivivi sulla tua pelle.

Infine, l’outro dà un’ulteriore tonalità alla strumentale dove trascende il suono diventando decisamente più dance. Un parallelismo molto sottile che lega il ritornello alle varie fasi del brano: dapprima sembra fare da ‘zona di comfort’, dunque un momento di tranquillità, per poi concentrarsi sulla narrazione dei vari artisti. Nel frangente finale, invece, diventa una catapulta che porta l’ascoltatore a ballare, svuotando la mente e vivendo il momento.

La versatilità rende in Palm Springs numerose letture: nonostante sia un pezzo con scenari intimi, si può ascoltare persino all’interno di un club senza sfigurare minimamente. Un inizio con il botto per Dorian Kite.

Andate su Spotify a conoscere il viaggio di Palm Springs.

CM

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