INTERVIEW: White

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Nome: Ludovico
Cognome: Argese
In arte: White
Età: 18
Città: Orvieto
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 9
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Rap
Piattaforme: YouTube

Chi è White?

Sono Ludovico Argese, in arte White e ho 18 anni. Sono romano, ma da qualche anno vivo ad Orvieto. Nella vita sono uno studente, ma fuori dalla scuola mi divido tra il Rap e il teatro.

Come è iniziato il tuo percorso nella musica?

La mia passione per la musica nasce con Tiziano Ferro, è lui ad avermi fatto avvicinare alla musica. Devo molto anche alla musica classica che fin da bambino è riuscita sempre ad emozionarmi.

Per un periodo ho suonato la tromba e studiato la struttura della musica (solfeggio, ritmi, ecc.). Verso i 14 anni mi sono avvicinato al Rap, con Fedez, Fibra, Emis Killa e i Club Dogo.

Ho sempre scritto, ho iniziato con la poesia fino a mettere quei pensieri che mi facevano sentire “pesante” sul beat.  Ho cominciato a fare freestyle a scuola con gli amici e farlo mi è sempre piaciuto. Grazie al freestyle mi sono interessato ad Ensi e Nitro che ai tempi erano le colonne principali dell’improvvisazione. Ad oggi, per me, restano i migliori in circolazione.

Come nasce un tuo brano?

Scrivere è il mio talento. I testi li scrivo io, non mi farei mai scrivere un testo da qualcuno. Per i beat e le produzioni c’è un ragazzo, che fa parte della mia musica e che mi ha letteralmente salvato. Keyem è una persona fantastica che vive il mio immaginario con curiosità e dedizione, passo per passo stiamo crescendo e arriveremo  lontano, ne sono sicuro.

Quando scrivo è perché ho bisogno di far uscire quello che generalmente non riesco a dire. Scrivo ispirandomi alle piccolezze, magari ai pensieri, ma la mia musa ispiratrice è il perdimento. Quando mi perdo trovo la penna e questa sensazione di confusione è il mio marchio di fabbrica, molte persone lamentano la mancanza di un filo logico. Il filo logico va trovato, io ho il mio, chi mi ascolta deve trovare il suo.

“Ego” è il tuo biglietto da visita. Perché hai deciso di raccontarti tramite una canzone?

Ego è un testo che mi racconta. Sono una persona molto egocentrica, ma spesso vivo male questa cosa, perché nel mio essere l’ego è sintomo di sicurezza e troppa non fa mai bene. Racconto del mio ego e di quello che mi fa nascondere. È un testo molto intimo, ma che secondo me è comune a tutti noi.

La tua musica, in generale, è un racconto: le tue rime fluttuano sulle melodie delle tue basi. Perché hai scelto il Rap come genere per le tue storie?

Questa espressione è giusta, io fluttuo sulle melodie, lascio le parole libere e spesso tendo a personificarle, provo sempre a vivere ogni parola che scrivo.

Ho scelto il Rap perché è un genere senza filtri e questo mi aiuta molto. Il Rap è il genere per poeti stonati e ormai per me è un punto di riferimento, riesco ad esprimermi e a sfogarmi, mi basta questo.

Cosa pensi della scena Rap italiana?

In Italia abbiamo molti rapper validi, purtroppo però non sappiamo valorizzarli. Spesso trascuriamo quegli artisti che con le parole riescono a farci capire e ragionare e ascoltiamo invece troppi personaggi che mancano di idee e personalità.

“Quanti errori per la fretta di partecipare”: pensi che gli errori aiutino a crescere?

Gli errori servono, è inutile girarci intorno, ti fanno crescere e ti fortificano. Bisogna imparare dai nostri e allontanarci da quelli che fanno gli altri.

Dici di aver voglia di essere, ma non sai cosa. Cosa vuoi che gli altri percepiscano in te e in quello che fai?

Niente in particolare, vorrei solo oggettività nel pensiero.

“Spesso tende a nascondere la quantità con la qualità, il prodotto di un artista deve colpire, non piacere”: così si legge nella descrizione tuo primo video ufficiale. Puoi spiegarci meglio questa affermazione?

Sopravvalutiamo la qualità, ma quest’ultima non è sempre sinonimo di quantità. Bisogna dire e farlo con sincerità, anche a me piace un bel video o un audio impeccabile, ma questo non deve diventare un modo per escludere il contenuto.

Adesso basta la qualità per ottenere un minimo di  visibilità, però bisogna ricordare che i migliori sono partiti da zero. Se non hai niente da dire puoi passare anche gli anni a fare grandi video, ma resterai sempre una bella copertina, che però contiene solo pagine bianche. Io non comprerei mai pagine bianche, non so voi.

Sul tuo canale YouTube ci sono, al momento, 9 brani. In che modo sono collegati tra di loro?

Ogni testo è una storia diversa, non sono collegati. L’unica cosa che accomuna queste canzoni? Il microfono.

Raccontaci di più sul contest di Orvieto a cui hai partecipato! Hai intenzione di partecipare ad altri eventi simili?

Il contest mi ha fatto raggiungere una maggiore visibilità, è stato il mio primo palco, e direi che concludere la prima esperienza con una vittoria fa piacere a tutti. Sul palco tremavo, ma sono stato sostenuto dagli amici e dall’affetto dei presentatori.

È stata una bellissima esperienza, ho intenzione di fare tutti i palchi disponibili nella zona, tra qualche anno mi proporrò ad un grande programma.

A cosa stai lavorando di recente?

Per adesso mi sono preso una pausa, per ragionare sui singoli futuri e per l’album.

Fin dove sei disposto a spingerti?

Sono pronto a qualunque sacrificio per la musica, voglio fare questo. Il sogno più grande è il palco, un microfono e un pubblico. Come ho già detto, per il futuro ho intenzione di partecipare ad un grande programma.

C’e qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ascoltate la musica, perdetevi nell’arte. Non chiedetevi mai come, vivetevi ogni emozione, soprattutto differenziatevi, che per essere parte della massa c’è tempo.

White for Siloud

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