InTheMusic: Re Senza Corona, Gianni Bismark

[Rap/Trap, 2019]

Che la scena musicale romana sia in continua espansione è un dato di fatto, numerose volte l’ho sottolineato parlando di Carl Brave, Ketama e Franco126. Un panorama artistico esteso a 360°, senza alcuna barriera di stili e generi.

Di recente si sta affermando un nuovo re appartenente al contesto street capitolino. Precisamente un Re Senza Corona, proprio come è stato intitolato il nuovo album di Gianni Bismark. Il giovane rapper romano, dopo aver firmato per la Triplosette Entertainment (etichetta discografica della DPG), ha rilasciato un progetto alquanto inaspettato. Un fulmine a ciel sereno.

Il disco crea una crepa decisa e violenta sullo sfondo della nuova ondata di rap italiano. Mentre tutti si aspettavano un Gianni più ‘leggero’ per metrica e sonorità, Re Senza Corona si inserisce all’interno della voragine che separa l’hip-hop oldschool e newschool.
Il lavoro di G Ferrari nelle produzioni crea numerose letture dei brani, facendo in modo che il disco non venga omologato in una categoria specifica, bensì si possa interporre tra un pubblico più ampio.

La freschezza del flow è accompagnata da testi comunicativi, riuscendo a generare passione anche agli ascoltatori che prediligono gli storytelling nella musica. Già solo leggendo le collaborazioni contenute possiamo percepire le vibrazioni del disco. Sono presenti featuring come: Ketama, Izi, DPG, Franco126, PrettySolero e Ntò. Per me che sono un nostalgico dei CòSang, già solo vedere il nome di Ntò è un ottimo biglietto da visita.

L’album è composto da 11 tracce:

1. Rolex
2. Vita amara feat. Dark Polo Gang
3. Gianni B
4. Pregiudicati feat. Izi
5. So finiti i giochi
6. Università feat. Franco 126
7. Soldi sporchi feat. Ntò
8. Anni 70
9. Fatte furbo feat. Ketama 126 & Pretty Solero
10. Chitarra romana
11. Re senza corona

Il primo brano sprigiona forza sotto tutti i punti di vista: sound violento ed extrabeat fomentano l’ascoltatore. L’accento romano nella forma più cruda trasmette la spontaneità dell’artista, tutto impreziosito dalla chitarra nella strumentale. Il testo è una biografia personale, si comprende come la strada sia un fattore importante, partendo da essa scaturisce l’ambizione e il riscatto sociale.

Con riferimento a Vita Amara, il titolo funge da mood generale. G Ferrari realizza un sound che unito all’arpeggio di pianoforte concepisce una sorta di ballata della disperazione. La Dark Polo Gang segue il filone musicale lanciato nelle prime barre da Gianni Bismark, trovando una continuità nell’ascolto. La poca fedeltà e l’invidia sono gli argomenti di denuncia.

“Do le cose agli altri

e poi manco m’aggrada

So’ tutti invidiosi

ma mica è na gara”

Una delle tracce che mi ha mandato maggiormente in fissa è Università, il connubio artistico con Franco126 è stravolgente. Si parla di esperienze che toccano la vita di tanti ragazzi. L’artista racconta della contrapposizione con una studentessa: lui che fin da ragazzino è vissuto in strada, trascorrendo le giornate e crescendo con tanti difetti, mentre lei l’esatto contrario, stando in casa con la testa sui libri. Apparentemente due mondi diversi ma in continua attrazione, dove proprio la diversità crea l’incontro, come nei film di Federico Moccia quando il ‘bad boy’ si innamora della brava ragazza.

Il tutto si può racchiudere in poche barre:

Non m’ha cambiato nemmeno mi madre

Poi fa ‘n po’ come te pare

Le persone non vanno cambiate, ma vanno capite

Quando parlo serio scoppi a ride

Io scrocchio due dita perché ‘n so che dire.

Soldi Sporchi è il manifesto più esplicito del disco. Roma e Napoli così vicine, come se avessero mandato due soldati in guerra, Gianni e Ntò trasmetto credibilità assoluta sul beat. Le rime sono proiettili, pesanti e crude riaffiorano alla mente l’attitudine gangsta del rap. Nonostante la differenza generazionale degli artisti c’è un legame di vissuto molto simile.

Un altro gran pezzo è Anni 70. La base è un mix di cantautorato e grunge, dalle sonorità vintage. Il lavoro svolto da Zafa sulle chitarre ha aggiunto quel tocco nostalgico adatto al concept. Il brano in sé sembra un quadro che rappresenta i vicoli di Roma.

Questi sono solamente alcuni spunti di Re Senza Corona, il resto è da ascoltare personalmente per comprendere il viaggio intrapreso dall’artista. Gianni mi ha sorpreso molto, era da tempo che non ascoltavo un giovanissimo rappare ed esporre in tal modo, senza peli sulla lingua, vincoli commerciali o scelte ‘facili’.

Fa come gli pare, è forte. Sono convinto che sentiremo parlare molto di Gianni. Andate su Spotify e ascoltate questo grande album!

CM

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