InTheMusic: Spika, interview

Nome: Francesco
Cognome: Quartararo
In arte: Spika
Età: 19 anni
Città: Palermo
Nazionalità: Italiana
Album pubblicati: 2
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Rap
Piattaforme: YouTube

FOTO 2

Chi è Spika?

Sono Francesco Quartararo, in arte Spika. Sono nato e cresciuto a Palermo, ho 19 anni e faccio musica.

Spika non è un alter ego, ho sempre cercato di essere me stesso: è solo un nome d’arte che è nato per caso mentre si suonava il disco in studio. Non ha un significato così profondo o importante come si potrebbe pensare, in sostanza “spicare” in dialetto siciliano significa “crescere”, per cui mi è sembrato abbastanza azzeccato.

Raccontaci i tuoi inizi nel mondo della musica!

Ho incominciato ad appassionarmi prima di tutto alla scrittura quando ancora facevo le elementari, ricordo che avevo un block notes pieno di poesie smielate. Diciamo che in famiglia c’è sempre stata quella vena artistica, mio padre tuttora suona il piano, e questa roba mi ha influenzato molto.

Con il tempo mi sono approcciato al Rap scrivendo le prime rime sulle basi dei Cypress Hill ispirato da mio cugino più grande. Dagli 11 anni fino adesso non ho mai smesso.

Quali artisti ascolti di solito e quali tra questi ti affascinano di più?

In questo periodo ho ascoltato veramente tantissima musica, gli artisti che ascolto maggiormente sono Kendrick Lamar, Jcole, SchoolBoy Q, ho consumato quasi tutti i loro dischi. Da piccolo ricordo che ascoltavo Jim Morrison, ma comunque ho sempre ascoltato di tutto, dal rock, al soul alla musica italiana, veramente di tutto.

Oggi per fare musica cerco di essere più originale possibile o quanto meno cerco di farmi influenzare da robe che vanno al di fuori del Rap, prendendo spunti dalle varie cose che ascolto.

Non è scontato, ma nella musica ogni giorno impari qualcosa, soprattutto nella scrittura. Con il tempo riesci a perfezionare tutto il contesto, trovando la dimensione che fa per te. Io ci sto lavorando su e mi accorgo che tendo ad essere influenzato da un certo tipo di rap, per cui è lì che devo dare il meglio.

Pensi che il Rap sia il genere perfetto per chi ha qualcosa da dire?

Assolutamente penso che il Rap sia il miglior mezzo per comunicare qualcosa, qualsiasi cosa. Mi sono appassionato al genere perché parlava la mia stessa lingua. Ho capito subito che dovevo fare quello.

Quanto la tua città influenza ciò che fai e il modo in cui lo fai?

Palermo è sicuramente parte integrante dei miei testi, in ogni canzone mi viene naturale far riferimento alla città che mi ha cresciuto. Sono abbastanza legato alle radici e credo che non lascerò mai la mia terra.

Ho imparato ad apprezzare Palermo e fidati che crescendo in periferia con un solo autobus di linea che non passava neanche ci veniva molto difficile apprezzarla, anche perché essendo più piccoli c’erano altre priorità e volevamo solo divertirci.

Crescendo ho saputo dare valore alle piccole cose. “Viva paliammu e santa rosalia”.

Le tue strofe fanno viaggiare, tutti ne restano colpiti. Scrivi personalmente i tuoi testi?

Intanto grazie, ho sempre scritto io i miei testi e continuerò a farlo.

In ogni canzone cerco di raccontare quello che vivo e di metterci spesso del personale, dipende dall’atmosfera che crea la strumentale. Può capitarmi di scrivere delle robe solo per prendersi bene.

In ogni caso il messaggio che cerco di dare ai ragazzi della mia età è quello di credere nei propri sogni e di portare avanti i propri ideali, sempre.

Come realizzi i tuoi pezzi?

Quando scrivo non lo faccio mai per caso. Di solito tendo ad isolarmi dal resto, adesso che sono riuscito ad assemblare un piccolo studio a casa mia riesco a lavorare alla musica facendo quello che mi va in quel momento.

Molti dei miei brani sono nati in studio, a volte scritti in un giorno e registrati, altri dove ci ho impiegato anche delle settimane.

Da un po’, sto lavorando con Dj Taz, un producer della vecchia guardia palermitana, che tra l’altro ha prodotto PalermoVille, il nuovo singolo. Abbiamo unito il suo background con quello che negli anni ho assimilato musicalmente. Abbiamo fatto quello che ci piaceva.

Tra tutti i tuoi testi, qual è la frase che più ti rappresenta?

Credo che quasi tutti i miei testi mi rispecchino, ma le frasi che più mi rappresentano sono: “Quale giustizia? Qui non esiste, il vero giocatore è chi resiste, suono top sulla top, barre e miste, grazie ma per il flow e tutte le rime” e “Mio pà le grate le ha viste, ora non è grato a nessuno, non dice grazie e resiste, saluto la piazza e le giuro”. Ce ne saranno altre mille, ho scritto la prima roba che mi è venuta in testa.

Tra i tuo pezzi, invece, qual è quello a cui sei più legato?

Un brano a cui sono attaccato molto è Cosa Pensi, l’ho scritto in un periodo in cui mi sono successe diverse cose, ho conosciuto i miei artisti preferiti, ho suonato su diversi palchi, conosciuto gente nuova e fatto esperienza. Credo che quel brano racchiuda tutti questi momenti. Ci siamo messi alla prova.

A cosa stai lavorando di nuovo?

Magari quando sarà uscita quest’intervista il nuovo singolo sarà già fuori: PalermoVille è un brano dove ho sperimentato molto e la nuova roba sarà indirizzata verso quel tipo di attitudine.

PalermoVille, oltre ad essere il titolo del singolo, è più che altro un immaginario, una dimensione che può rappresentarti, che tu sia di Milano o di Napoli.

Questa è la linea che stiamo seguendo: fare buona musica e creare qualcosa di nostro.

Chi ti supporta in questo percorso?

Ho sempre avuto il supporto di mio padre e di mia madre, questa è una cosa di cui vado fiero. Del resto, i miei primi fan sono stati gli amici, anche grazie a loro ho capito che la roba funzionava, quindi li ringrazio.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Yeah, grazie per non avermi fatto le solite domande e di aver affrontato il tema seriamente. Respect, a presto!

Spika for Siloud

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