InTheMusic: No(w) Future, Jesus Franco and The Drogas

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La non-soggettività nella scelta delle collaborazioni è ciò che più di tutto ci ha spinto a collaborare con questo team, essendo d’accordo che il talento prescinda dai propri gusti.

Oggi vi parleranno di “No(w) Future”. Enjoy!

NO(W) FUTURE

Artista: Jesus Franco and The Drogas
Album: No(w) Future
Genere: Rock

JFTD 1Dopo tre anni di silenzio discografico tornano i Jesus Franco and The Drogas, che del silenzio sono l’antitesi: il loro è un rock’n’roll transgender, quintessenza dell’american sound fatto di chitarre infuocate, sudore, sporcizia e una psichedelia oceanica e abrasiva, figlio bastardo di Stooges, Red Crayola, Cows e Cramps.

Dopo l’acclamato “Alien Peyote” (Bloody Sound Fucktory 2014) e l’EP “Damage Reduction” del 2016, “No(w) Future” rappresenta il ritorno sulle scene del quartetto anconetano, tra i più longevi rappresentanti della scena noise rock del centro delle Marche.

Il sound della band mantiene la consueta carica psichedelica, sebbene più cupa e oscura rispetto al passato: una furia emotiva e un sound potente e aggressivo, rock contaminato di psychedelia, garage-punk, stoner e noise, un tir in faccia ai tempi che corrono fatti di apparenza e maschere vuote, come spiegano efficacemente le parole del frontman JFTDAndrea Refi: “No(w) Future rappresenta il presente, la realtà che stiamo vivendo oggi come esseri umani. Vuole essere anche un richiamo al concetto di No future della scena punk originaria che vedeva nel 1984 (vedi George Orwell) la fine della società come la intendiamo noi. In realtà oggi stiamo ben peggio che nel 1984, la musica ormai è morta, viene proposta solo come una merce vuota tramite i talent show che si prefiggono in realtà di inibire il cervello delle giovani generazioni per renderle innocue consumatrici di un prodotto come tanti. La musica – nel passato autentico pericolo per l’establishment e l’ordine costituito – è ormai alla stregua di cibo per cani nonostante i bei ricami finto-filosofici che ci propinano gente come Paola Maugeri e i merdaioli “cover-men” Rockin’1000 che rifanno in mezzo ad un prato, con un sorriso ebete in faccia neanche fosse il loro compleanno, un pezzo dei Foo Fighters uscito 22 anni fa. Nonostante questo noi rimaniamo fermi, resistenti e convinti nella nostra posizione, in compagnia di Corrado Guzzanti travestito da Romano Prodi, pronti a colpire quando meno te lo aspetti”.

Acufene. Il ronzio alle orecchie quando in giro senti una marea di luoghi comuni e vorresti diventare sordo per evitarti le cazzate gratuite.

No Talent Show. La fine della musica come messaggio di non allineamento al sistema. Solo degli imputati hanno bisogno di una giuria, e la nostra più grande colpa è quella di non aderire alla lotta armata.

Right or Wrong. Oggi vogliono stare tutti dalla parte giusta, la musica non dice più NO ma solo sì: alla moda, agli occhiali firmati, ai soldi come salvezza personale anziché per la propria comunità. Se questa è la parte giusta, meglio essere dalla parte sbagliata della storia come Sam Peckinpah o il Mullah Omar.

Some People. Ci sono alcune persone che con le loro capacità mentali darebbero il loro meglio all’interno di un Gulag siberiano. Questa canzone è un auspicio che la cosa si realizzi quanto prima.

Blast-O-Rama. Nonostante le serie tv, Netflix e compagnia bella non c’è modo migliore di spendere il tempo che con gli amici ad un concerto, con birra a fiumi e belle ragazze intorno. Restiamo umani almeno nel fine settimana.

Brain Cage. “Per cambiare veramente in meglio, il nostro più grande limite è la nostra testa”. Questa è la preghiera che ha scritto per noi il Maharishi Yogi in India nel 1967, mentre stava praticando un fist-fucking alla generosa Mia Farrow durante un’orgetta coi Beatles e quello sfigato alto dei Beach Boys, di cui non ricordo il nome, che era un “mangiapane a uffo” sulle spalle di Brian Wilson.

Wake Up. La speranza è l’ultima a morire. Wake Up è la volontà di andare avanti, svegliarsi da questo torpore ipercinetico che è la realtà che viviamo tutti nell’Occidente “libero di consumare”, ma che ci fa perdere di vista le cose importanti della vita, come cospargere Red Ronnie (c’è chi ha il coraggio di chiamarlo critico musicale, pagheranno caro, pagheranno tutto) di pece e impiumarlo come facevamo ai bei tempi dei furti di bestiame in Arkansas. Maledetta ferrovia.

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