INTERVIEW: EatDifferent

Siloud nasce con l’intenzione di diventare un nome associato alle cose che piacciono, che sono belle e che devono essere conosciute ad ogni costo.
“Qual è il prossimo artista che devo ascoltare? E la mia prossima lettura? Non so dove andare in vacanza o come ristrutturare casa, chi mi aiuta?”
Noi vorremmo essere la risposta a tutte queste domande e proprio per questo abbiamo sentito necessario crescere e darvi qualcosa di più. Con oggi comincia una nuova collaborazione con i ragazzi di EatDifferent che sapranno consigliarci i locali e i cibi giusti per ogni occasione e in ogni città.
Non perdetevi quello che hanno da dirci!

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Ciao ragazzi, vi abbiamo scoperto quasi per caso ma siamo rimasti subito affascinati dalle vostre foto e dal modo in cui avete deciso di parlare di cibo, così oggi abbiamo deciso di farvi qualche domanda per conoscervi meglio. Raccontateci di più su di voi!
Ciao a tutti. Volevamo innanzitutto ringraziare lo staff di SILOUD per averci dato la possibilità di parlare di noi e di quello che facciamo, per averci scovato nello spazio sempre più affollato della rete e per aver speso un po’ del loro tempo a leggere quello che abbiamo da dire. E ora le presentazioni. Dietro EatDifferent  si cela una coppia di amici golosi ed affamati, Marianna e Pasquale. Ma andiamo per ordine, che ovviamente vuol dire prima le donne.
Mi chiamo Marianna, ho 22 anni e vengo da Mercato San Severino, in provincia di Salerno. Studio Scienze della Comunicazione all’università di Salerno, e gioco a pallavolo a livello professionistico da quando ho più o meno 17 anni, cosa che mi ha portato a vivere ogni anno in una città diversa, ad allacciare rapporti con persone sempre nuove, ma soprattutto, ad ampliare le mie conoscenze culinarie su piatti tipici e locali da non perdere. Sono un’inguaribile golosa, sarei capace di passare giornate intere buttando giù solo torte, gelati e chi più dolci ha più ne metta. Le persone tendono a sottovalutarmi, ma chi mi conosce bene sa che non scherzo, che portarmi a mangiare può diventare dispendioso e che ho l’asticella della sazietà sensibilmente spostata sull’illimitato.
Io sono Pasquale, ho 27 anni e anch’io vengo da Mercato San Severino. Ho conseguito da poco più di un anno la laurea magistrale in Consulenza e Management e ad oggi lavoro presso un’azienda farmaceutica come addetto alla gestione di ordini, clienti e magazzino. Anch’io sono uno sportivo, vicino alla pallavolo come assistente allenatore e appassionato di podismo, attività che pratico regolarmente durante la settimana con gare e competizioni incluse.  Amo i dolci, specialmente quelli fatti in casa, ma amo il cibo più in generale, è l’unica cosa alla quale non saprei mai dire di no.
È la pallavolo che ci ha fatto conoscere, ormai parecchi anni fa, ed è la passione incondizionata per il cibo che ci ha avvicinato e condotto a quella che oggi è la nostra pagina.

La vostra pagina Instagram @eat_different_ farebbe venir l’acquolina in bocca a chiunque. Come è nata l’idea di creare “Eat different”?
EatDifferent è nata per gioco, e per liberare le memorie dei nostri cellulari dalle centinaia di foto di cibo che si accumulavano quotidianamente. Abbiamo sempre seguito sui social i grandi foodblogger della zona, letto le loro recensioni, seguito i loro consigli su dove e cosa mangiare; ci siamo affezionati, per così dire, a persone che non avevamo mai visto ma che allo stesso tempo ci sembrava di conoscere da tempo. Abbiamo sempre invidiato la famigliarità, la sintonia e i legami che questi personaggi pubblici riuscivano a creare con il loro pubblico. Così un giorno, dopo un esame all’università, ho proposto a Pasquale di farlo anche noi, di creare una nostra piccola guida  culinaria dei posti in cui eravamo e in cui saremmo stati. E così è nata EatDifferent.

Abbiamo notato che vi piace girare per il mondo e ed entrare nei locali più disparati. Utilizzate delle app per scoprirli o seguite il vostro istinto?
Come ho detto prima abbiamo sempre seguito i foodblogger più affermati nel tentativo di emulare le loro imprese, quindi la scelta dei locali da testare molte volte è ricaduta su esperienze da loro vissute. Altre volte invece ci siamo lasciati guidare dal nostro istinto, o dal nostro naso, fiutando gli odori e i profumi più buoni cercando di captarne la provenienza. I social, in queste ricerche, sono una risorsa fenomenale, sono in grado di aprirti mondi che nemmeno pensavi esistessero; ma restiamo sempre dell’idea che la risorsa umana sia quella da privilegiare e custodire al contempo. Chiedere alle persone per strada, agli abitanti della zona, è il modo migliore non solo per raggiungere quei posti che sono fuori dai tradizionali itinerari turistici, ma anche per capire fino in fondo i gusti e le tradizioni delle persone alle quali vorremmo amalgamarci. Ogni volta che qualcuno ci chiama felice perché ha scoperto un ristorante buonissimo e vuole condividerlo con noi, è una gioia immensa, perché sentiamo apprezzato il lavoro che sta dietro ad ogni nostro post.

 Qual è stata la vostra esperienza culinaria più affascinante? C’è qualche luogo che ricordate con piacere per il suo cibo?
Da quando è iniziata la nostra avventura con EatDifferent sono stati tantissimi i locali a cui abbiamo fatto visita, insieme o anche da soli, abbiamo partecipato a diverse serate di inaugurazione o di presentazione di nuovi menù, siamo stati in Italia e all’estero, in città e regioni differenti. Ma penso che nessuna esperienza possa farci provare le stesse emozioni di quando scesi dalla metropolitana di Napoli, ci si immerge nel sua vita caotica e rumorosa, tra fragranti risate, colori luminosi, e profumi inebrianti. Goethe disse « Vedi Napoli e poi muori » per noi è ‘Vedi Napoli e poi ingrassi’ perché non c’è modo di non farsi trasportare e coinvolgere dall’aria che si respira tra le sue strade, ed è un’aria che sa di buono: sa di taralli appena sfornati; del ripieno di crema delle sfogliatelle; di pizza, in tutte le sue varianti, che sia fritta, ripiena, a portafoglio; di polpette di melanzane che sono appena uscite dalla friggitrice; di caffè, perché buono come lo fanno a Napoli non lo fanno da nessun’altra parte; della pasta patate e provola che ha fatto la signora al piano terra. Saremo di parte, ma per noi Napoli è tutte queste cose buone.

Quando si parla di cucina inevitabilmente c’è il piatto preferito ma anche quella cosa che proprio non piace. Voi come vi comportate? Siete aperti ad assaggiare anche le cose più disparate o preferite mangiare solo cibi che siate certi vi piacciano?
Siamo cresciuti all’interno di famiglie in cui il cibo non è soltanto una forma di sostentamento, qui al sud non si mangia per vivere. Il cibo è un aggregante, è qualcosa che tiene unite le persone, è una scusa per stare insieme e per volersi bene. In un contesto del genere è difficile pensare al cibo come a qualcosa che può non piacere. Ovviamente crescendo ognuno matura le sue idee e preferenze, ma siamo dell’idea che non si possa dire che una cosa non piace se prima non la si ha assaggiata. Quindi si, ci piace assaggiare le cose più disparate, anche quelle più impensabili.

La cucina è una cultura vera e propria e in quanto tale nel corso degli anni si evolverà.Cosa pensate porteremo in tavola tra 50 anni? Solo insetti e sushi o la pizza, gli hamburger e gli spaghetti resisteranno?
Rispettiamo tutte le culture e le tradizioni. Ovviamente, come abbiamo già detto, ci sono delle cose che piacciono di più e altre che piacciono meno; ci sono sempre state e ci saranno sempre, le preferenze. Ma il patrimonio di una nazione andrebbe preservato e curato, qualunque esso sia. Sicuramente le nostre cucine stanno diventando sempre più multietniche e cosmopolite ma un conto è l’apertura verso il diverso, un conto è annullare la propria identità. Sono cose che coesisteranno sempre di più, forse, poi ognuno potrà scegliere liberamente in base ai propri gusti.

Se vi piace la cucina sicuramente avrete uno chef o un locale preferito. Potete rivelarcelo o preferite lasciare indovinare i lettori?
Quando sei bambino certi ricordi, certe emozioni, ti rimangono dentro un po’ più impresse, un po’ più forti. E non importa quante esperienze simili vivrai nel corso della tua esistenza, resterai sempre, inevitabilmente, legato a quelle come a qualcosa di speciale e di unico. Potremmo continuare a provare le prelibatezze dei migliori chef del mondo, dei ristoranti stellati, di quelli più rinomati e riconosciuti dagli accademici e dal pubblico, ma niente e nessuno potrà mai avvicinarsi a quando la domenica mattina ti alzavi e c’era già il sugo che “pappitiava” nella pentola e che emanava un profumo da capogiro in tutta la casa, nessun piatto stellato ti farà provare le stesse emozioni di quando ti avvicinavi alla pentola di soppiatto e pucciavi la fetta di pane nel sugo caldo e saporito. Dite quello che volete ma la cucina della Nonna e della Mamma non la batte nessuno. Loro sono e resteranno per sempre i nostri Chef preferiti.

Giunti a questo punto una curiosità sorge spontanea: vi piace solo mangiare o vi dilettate anche ai fornelli?
A mangiare siamo bravissimi, questo è ovvio, però cucinare, quella è un’altra cosa. La cucina è una cosa seria e non va presa sottogamba. Quindi siamo consapevoli che abbiamo tutto ancora da imparare. Ogni tanto ci dilettiamo ai fornelli, ci piace cimentarci nella realizzazione delle ricette tradizionali, ovviamente quelle della nonna, e ad essere sinceri i risultati non sono neanche poi così disastrosi. Però la nonna ti dice ‘un pizzico, una punta, un pugno, quanto basta’ e tu vorresti quantificare, ma già sai che è impossibile, quindi capite che i piatti non hanno proprio lo stesso sapore.

Sui social non passate di certo inosservati. Che rapporto avete con questi e quanto li ritenete fondamentali per la vostra passione?
Crediamo che i social siano uno strumento impressionante, hanno un potenziale stratosferico, permettono di raggiungere milioni di persone in pochi secondi, di superare le distanze e di scavalcare tutti i confini. Ma sono un’arma a doppio taglio. Se non uniti alla consapevolezza, ad un’elevata capacità di giudizio e di discernimento  di ciò che è vero da ciò che non lo è, allora potrebbero rivelarsi degli strumenti di assoggettamento, di dominio sulle masse. Bisogna sempre essere consapevoli che in ogni ambito, anche il più effimero, ci sono in ballo interessi economici, sociali, politici, e che siamo costantemente sottoposti a messaggi che vogliono presentarci un determinato prodotta come il migliore possibile, sta alla nostra capacità di giudizio capire che non è sempre tutto ora ciò che luccica. E noi con EatDifferent cerchiamo di abbattere quel muro che separa l’apparenza dalla realtà: vogliamo offrire ai nostri ‘followers’, ai nostri lettori, un’immagine chiara, realistica, oggettiva di ciò che descriviamo. Non abbiamo niente da vendere, nessun interesse in gioco se non quello che offrire un’esperienza autentica vissuta per davvero sulla nostra pelle. Ed è quello che noi consideriamo il nostro valore aggiunto, non ‘promuoviamo’ (se così potremmo definire la nostra azione) un locale o una pietanza, per trarne dei profitti personali. Quindi si, i social sono importantissimi, perché senza le persone non avrebbero modo di conoscerci, o meglio, non lo avrebbero come attraverso il loro utilizzo gli viene consentito, ma è importante essere consapevoli che dietro le foto c’è molto, molto di più.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?
A parte ringraziarli per seguirci sempre, per interessarsi a ciò che pubblichiamo e per interagire con i nostri contenuti, beh non potremmo aggiungere altro. Per chi non ci seguisse dico, seguite EatDifferent, vi prometto che non ve ne pentirete, perché  le persone mentono, il cibo invece no!

EatDifferent for Siloud

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