INTERVIEW: RUDE

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Nome: Leonardo
Cognome: Tammaro
In arte: Rude
Età: 18 anni
Città: Viterbo
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 8
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Rap, Hip Hop
Piattaforme: YouTube

Rude

Chi è Rude?

Rude è un ragazzo di 18 anni che ha deciso di mollare la scuola. Non ho mai frequentato un istituto di scuola superiore, ho preso la terza media e ho mollato per dedicarmi alla musica 24 ore su 24. Ho avuto una vita scombinata, piena di traslochi e viaggi senza mete nella speranza di un benessere sia economico che morale.

Perché il nome “Rude”, da dove viene fuori?

Rude nasce fin dall’inizio del mio percorso musicale. Il mio cognome “Tammaro” deriva dalle zone partenopee ed è simile a “tamarro”: è proprio Rude la mia parte rozza e tamarra che, a parte nel mio vestiario, la ritrovate solo nella musica. Aldilà di ciò sono una persona tutto tranne che tamarra.

Raccontaci dei tuoi inizi con la musica!

La mia attività inizia nel 2015, ma i miei pensieri sono iniziati molto prima, solo che ero piccolo e mi limitavo a mettermi le cuffiette, premere play e far finta di riempire palazzetti con coreografie assurde e la gente che mi acclamava mentre rappavo. Purtroppo, però, rappavo i pezzi di altri rapper non avendone di propri.

Un giorno mi accorsi che non potevo più stare su quel letto ore e ore a fantasticare, dovevo staccarmi da lì e iniziare a far qualcosa che mi avrebbe portato a riempire veramente un palazzetto con coreografie stupende e gente che mi acclamava cantando i miei versi insieme a me. Circa un anno fa iniziai a fare sport di combattimento tra cui la boxe, mi sfogava molto avendo avuto un sacco di problemi nella mia vita, prendere a pugni quel sacco scaricava ogni tensione e frustrazioni che con il tempo si era accumulata in me: il rap, riesce a fare la stessa cosa, anzi molto di più.

Cos’è il Rap per te?

Nei miei testi non parlo di strada perché non l’ho vissuta, anche se da bambino ho avuto un’infanzia abbastanza street, eravamo dei piccoli vandali e facevamo cose che non sto a dire, l’unica cosa che dico è che a 10 anni io e un mio “fratello” tornammo a casa con la polizia per atti vandalici, da lì capì che nonostante nessuno sia padrone di questo mondo non potevo fare tutto ciò che mi pareva.

A quei tempi ascoltavo i versi di Emis Killa, Fabri Fibra, Club Dogo, ecc.. Iniziai ad immagazzinare una cosa importante, cioè che con la musica puoi fare quello che vuoi e quindi diciamo che l’inizio del mio accostamento è stato proprio questo. E per me il rap vale più di ogni cosa. POSSO FARE QUELLO CHE VOGLIO.

Come ti sei avvicinato a questo genere e quali sono gli artisti che influenzano maggiormente ciò che fai?

Ascolto più roba americana che italiana per il semplice fatto che i suoni che fanno lì sono del tutto diversi da quelli italiani: non sto dicendo che in America sono migliori, ma semplicemente diversi. Mi piace il rap italiano e lo trovo molto più difficile di quello americano. però quando sento un Tyga che rappa, un Lil Uzi Vert che enfatizza bene il beat o un Ghostmane che è praticamente il Marylin Manson del rap mi viene voglia di voler farlo anche io. Attenzione, senza copiare!

Cosa ne pensi della nuova scena Rap/Trap?

Penso che sembrano usciti da una stampante lasciata accesa per una notte intera, ci sono pochi che si distinguono veramente. Non condivido la fama di certi trapper e tanto meno condivido il fatto che sei bravo e spacchi se sei pieno di firme addosso. Il rap è nato per una lotta contro la miseria e la società e per dire spudoratamente tutto ciò che i potenti fingevano di non vedere. Adesso fanno quasi tutti schifo.

Di cosa parlano i tuoi testi?

I miei testi raramente hanno un concept ben preciso, faccio sempre un mix di quello che mi passa per la testa parlando del più e del meno. Gione è il mio socio con cui tre anni fa iniziai a collaborare per gioco ma che ormai è praticamente il mio unico e solo producer. Entrai nel suo studio che non sapevo nulla di nulla, avevo già inciso una traccia che faceva schifo, fuori tempo e con parole scandite male. Gione vedeva un piccolo fuoco in me che piano piano con il tempo entrambi ci stiamo rendendo conto che sta per diventare un incendio e quando uscirà il mio primo album già sappiamo che ci sarà l’inferno in me e nei suoi beat. Devo tanto a lui, è l’unico che ha creduto veramente in me fin dall’inizio.

Abbiamo visto che hai dedicato un brano a Viterbo. Cos’è che ti lega di più alla tua città?

“Viterbe freestyle” è un pezzo a cui ho lavorato in maniera molto soft, abbandonavo il progetto per poi riprenderlo un po’ come con la città stessa: a 11 anni mi sono trasferito, però non riuscivo a distaccarmi totalmente dalla mia città e quindi appena potevo mi prendevo il pullman (senza biglietto perché non avevo i soldi) e tornavo in patria da mio zio e dai miei amici. Nello stesso modo è nata la traccia, un po’ per volta con molta calma ho voluto raccontare quello che è con i suoi negozi, movimenti e quant’altro.

Tra i tuoi pezzi, c’è una frase che ti rappresenta di più?

Tra i miei pezzi no, ma tra le mie bozze sì e presto utilizzerò questa frase in un pezzo. “Non ascolto la parola del signore gli dico di stare zitto”: mi rappresenta perché mi sento uno spirito libero, senza limiti, dove voglio arrivo e nessuno può dirmi cosa devo e cosa non devo fare, me la vivo secondo le mie filosofie e di certo non potrà mai essere una cosa che non esiste a farmi percorrere la mia vita, ma anche se esistesse veramente un dio, non lo ascolterei comunque. Mia madre e mio padre sono le mie persone sagge, se devo seguire dei consigli ascolto solamente i loro.

Quali progetti hai per il futuro?

 Io ed Emanuel Ionescu (Gione, il mio producer) c’eravamo posti un obbiettivo un paio di anni fa: organizzare un contest freestyle che funzionasse e che ci avrebbe dato modo di conoscere la piccola ma grande scena viterbese. Così accadde un anno dopo la nostra pensata, la notte del 15 dicembre 2018 abbiamo organizzato un vero contest in un piccolo locale sopra al Riello, con mio fratello Gione in console e 50 persone che facevano tanto di quel casino che sembravano 200. E’ stata una serata memorabile. Ho fatto il Marracash della situazione e alla gente sono e siamo piaciuto, è stata una soddisfazione grandissima e spero che in futuro si ripeta. Ecco, questi sono i nostri progetti futuri e, ripeto, oltre al mio album che farà l’inferno!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ringrazio di cuore Siloud per avermi dato l’opportunità di esprimermi al di fuori della musica. Ho visto che fate molto per gli artisti ed è grazie alla vostra divulgazione e allo spazio che mettete a disposizione se qualcuno viene ascoltato e riesce esprimersi.

Rude for Siloud

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