InThe Movie: Con Andrea Carpenzano la nostra generazione ha trovato un campione

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Abbiamo scoperto Lorenzo e il suo blog quando eravamo alla ricerca di grandi penne che ci parlassero di Cinema e Film: non potevamo trovare di meglio! Ironico, pungente, sempre sul pezzo, ci terrà compagnia con i suoi articoli.
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Con Andrea Carpenzano la nostra generazione ha trovato un campione

«Avevo pochissimi rapporti con il cinema: mi piaceva montare, e guardavo i vari Pasolini, Scola, Harmony Korine e il Grande Fratello. Fino a qualche tempo fa la mia vita era questa: mi svegliavo, guardavo uno dei film che ho citato a rotazione, uscivo, cominciavo a bere, tornavo a casa, guardavo il Grande Fratello e andavo a letto. Sono fan del Grande Fratello: tutte quelle dinamiche bellissime e rassicuranti di personaggi assurdi ed eventi che sai che devono succedere mi divertono, è uno specchio della società.» (da un’intervista a Vice)

Andrea Carpenzano ha ventiquattro anni ed è uno dei migliori talenti della sua generazione. Negli ultimi anni, il cinema italiano – che, è il caso di dirlo, sta vivendo da quasi un decennio esaltante, uno dei momenti più straordinari della storia: peccato manchi un pubblico disposto a seguirlo – ha proposto una nutrita serie di facce, corpi, caratteri, complice l’attenzione alle storie di periferia, ai racconti di formazione, alle narrazioni giovanili. Un rinnovamento che non è solo un ricambio strumentale ma l’espressione di un preciso universo fatto di eterne malinconie e mentalità global, coscienza della crisi socio-economica e sentimento della speranza, capacità di adattarsi ai generi e adesione ad un preciso orizzonte culturale.

Non è la generazione di Luca Marinelli e Alessandro Borghi, per fare due nomi maschili, per quanto Non essere cattivo sia un film fondamentale per comprendere questa fase, o di Greta Scarano e Silvia D’Amico. Ci riferiamo ad altri attori, perlopiù non ancora trentenni: da Filippo Scicchitano (Scialla!) a Sara Serraiocco (Salvo, In viaggio con Adele), e poi Matilde Gioli (Il capitale umano) e Matilda De Angelis (Veloce come il vento), passando per Daphne Scoccia (Fiore), Simone Liberati (Cuori puri), Pietro Castellitto (La profezia dell’armadillo), Guglielmo Poggi (Il tuttofare) fino alle gemelle Angela e Marianna Fontana (Indivisibili) e Alessio Lapice (Il primo re).

Un gruppone affollato, in cui qualcuno ha raggiunto la giusta notorietà facendo convergere il percorso verso la maturità artistica con una scaltra presenza sui social (Da Angelis, Gioli) e qualcun altro cerca ancora il proprio posto nel mondo, com’è giusto che sia. Carpenzano, tuttavia, ci sembra quello che con coerenza e accortezza ha conseguito i risultati più omogenei e esemplari: quattro film e una serie tv in tre anni, un astuto compromesso tra l’esposizione (leggi: il consumo) della sua immagine e l’oculatezza di scelte non banali, nessun vero successo di pubblico ma l’arruolamento nella pattuglia dei testimonial di Gucci.

Dopo l’esordio ne Il permesso – 48 ore fuori di Claudio Amendola, diventa protagonista di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, condividendo la scena con l’ultraottantenne Giuliano Montaldo. È qui che Carpenzano, in un ruolo che sembra arrivare da Ovosodo, dimostra una simpatica duttilità, riuscendo a far collimare, in questo ragazzo alla ricerca di punti di riferimenti, la commedia insita alla commedia romanesca con la malinconia della sua maschera emaciata. Tutta la tragedia mitigata dal sorriso esplode ne La terra dell’abbastanza, clamoroso debutto dei gemelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, dove, instaurando una tensione molto bromance col feroce e fragile Matteo Olivetti, folgora per la graduale, tenebrosa sottrazione con cui mette in scena un personaggio troppo giovane per non essere fino in fondo adolescente e troppo grande per continuare a perseverare nel crinale tra subalternità ed emancipazione.

Torna alla commedia ne Il campione, esordio di Leonardo D’Agostini, in cui – ancora una volta in tandem con un altro attore, in questo caso Stefano Accorsi – continua ad intercettare il dolore dentro la commedia, interpretando un calciatore intemperante come Balottelli e imperiale al pari di un piccolo Totti, un altro orfano in cerca di riscatto, disperatamente bisognoso di sentire un amore che sia perlomeno sincero. Ecco, forse sta proprio qui la peculiarità di questo attore magro e slanciato, elegante senza essere affettato, dal fascino antico e dolente, col sorriso fiducioso e un attimo dopo sconsolato di chi sa di doverne vedere ancora tante.

Lorenzo Ciofani for Siloud

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