InTheMusic: Oyoshe & Dope One, interview

Oyoshe & Dope One 2Oyoshe e Dope One sono due rapper e producer napoletani. Già celebri nell’ambito rap/underground, vantano collaborazioni non da poco: Clementino, Ensi e 99 Posse sono solo alcuni dei nomi ai quali i loro si sono affiancati.

Oyoshe&Dope One.pngIl 29 aprile 2019 è stato pubblicato Iceolator, il primo album ufficiale insieme dei due rapper. Lo stile classic è la linea comune a tutto il loro progetto, tramite il quale i due vogliono raccontare qualcosa di vero, di reale, di concreto. Le rime sono il loro avvertimento, chi ascolta i loro pezzi è quasi costretto a restare a pensare su ciò che hanno da dire.

Da poco è stato pubblicato su YouTube il video ufficiale di Napoli spara, singolo estratto proprio dal loro progetto Iceolator. Il videoclip è stato prodotto dall’etichetta indipendente 4Raw City Sound con la direzione esecutiva di Marco Iappelli (general manager 4Raw City Sound) e di Real Baloo. La regia del video è stata affidata alla Black Diamond Agency.  Il video racconta del doloroso contrasto tra l’innocenza e la violenza che prende forma negli occhi  di un bambino che  punta una pistola giocattolo, pronto a premere il grilletto. L’infanzia e la morte sono elementi che si alternano e si mescolano, camminano per mano fra le difficili strade di  Napoli.

Le varie immagini che si susseguono nel video vogliono sottolineare che il Rap può ancora oggi essere denuncia sociale e simbolo di resistenza. non a caso, il pensiero dei ragazzi è quello che segue:

“La forza di denunciare viene dalla speranza del cambiamento  rappresentato dalla purezza dei più giovani che è l’unico vero argine che impedisce alla criminalità di invadere le nostre anime, l’unico timone in grado  di invertire la rotta.”

 

L’uscita di Iceolator e la pubblicazione del video Napoli spara sono stati la giusta occasione per mettere a confronto i punti di vista di Oyoshe e Dope One e anche per conoscerli meglio.

Nome: Vincenzo
Cognome : Musto
In arte: Oyoshe
Età: 28
Città: Napoli
Nazionalità: Italiana
Album pubblicati: Bring Da Noise 2 (SOULSPAZM,2011, USA), Rotto & Sporco (BM RECORDS 2012,ITA) con i Broke N Spuork(oyoshe&dekasettimo), Stand Up (FULL HEADS 2014,ITA), Bring da noise 1 (2008) Oyoungers con Oluwong, Cianuro Mixtape v1, Materiale Mixtape, Wazabestrap, ecc.
Periodo di attività: dal 2002
Genere musicale: Hip Hop, Elettronica & more

Nome: Ivan
Cognome: Rovati De Vita
In Arte: Dope One
Età: 34
Città: Napoli
Nazionalità: Italia
Album pubblicati:  Equalizer con il producer Oluwong (ammontone prod), Dopera (Jesce Sole), Armageddon con Clementino & Oluwon, NAPOLI PISA WORLDWIDE (Dope One e Herrera), Scienze Soterranee "Scienza e Coscienza" (UNDERGROUND SCIENCE NAPLES), ecc.
Periodo di attività: dal 1994
Genere musicale: Hip Hop

Oyoshe & Dope One

Chi sei?

O: Sono Vincenzo Musto, nato nel 1991 a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta. Mi reputo un creativo a 360 gradi. L’arte è la mia piattaforma di identificazione. Ho iniziato con i disegni da molto piccolo ad esprimere quello che avevo in testa, anzi credo di aver iniziato con l’arte molto presto, perché subito dopo il disegno è arrivata la passione per la ricerca e l’ascolto musicale, fino a trovare un’occasione che mettesse insieme la voglia di giocare di un bambino unita ad una ricerca spasmodica della conoscenza quando scoprii che con la mia playstation si potevano fare basi musicali (essendo sprovvisto di un computer), creando sottofondi di vario genere dove cantarci strofe sopra, per poi registrare il tutto con un walkman attaccato alla tv.

Vivo a Napoli, ma negli ultimi anni 10 anni ho autonomamente portato la mia musica in giro, fino a fare base nel luogo dove sono nato, con quello che è ora il nostro studio e label ufficiale che si trova nella sede Blu Club a Napoli, con il mio socio Marco Iappelli, persona che crede fermamente in noi, supportandoci ed investendo con noi nei nostri sogni e nelle nostre capacità.

D: Sono Ivan Rovati De Vita. Faccio il rap dal ’94, nato e cresciuto a San Giorgio a Cremano (NA), ma ho visto natali in differenti periferie della mia città come Forcella, San Giovanni a Teduccio e tante altre. La prima volta che ho impugnato un microfono ad una jam e stato allo Skillz Detector nel ’97 a Napoli, a Officina 99, cimelio storico dei centri sociali. Nella vita, oltre alla musica, c’è la cucina, infatti sono uno Chef professionista.

 Qual è il significato del tuo nome d’arte?

O: Grande guerriero che si allena sulla montagna. Nacque quando, nel negozio di streetwear (nel lontano 2013, avevo 12 anni), mi chiesero di fare una TAG. Dopo aver chiesto del significato di questa misteriosa parola, mi diedero un pennarello e mi dissero di scrivere la prima cosa che mi facesse venire in mente l’Hip Hop. Mi venne in mente la parola OHIO, spesso citata nelle canzoni rap e funky che ascoltavo, poi grazie al writer che mi ha fatto da mentore durante il mio percorso, si modificò in OYO per facilitare la questione graffiti, e poi OYOSHE perchè prima di passare al negozio di spray per far sentire i miei demo, passavo prima alla fumetteria a comprare libri e fumetti di samurai.

D: Nel brano “Step In To a World” di KRS one, c’è un verso che fa “a dope mc is a dope mc” e sono stato colpito subito da questa frase, da dove ne ho tratto inizialmente la mia tag da writer. Mi sono appassionato all’ Hip Hop grazie anche a questa disciplina, quindi è diventato il mio nome. Nel brano “dope mc’s” dall’album “Boston 2 Naples” di Oyoshe con Gdot & Born, che vede sulla traccia la partecipazione del rapper statunitense Reks, c’è in loop questa frase, pur essendo una coincidenza nata nell’album di Oyoshe in cui ho avuto l’onore di collaborare con alcuni dei miei rappers americani preferiti.

Come ti sei avvicinato alla musica?

O: Ho iniziato con quelle che erano le cassette Jazz di mia madre nel cassetto insieme ai miei giocattoli, trovate per puro caso, poi diventate il mio passatempo principale. Da lì ho avuto i primi approcci con stereo e walkman, dove registravo e loopavo di tutto.

Quando nel 2002 ho scoperto, grazie a radio e tv, la musica hip hop, ne sono rimasto folgorato, facendo così nascere in me la voglia di ricerca e conoscenza di questa cultura, studiandone ogni minima parte della sua storia, rispecchiandomici e facendola diventare uno tra i miei motivi di vita e di sfogo.

D: Avevo 13 anni. A piazza del Gesù, nel cuore di Napoli, c’era uno storico negozio di dischi, dove ho avuto l’opportunità di trovare i dischi di artisti come Rakim, Naughty by Nature, 2pac e public enemy. Non avevo soldi per comprarli, ma potevo sfogliarli, imparare i nomi e ascoltare i vinili nel negozio, arrivavo dalla provincia appositamente con l’autobus, da solo, per andare a passare il tempo lì. Così ho capito il potenziale del rap, una chiave per accedere alle persone in maniera diretta, dicendo la propria, esprimendo idee e stile. Questo mi ha impressionato ed ho iniziato a scrivere rime.

Quando hai capito che fosse la tua strada?

O: Quando ho realizzato che fuori dalle quattro mura quel mondo che immaginavo  e che facevo in modo che fosse il mio gioco e il mio passatempo in camera esistesse e fosse una cosa matura e che raccogliesse una comunità di persone più grandi di me, che mi affascinavano. Lì ho capito che ci avevo visto lungo e che forse io ero cresciuto già da prima che scendessi autonomamente da solo di casa, nonostante l’età. Ero diventato grande quando da solo avevo trovato ciò che mi avrebbe spronato e accompagnato durante il mio percorso.

Come nasce un tuo brano?

O: Non c’è un vero e proprio processo fisso ormai. Può  nascere in studio davanti alle macchine, per commissione o per estro. Può nascere mentre sono in viaggio, guardo fuori dal finestrino e penso alle rime del testo, mentre la radio o le cuffie lanciano svariati tempi musicali. Da questo punto di vista mi reputo un canalizzatore, la mia arte è riuscire a comunicare in versi e in musica quello che vedo e recepisco dalla vita, quindi per quanto riguarda i versi nascono ovunque, e sopratutto in freestyle, che vengono poi fotostampati su foglio, e poi in studio c’è il processo sulle macchine, groovebox e computer per dare vita e forma ai tappeti.

D: Cerco di essere abbastanza versatile, spesso traggo gli argomenti e i contenuti, ispirandomi alla strumentale, quindi fa da padrone il mio feeling con la musica.

Quali sono gli artisti che attualmente ti danno stimoli per continuare a migliorarti?

O: Sono sempre stato attratto da rappers carichi di contenuti che mi facessero intravedere anche che persona ci fosse dietro l’artista, oltre quelli maestri dei virtuosismi tecnici e stilistici.

D: Per citarne alcuni: Kool G Rap, Vinnie Paz, Asap Rocky, Ill Bill. Sono quelli in cui più mi ci rispecchio, la loro musica a volte e come se parlasse per me.

Che rapporto hai con il tuo personaggio artistico?

O: Sono tante le soddisfazioni che traggo da questo ”nome” che ormai per me è a pieno un’identità e non un personaggio. Prima di B-Boys, Dj & Producer,di Rappers e Mc’s, siamo uomini, ed è proprio in base a questa base che si sviluppa la nostra identità artistica.

D: Ivan e Dope One sono la stessa, posso dirti che ultimamente sto imparando ad amarmi.

Abbiamo ascoltato Iceolator e il la prima cosa che ci è venuta in mente è: “particolare”, questo perché si posiziona proprio al centro tra sonorità vecchia scuola e attitudine più contemporanea. È stato pensato in questo modo oppure state ancora definendo un preciso filone musicale?

O: L’album lo abbiamo intitolato ICEOLATOR proprio perché è un agglomerato di ingredienti e di risorse, risorse che anche se prese singolarmente hanno il loro proprio potenziale. Noi abbiamo deciso di farne un unico impasto, coi tempi dovuti che ci vogliono per dare vita ad un esperimento del genere, appunto come l’Iceolator vero e proprio. Ci abbiamo messo abbastanza per mettere su questo album, per poi riuscire ad apprezzarne e farne apprezzare la miscela esplosiva di questo esperimento.

D: Questo album, nonostante la miscela così variegata, è puro al 100%, grazie a quello che amiamo fare: IL RAP. E’ una cosa che ci permette di esprimere quello che siamo, quindi a prescindere dalla scelta stilistica, di argomenti, se giusto o sbagliato quello che faremo, sarà e saremo sempre quello che siamo: NOI. Tra l’altro fare musica ci tiene impegnati nella ricerca dello stile, quindi questo è ICEOLATOR, magari un altro album insieme o personale potrebbe anche essere altro. Amiamo sperimentare e metterci alla prova.

Dai testi emerge la voglia di essere liberi, la denuncia ad un sistema che spesso ti impedisce di volare. Quanto la strada e la vita da quartiere hanno influenzato la tua arte?

O: Il rap viene dalla strada, ma ciò non significa scimmiottare atteggiamenti controproducenti alla società o all’educazione degli individui. Certamente la strada ha le sue leggi, noi lei abbiamo conosciute, rispettate, analizzate, contrastate e ne abbiamo tratto quello che siamo. La strada continua ad essere una fonte di ispirazione oltre che il nostro punto di ritrovo. Ora nella nostra città c’è molto fermento per quello che facciamo e quasi non c’è più distinzione tra Main e Underground, ma per il semplice motivo che ora tutti riescono ad avere un approccio diretto con quello che facciamo e diciamo, e quando entriamo in un bar e qualcuno sta suonando le nostre storie dallo stereo noi ci sentiamo appagati, come una lode dalla madre che ci ha messo al mondo e ci sta dicendo che abbiamo seguito bene i suoi consigli.

D: Tantissimo, sono cresciuto tra alcune delle periferie più difficili. Questi territori mi hanno sempre donato le ispirazioni per scrivere quello che vedevo e a volte anche quello che volevo vedere, riempendo di tags e graffiti ovunque.

Negli ultimi anni lo sviluppo della cultura rap in Italia è stato esponenziale, spesso finendo per sminuire la vera essenza di essa, passando da rime e battle di freestyle fino ad essere principalmente degli intrattenitori dei social network. Cosa ne pensi di questo processo?

O: Il rap è nato in strada e la legge della strada è diversa dalla legge dei social ed è per questo che questo mondo parallelo alla vita reale ha stravolto a pieno anche quella che è una cultura sociale come l’espressione in rima. Per noi il vero ”social” nasce in strada, dove non ci sono vetrine a costruirci e a dire chi siamo, ma sono le nostre parole, il nostro bagaglio culturale e le nostre esperienze personali a presentare gli artisti e i ”personaggi” che decidiamo di dimostrare. 

Per strada devi ”essere”, sui social devi apparire. Per esprimere qualcosa, lo devi conoscere, devi averlo visto, devi sentire di esserlo. Gli strumenti a disposizione prima dell’avvento dei social permettevano questo alla persona, ovvero di considerare ben altro oltre i ”numerosi like” o ”followers” per sentirsi parte di qualcosa o più semplicemente riconosciuto in una cosa in cui già si è parte, senza ostentazioni o troppe costruzioni che non portano risultati a sé stessi, ma ad un meccanismo il quale ci costringe a portare avanti il suo funzionamento. Oggi la tecnologia uccide sempre di più questi processi di sviluppo completo della persona umana, mettendo alla portata di tutti quello che vorrebbero essere o sentirsi, eliminando in queste persone proprio la capacità di sviluppare la loro essenza in maniera indipendente e naturale, rendendo tutto più facile e frivolo con un semplice click su un costoso smartphone, una foto costruita o modificata. Quindi, oltre quei numeri e pixel non c’è più quello che uno crede e dice di essere.

D: Senza giudicare nessuno, penso che ognuno sceglie di essere quello che vuole essere. L’arte del freestyle rap, è una cosa che quando la senti ti smuove e ti eleva spiritualmente, se non senti questo non metti in pratica delle cose ma altre.

Se potessimo conoscere Oyoshe & Dope One attraverso un film, quale sarebbe?

Per quanto riguarda entrambi HOW HIGH : DUE SBALLATI AL COLLEGE

O:  Zatoichi.

D: Clockers.

Quali sono i tuoi obbiettivi per il futuro?

O: Avere la possibilità, con la musica, di influenzare con quello in cui noi crediamo, una cultura con dei solidi principi, che oltre i nostri artisti forma anche le persone che siamo. Avere l’opportunità di essere presi in considerazione, per avere quell’opportunità di migliorare le cose nella vita nostra e di chi ci circonda.

D: Datemi sempre più beats che continuo a sputarci sopra.

C’è qualcosa che vorresti dire ai lettori di Siloud?

O: POMPATE ICEOLATOR!!!!!!!!!!

D: Correte a comprarvi  il disco di Oyoshe & Dope One su www.oyoshe.com.

 

Oyoshe & Dope One for Siloud

(Thanks to Fabio Moscatiello)

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