INTERVIEW: Saint Pablo

il
Nome: Pierpaolo
Cognome: Pingitore
In arte: Saint Pablo
Età: 27
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 1
Periodo di attività: dal 24 maggio 2019
Genere musicale: Indie/Pop, R&B
Piattaforme: Spotify, iTunes, Facebook, Instagram

Saint Pablo

Chi è Saint Pablo?

Sono Pierpaolo Pingitore, ho 27 anni (a settembre). Sono nato e cresciuto a Lamezia Terme in Calabria, ma da 9 anni vivo a Roma, nella quale mi sono trasferito per completare gli studi e frequentare l’università.

Mi sono laureato (prima triennale, poi magistrale) in Economia e Direzione d’Impresa e da un paio d’anni mi occupo di ricerca e selezione del personale (dal lunedì al venerdì, faccio l’adulto anch’io!).

Come è nato il tuo nome d’arte?

Qualche anno fa alcuni miei amici mi ripetevano continuamente di essere un ‘santo’ per la mia enorme pazienza. Dopo la mia permanenza in Spagna, dove ovviamente il mio nome era stato storpiato nella versione spagnola (Pablo), sono tornato a Roma con questo nomignolo in testa e addosso. Il caso ha voluto che in quel periodo uscisse Life of Pablo di Kanye West, nel quale è contenuto uno dei miei pezzi preferiti, appunto Saint Pablo. Mi sono sempre rivisto molto in quel testo e in quel sound, dopodiché, il resto è storia.

Quando hai deciso di fare musica?

Sono circondato dalla musica praticamente da sempre (mio padre mega-fissato con le collezioni di dischi), ho lavorato per anni in radio e da piccolo amavo suonare la chitarra.

Ho deciso di iniziare a cantare quasi per caso: da quando avevo 14-15 anni ho sempre scritto le cose più disparate, dalle poesie alle filastrocche, dagli articoli per blog a storie di vita vissuta. Avevo un taccuino pieno di roba e volevo in realtà approcciare al ‘ghost writing’. Parlando invece con un amico, musicista di caratura nazionale da anni, mi ha consigliato di provare a mettere questi testi su una bella base e di usare la mia voce ‘califanesca’, grave e graffiata, per fare qualcosa di diverso. Ed ecco qua, Saint Pablo versione artista!

Quale genere musicale e quali artisti ti accompagnano da quando sei piccolo?

E’ la domanda che mi viene fatta costantemente nella vita. In realtà, sono cresciuto con diversi generi e diverse sonorità: mio padre era un malato per il brit-pop e mi ha fatto conoscere Who e Strokes su tutti, malattia che io ho coltivato con artisti come Blur e Oasis. In Italia invece ho sempre e solo ascoltato hip hop e rap, dai Brokenspeakers ai Colle, dal Mi Fist (poi Club Dogo) al Truceklan, conditi di Salmo, Gemitaiz, Fibra e via dicendo.

Il rap è sempre stato il mio genere preferito, al quale sono legato sentimentalmente. Negli ultimi anni sono state molte le influenze: la nuova scena italiana è sicuramente ricca di artisti di un livello altissimo e se dovessi scegliere tra tutti, gli artisti che più hanno influenzato la mia musica e il mio modo di cantare sono sicuramente Coez, Frah Quintale, Franco126 e i Coma_Cose, tutti artisti che stimo e ammiro sia dal punto di vista professionale che umano e personale. Bella raga!

Come nasce un tuo brano?

Paradossalmente parto sempre dalla scrittura, che per me è la cosa più naturale e facile. Una volta buttata giù una bozza del testo per concetti, mi aiuto con un ‘type beat’ per sistemare la metrica e completare il testo. Con quel type beat mi chiudo in studio con il mio producer per tirare fuori il sound che voglio accompagni le mie parole. Poi, in realtà, è tutto in divenire: mi piace molto sperimentare, perciò se durante la fase di registrazione pensiamo a qualcosa di diverso, la proviamo e la buttiamo dentro (es. il bridge funky nella terza strofa di 30 ore a Berlino). In fase di mix decidiamo come e con cosa perfezionare il tutto. cCmunque per quanto possa cercare di riprodurre l’idea che ho in mente, alla fine cambio sempre per provare qualcosa di nuovo.

In quale scenario musicale credi di collocarti con la tua musica?

Secondo il mio modestissimo parere, l’Italia sta vivendo uno dei momenti più floridi in fatto di musica, qualitativamente e quantitativamente parlando. La nuova scena italiana (dall’indie-pop alla trap) sta sfornando talenti incredibili, fenomeni che hanno l’occasione di intraprendere una brillante carriera (senza far nomi, perché se dovessero andar male, direbbero di me che porto sfiga!) e mostri sacri che stanno confermando la loro grandezza nel panorama musicale italiano e internazionale. Sicuramente per sonorità, stile e linea vocale mi avvicino molto a quello che Spotify ha brillantemente definito ‘Graffiti Pop’, un mix incredibile di tutta la musica urban italiana. Se dovessi proprio scegliere un genere al quale essere accostato, direi l’indie-pop.

Hai già individuato una tua ‘sonorità’ o sei ancora in fase di sperimentazione?

Ho individuato sicuramente la direzione che voglio prendere, quale stile voler seguire. Probabilmente non ho ancora definito al 100% la sonorità che caratterizzerà Saint Pablo da qui alla fine dei suoi giorni, ma fondamentalmente per il motivo di cui sopra: mi piace sperimentare e cercare sempre del nuovo (anche riprendendo il vecchio). Ho la fortuna di essere inserito molto bene nella scena romana (probabilmente la più prolifica in questo momento) e di poter confrontarmi con artisti molto importanti e rubare da loro consigli e suggerimenti per il mio stile. Però, a questo punto, come diceva il leggendario Battisti in Con il nastro rosa, dato che ancora non so dare una risposta a questa domanda… “lo scopriremo solo vivendo“.

Parlaci di 30 ore a Berlino, il tuo ultimo singolo.

E’ una storia molto divertente, perché sono realmente stato solo 30 ore a Berlino!

Ho abbozzato il testo della canzone sul volo Roma-Berlino di un venerdì sera di fine gennaio (infatti è il testo più recente che abbia scritto). Stavo raggiungendo i miei amici di sempre, lì dal pomeriggio, per un weekend di svago dalla vita quotidiana. Quando ho finito di scrivere la prima stesura del testo, ero iper-soddisfatto perché avevo espresso esattamente quello che era il mio stato d’animo in quel momento e in quel periodo: una sensazione di monotonia e di stallo che mi stava dilaniando lentamente. Quella situazione mi stava stretta e scomoda. Quindi cosa ho fatto? Ho preso il telefono, ho comprato un biglietto per Berlino e sono partito! 30 ore, e non di più, ma sono state 30 ore d’oro!

Cosa rappresenta per te questo singolo?

E’ il mio primo singolo, è come un primogenito, un primogenito che non ti aspettavi ma che amerai alla follia come se lo stessi aspettando con trepidazione dopo anni di matrimonio.

Rappresenta un periodo buio della mia vita: dico ‘buio’ perché sono tendenzialmente una persona molto dinamica, che odia la monotonia e che si annoia molto facilmente, Sono uno che ama stravolgere lo status quo delle cose. In quel periodo invece non vedevo nessuna novità nella mia vita, tutto era molto piatto e molto uguale al resto. Per fortuna (e anche un po’ grazie alla mia testa dura), questo singolo e la sua realizzazione mi hanno portato fuori da quel tunnel tutto uguale, dritto e monotono. In conclusione, devo tanto a questo pezzo!

Nei tuoi progetti per il futuro c’è solo la musica?

Attualmente sto portando avanti questo progetto musicale parallelamente al mio lavoro: da un paio d’anni mi occupo di ricerca e selezione del personale per una grossa multinazionale. E’ un lavoro che mi piace, nel quale sono anche mediamente bravo, ma non appaga (come vorrei) la mia vita e la mia dinamicità. Se mi chiedeste “la musica sarà il tuo lavoro?“, vi risponderei “magari!“, ma non so ancora se sarà effettivamente così. Il mio intento è quello di portare avanti questo progetto, facendo arrivare le mie parole, i miei testi e la mia musica a quante più persone possibili.

Era da troppo tempo che volevo trasmettere tutto ciò che avevo dentro, tutto ciò che avevo da dire. E’ il momento che la gente ascolti le mie parole, le interpreti e le faccia sue.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Certamente! Dal giorno successivo alla chiusura del primo singolo, ho cominciato a pensare subito al secondo, al quale sto lavorando da qualche settimana. Il progetto è lineare: sto preparando un secondo singolo che farà parte, insieme a 30 ore a Berlino, di un EP che vorrei far uscire entro la fine dell’anno.

Il progetto che ho tirato su è in totale autonomia, autofinanziato e autoprodotto. Le uniche persone che mi sono vicine in questo progetto sono il mio producer e tutta la gente che mi ha supportato e continua a farlo perché mi vuole bene. Ho deciso di voler entrare in questo mondo da solo, di fare qualcosa che fosse interamente mia, e se qualcuno vorrà farne parte sarò iper felice di coinvolgerlo, altrimenti continuerò per la mia strada senza fermarmi, accompagnato dalla mia musica e dalla mia voglia di prendermi ciò che mi spetta!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

A parte supportarmi, ascoltare il singolo e dirlo a tutti i loro amici?! Scherzo!

Ho solo una cosa da dire: qualunque sia la vostra passione, il vostro sogno, non abbandonatelo mai, non vi scoraggiate alla prima difficoltà. Io non pensavo in nessun modo di poter ottenere 20,000 streams e raggiungere 15,000 ascoltatori solo su Spotify, con un solo brano pubblicato, in soli 10 giorni dalla release e senza alcuna spinta nel mercato.

Basta crederci, basta lavorare duro, basta lavorare bene. Quindi, ‘trabajo y sudor‘ sono fondamentali e nessuno arriva in alto senza fatica. Bella Siloud! Grazie!

Saint Pablo for Siloud

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