InTheMusic: Piramide, interview

Nome: Paolo
Cognome: Previte
In arte: Piramide
Età: 22
Città: Crotone
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: 1
Periodo di attività: dal 2011
Genere musicale: Pop, Rock, Hard Rock, Alternative, Indie, Punk
Piattaforme: YouTube, Spotify, Twitter

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Chi è Piramide?

Piramide è Paolo Previte, che nasce e cresce a Crotone, studia presso il Liceo Classico Pitagora e si iscrive a Roma, alla Luiss alla facoltà di giurisprudenza, facendo di questa materia una tra le sue più grandi passioni.

Perché hai scelto questo nome d’arte?

Non ho trovato io Piramide, è venuto lui da me. Non sono mai riuscito a sentirmi pienamente completo con altri nomi, non riuscivo a dare un senso a quello che stavo facendo. Poi, all’improvviso, lo sblocco mentale: riesco a scrivere delle canzoni, tocco dei temi che mi hanno sempre pungolato e per usare una metafora, “Piramide ha grattato sul prurito”, alzando di una spanna la mia autostima e facendomi dimenticare ogni preoccupazione musicale.

Quanto al simbolo, la Piramide è, oltre che una bellissima forma, l’emblema dell’Energia Universale, che allinea mente, cuore e corpo, ossia i tre lati della Piramide.

Quando ti sei approcciato alla musica e quali sono le tue influenze musicali?

Ho cominciato a fare musica alle scuole medie grazie ai miei genitori che mi hanno iscritto (dicendomelo soltanto in un secondo momento) al corso pomeridiano di flauto traverso. Lì ho cominciato a suonare brani classici, ho capito il meccanismo dello spartito, mi sono relazionato non solo al flauto, ma anche al piano. Se, però, da una parte leggevo lo spartito, dall’altra tornavo a casa e cercavo di fare musica svincolandomi dal pentagramma, cercando di trovare le note di canzoni più famose del momento, da solo, senza l’aiuto di un foglio o di internet.

La grande sorpresa fu quando capii di riuscirci anche al primo tentativo. Da qui, con grande allenamento ho scoperto quanto creativo riuscivo ad essere. Sebbene abbia maturato una grande ammirazione per gruppi come i RED (Nu metal americano), Green Day, Guns N’Roses ed altri mostri sacri commerciali, ho capito che la musica si rendeva accessibile proprio a tutti, quando ho cominciato a staccarmi da questo impero di grandi artisti, scendendo nell’underground, appassionandomi agli Offlaga Disco Pax, Le Luci della Centrale Elettrica, Fun ed altro pop tra Italia e America. Ho avuto anche una parentesi metal nella mia vita.

Oggi, se dovessi dirvi quali sono le mie influenze, non saprei da dove cominciare, perché vado molto a periodi. Nel supermercato sento una canzone di Gavin DeGraw e mi vien voglia di fare Gavin DeGraw; faccio benzina e passano i Maneskin, mi vien voglia di fare i Maneskin. Se però devo proprio citare qualcuno, direi che la mia filosofia arriva dall’indie moderno, la mia energia arriva da Billie Joe, mentre la mia personalità la ritrovo in Ed Sheeran, sebbene riconosco di non poter (e voler) essere paragonato a nessuno di questi ultimi. Ultima, ma non meno importante menzione, la dedico a Rino Gaetano, che è stavo veramente l’unico, l’unico italiano a farmi piangere di emozione con le sue canzoni.

Recentemente hai lasciato Crotone e ti sei trasferito a Roma. Cosa è cambiato nella tua vita? Questa situazione ha in qualche modo influenzato il tuo far musica?

Crotone per me è la culla. Ogni volta che vado via, non riesco ad andarmene completamente. E’ un posto di gente per bene e che ti regala la serenità. Il mio legame con la terra natia, però, a differenza di altri, non è territoriale. Non è il vanto di vivere in una terra bellissima, ma è il ricordarmi che lì ho imparato a parlare, a camminare, a suonare, ho conosciuto la mia ragazza. Poi però arriva il momento in cui devi cercare altre strade, “tradisci” la tua terra per dei servizi che lì non puoi trovare. Ma non fa niente, perché casa tua ti perdona sempre. Quando torni, ti apre le braccia e ti regala le migliori dormite. E poi vai al mare. Roma invece è immensa, piena di quella gente che avevi avuto modo di conoscere su internet, ma che non credevi potesse esistere sul serio.

Le possibilità sono infinite (e non capisco come qualcuno riesca solo a lamentarsi di questa città). Mi sono infilato in un contesto di gente che ho sempre ritenuto diversa da me ed è qui che è scattata la scintilla, perché questa diversità è stata incoraggiata nella maniera più positiva possibile. Qui la gente ti applaude se vede qualcosa di diverso, non ti disprezza. E questo lo vedi nella musica.

Nonostante tu abbia deciso di intraprendere un percorso universitario, che ruolo occupa la musica nella tua vita?

Come già detto, studio giurisprudenza. Adoro questa materia, sento di esserne figlio. Mi permette di capire veramente tante, tante cose e soprattutto mi avvicina al tema che più mi impressiona nel mondo: le persone. Nel senso che nella società io guardo il “normale”, non il ricco, il povero o le razze od orientamenti sessuali e politici diversi. Mi baso sulle cose che tutti provano. La pizza, per esempio, piace a tutti, ma allora perché non fare una canzone su quanto sia buona la pizza? O su quanto sia eccitante la calligrafia sul quaderno degli appunti della ragazza che ti piace? E’ per questo che riesco sempre a trovare il tempo per la musica. Perché sta dappertutto. Se studio, tra un rigo ed un altro del manuale, c’è una nota. Io l’acchiappo e ne faccio una canzone.

Ti definisci “cantautore della gente”: cosa significa?

Cantautore della gente è il riconoscimento che più vorrei. Significa essere affidabile, significa essere una persona che arriva a trovarti le parole quando tu non sai cosa dire. Penso che in ogni momento tu devi trovare le parole per “cantare la bellezza della vita”. In questa ne vedi di tutti i colori, provi emozioni ogni minuto che passa, ma riuscire a spiegarlo con parole universali è impossibile.

Io però ho capito che non serve l’universalità della parola, perché la parola può sbagliare. Allora io vorrei che la gente si ritrovasse nei miei testi e nelle melodie per dire “ecco, lui ha capito esattamente cosa voglio dire”. Ma ora come ora, cantautore della gente lo dirà la gente se lo riterrà opportuno, perché adesso io sono il cantautore di me stesso.

È da tanto ormai che scrivi canzoni. C’è qualcosa che accomuna tutti i tuoi brani?

Quello che accomuna le mie canzoni è che le ho scritte io. Molte sono davvero troppo diverse per essere racchiuse in un unico genere o in un unico sound. A me piace spaziare, i suoni della natura sono infiniti e la mia voglia è di riportarli nelle tracce quanto più possibile. Realizzare un brano è molto difficile, ma è molto facile se sai che cosa stai andando a fare.

La prima melodia nasce nella testa. Io uso Garageband per portarla nel mondo fisico, ne faccio una demo e poi la registro in studio. La cosa poi diventa soggettiva se si guarda al resto. I testi io generalmente li scrivo in un’ora, c’è chi ci mette molto di più, c’è chi ci mette di meno. Questo è perché io penso che buttare immediatamente tutte le parole su carta, ti fa dire esattamente quello che pensi, per il labor limae c’è sempre tempo. Poi il lavoro che c’è dietro, a mio avviso, dev’essere impeccabile. Per questo io ho puntato su un professionista che ha reso perfetto il mixing e mastering e mi ha messo a disposizione uno studio all’avanguardia. C’è da dire che il mio punto di forza lo trovo ben lontano dai tecnicismi.

Tendo più ad andare al dunque che a impuntarmi sulla forma. Non ho mai preso lezioni, ho sempre suonato da solo e ho scoperto le cose da zero, aiutandomi di tanto in tanto dove serve. Per quanto riguarda il video, è stata una giornata emozionante. Ho fatto teatro in passato ed ho avuto la conferma di come il cinema sia una cosa completamente diversa. Ho collaborato con dei giovani registi eccellenti e con degli attori veramente eccezionali.

Cosa vuoi trasmettere tramite la tua musica?

La positività e la pace. Anche nelle cose negative c’è la positività, dietro una rottura, una perdita di equilibrio, anche dietro una morte. Vorrei arrivare a farlo capire a tutti. Se questo è il messaggio diretto, ce ne sono anche altri indiretti, come l’esortazione a fare quello che vuoi, dove vuoi, senza mollare di un centimetro, perché la vita è una e il tempo di fare tutto lo trovi. Sii sfacciato, fatti rispettare, rispetta tutti e ricordati di una cosa fondamentale: non serve essere tecnicamente perfetti per essere se stessi. Anche con uno xilofono si può far tanto.

California è il tuo nuovo brano: cosa ha significato nella tua vita questo brano e cosa pensi che significherà in futuro?

California rispecchia la mia voglia di vita. C’è per calmare i miei nervi, mi calma più di una camomilla e soprattutto, mi ricorda che tutto è possibile, anche per uno come me che da piccolo non aveva una grande autostima. Ma questa è l’interpretazione che do adesso, non so fra dieci anni come sarà. Sicuro, però, mi ricorderà il momento più bello della mia vita (fino ad ora). Però California la senti come vuoi tu, se esci pazzo per le albicocche, California diventa un’albicocca.

Sappiamo che anche FIFA ha occupato un ruolo importante nella tua vita: in che modo?

Ha preso davvero tanto tempo nella mia vita. E mi viene da ridere perché io, che sono un tipo razionale, ci vedo un gran realismo in questo gioco che di vero non ha niente. Ho pensato fosse meritevole di una menzione in California. In ogni caso vi sfido, prendo il Crotone e ve le do seriamente.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Ora mi sto godendo California. Ho già delle idee all’attivo, ma arriveranno a tempo debito. Per i miei amici GIURISTI dico solo una cosa: stay tuned.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Solo un grande grazie per quello che hanno fatto finora con California. Ci siamo creati una grande famiglia ed io vi prometto di portarla avanti. Cercate nel profondo della vostra anima, capite cosa volete davvero e appena avete un attimo di tempo, prendetevelo, perché questa è la California, siamo tutti California.

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