InTheDesign: Andrea Antoni, interview

Nome: Andrea
Cognome: Antoni
Anni: 38
Città: Monfalcone (GO)
Professione: Grafico e Graffiti Writer Freelance
Sito web: www.andreaantoni.it , www.pensieriecaffelatte.it

Andrea Antoni

Ciao Andrea, ci racconti di più su di te?

Buongiorno a tutti, mi chiamo Andrea Antoni, ho 38 anni e vivo in Friuli Venezia Giulia. Lavoro come grafico freelance, dipingo graffiti, utilizzo molto i social network (Instagram in particolare) e praticolo lo Stand Up Paddle durante tutto l’anno.

Il mio nome d’arte, o tag, è STYLE1 che ho storpiato nella pronuncia italiana di STAILUAN che è il nickname con cui mi trovate, e mi conoscono, sulle principali piattaforme social.

Design, arte e fotografia sono solo alcune delle cose di cui ti occupi. Come nasce la tua passione per questi settori?

Tendenzialmente io sono un graffiti-writer.

Nel 1997 ho iniziato a dipingere con gli spray su parete e ho fatto un semplice ragionamento: i vagoni del treno sono da sempre stati la superficie preferita dei writer (soprattutto) perché muovendosi portavano le loro opere in posti diversi da dove erano state create. Io ho visto nel web una fruizione similare e nel 1998 ho deciso di realizzare il mio primo sito-vetrina utilizzando FrontPage. Da qui ho iniziato ad interessarmi ad internet e alla grafica e al momento di scegliere che università frequentare ho deciso di iscrivermi a Scienze e Tecnologie Multimediali a Pordenone.

Dopo la laurea ho iniziato a lavorare presso l’Ufficio Grafica e Marketing di Calligaris (mobili di design) e, nel frattempo, frequentavo un corso serale (tutte le sere!) di grafica per imparare in modo professionale il disegno vettoriale, l’impaginazione tramite InDesign, i concetti di immagine coordinata etc.

Il tutto è sempre andato avanti in modo parallelo tra lavoro e hobby, facendo diventare gli hobby molto spesso lavoro e presentando sempre tutto sui social network che via via nascevano. Su Instagram ho trovato il massimo dei consensi, ma Twitter è stata la tappa fondamentale a livello di contatti presi e di conoscenza della sintesi. Facebook, da molti bistrattato, è tutt’ora grande vetrina per la mia persona. Data la grande visibilità che sono riuscito ad ottenere nel tempo su queste piattaforme, enti di vario grado hanno iniziato a chiedermi di insegnare a farlo anche agli altri, ed ecco quindi che sono diventato un docente.

Quando la tua passione è diventata un lavoro?

Sono una persona tranquilla ma molto testarda, il mio obbiettivo è sempre stato lavorare da solo, ma credevo con altre tempistiche: non a 28 anni. La mia idea era fare esperienza e acquisire conoscenze in agenzie per una decina d’anni e verso i quaranta mettermi in proprio. Purtroppo il mercato del lavoro, e il settore infame della grafica, non hanno permesso che trovassi un contratto accettabile (dal mio punto di vista) tra compenso e ore di lavoro svolto e quindi ho deciso di mettermi in proprio anzitempo. E direi che per quanto complessa, sia stata una scelta assolutamente giusta.

Per il resto far diventare una passione il mio lavoro per me è molto semplice, perché non ho mai creduto nel discorso ‘visibilità’-‘opportunità’ da darmi, di conseguenza ogni qual volta mi è stata richiesta una prestazione (che sia grafica, graffiti, fotografie o pubblicazioni social di qualsiasi tipo) ho chiesto un compenso. La mia idea di vita è che io sono felice, faccio quello che mi piace e appena posso vado al mare, se tu vuoi che io non vada al mare devi darmi un qualcosa in cambio che lo giustifichi e, nella società in cui viviamo, l’unica cosa che pare rendere tale questo è il denaro.

Da questo mio punto fermo diventa molto facile scremare i clienti e non cadere in situazioni ambigue o di mancati pagamenti perché metto subito in chiaro che se la cifra richiesta non mi soddisfa, semplicemente non lo faccio.

In realtà, tra le altre cose, ad oggi gestisci anche un blog, hai scritto un libro e hai avuto modo anche di insegnare. In che modo riesci a gestire tutto ciò che fai?

Odio chi scrive #IloveMyWork ma, tendenzialmente, sono uno dei pochi che potrebbe farlo: ho tramutato tutti i miei hobby in qualcosa di remunerativo e quindi trascorro un’esistenza tendenzialmente spensierata. Ho scelto di restare in provincia e non andare in grandi città perché non credo minimamente nel discorso del lasciare la comfort zone come atto di crescita e preferisco le ore al mare davanti ai tramonti che la gloria in un grosso studio grafico chiuso in un palazzo in mezzo al cemento.

Il blog è una cosa che ho sempre avuto, ma non l’ho mai portato ad essere estremamente targetizzato come si tende giustamente a insegnare per diventare verticali. Il problema è che non posso essere verticale in un solo argomento, altrimenti dovrei aprire più blog: uno per i graffiti, uno per la grafica, e uno per Instagram. Perlomeno. Il libro l’ho scritto proprio perché per un periodo sono stato molto attivo sulla parte Instagram e i post, molto taglienti, colpirono l’attenzione di Enrico Flaccovio che mi volle come autore del libro Trova la tua Identità su Instagram e condividi foto uniche: una soddisfazione molto grande, anche perché non avevo mai ipotizzato di scrivere un libro, venire quindi cercato da un editore per farlo, quando ci sono persone che ne cercano invano uno per tutta la vita, mi sembrò qualcosa di incredibile. Forse anche in parte ingiusto.

Le docenze sono tendenzialmente facili da realizzare, perché insegno quello di cui tratto in tutte le giornate della mia vita: l’unico scoglio che non ho mai superato è quello di razionalizzare il discorso e metterlo sulle slide. Lo faccio, certamente, ma è ogni volta un pianto.

Per il resto so che sembra che le cose da fare siano tante e il tempo poco, ma quando non sei vincolato da dover stare (almeno) otto ore in un ufficio più la pausa pranzo e gli spostamenti, il tempo a tua disposizione è veramente enorme.

Cosa cerchi di trasmettere attraverso tutto ciò che fai e in che modo riesci a comunicare una tua idea?

Ho vari progetti e in ognuno porto avanti discorsi con idee differenti. Essendo tutti miei però posso dire che il legame è dato da delle gabbie molto rigide entro le quali giocare, dei paletti ben chiari che un poco vincolano ma allo stesso tempo danno un forte collante tra le singole produzioni, colori solitamente sgargianti, idee molto semplici ma di impatto. Tutto molto bello e facile da dire, poi realizzarlo è un altro discorso ovviamente.

Il tuo profilo Instagram è un’esplosione di colori, di espressività e di vita. I tuoi scatti riescono ad integrare perfettamente arte, design e fotografia. In più, sembra che queste foto sembrano raccontare qualcosa. In che modo, di volta in volta, cerchi di associare una palette ad una scena di vita quotidiana?

Il progetto #STAILtone (STAILuna + Pantone) è nato dall’idea di comunicare alle persone il fatto che io fossi un grafito/creativo tramite delle immagini adatte alla piattaforma, andando oltre al ‘solito’ portfolio lavori pubblicato tramite Instagram. Così, per caso ho iniziato a fare delle fotografie accostando le mazzette pantone alle scale cromatiche degli spray, ai miei graffiti e poi ho iniziato via via ad affinare le composizioni. Le immagini che creo non hanno uno schema fisso nella realizzazione: a volte voglio una foto blu e così vado al mare, mi porto via la mazzetta e scatto una fotografia, altre volte vedo delle cose che mi piacciono, le fotografo e poi – a casa- post pongo in photoshop la mazzetta pantone relativa. In altri casi ancora mi metto a creare delle composizioni totalmente finte scontornando piante o palazzi, assemblandoli e creando scale cromatiche che quel giorno mi garbano. A volte racconto il territorio, a volte i frutti e la verdura di stagione, altre volte sono solo sensazioni legate al colore: dipende da scatto a scatto insomma.

C’è un filo conduttore in tutte le attività che svolgi?

Il filo conduttore sono io, nel senso che sono tutte legate in modo imprescindibile alla mia vita. Scatto foto nei posti che vedo perché mi chiamano per lavoro, o per dipingere, e poi le pubblico. Poi altri le vedono e mi chiamano a loro volta in altri luoghi per pubblicare composizioni realizzate con il mio stile che raccontino i loro luoghi. È una case history che si auto-alimenta in pratica e più va avanti più ottiene consensi e più ottiene opportunità di svilupparsi. Oppure mi mandano dei loro prodotti, ma questo accade raramente perché declino molte offerte e perché tendenzialmente io non contatto mai i brand, ma sono loro a contattare me, quindi le collaborazioni un poco si riducono.

A livello ‘filosofico’ invece il filo conduttore è la ricerca di una identità personale forte e distintiva, con stile e colore di impatto.

Quali sono i riferimenti e le influenze a cui, in qualche modo, ti ispiri quando fai qualcosa?

Le mie ispirazioni principali le ho tratte quando ho iniziato a dipingere, ispirandomi a dei writer molto bravi quali Soda (https://www.instagram.com/sodagraffiti/) e Daim (https://www.instagram.com/mirkoreisser). Della calligrafia apprezzo infinitamente Lord Bean aka Luca Barcellona (https://www.instagram.com/lucabarcellona) e a lato illustrativo ho sempre amato tantissimo, fin dal corso di grafica che mi ha formato, la finlandese Sanna Annukka (https://www.instagram.com/sannaannukka).

Per il resto c’è da dire che io passo le mie giornate scartabellando continuamente immagini, di conseguenza ho una serie di contaminazioni – di cui non me ne posso nemmeno rendere conto – enorme e ho una aspettativa molto alta a livello di stile e qualità.

Poi mettendo giù un poche di cose a caso che mi piacciono potrei ricordare il cubismo, il DDR design, il fatto che quando crei immagini ascolti il Coro dell’Armata Rossa o Einaudi. Diciamo che ho una produzione che dà una idea di me molto rigida e precisa, ma ho un metodo nel partorirla abbastanza legato al fattore random.

Quanto sono importanti i social nelle tue attività?

L’utilizzo dei social è totalizzante nella mia attività. Io non ho avuto il bisogno di trasferirmi dalla mia città di appartenenza, o cambiare lavoro, esclusivamente per il fatto che io abbia puntato tutto su queste piattaforme che hanno permesso di farmi conoscere in tutto il mondo, tendenzialmente senza spostarmi. Poi certo ho sempre viaggiato molto per l’Italia sia per discorsi legati al writing che a Instagram, ma sono legati strettamente all’attività social.

Il contro è che passo tutto il giorno con lo smartphone in mano e che sono assalito e assillato dalle notifiche, il pro è che altrimenti o dovrei lavorare dipendente. La mia tattica è sempre stata quella di produrre contenuti ‘leggeri’, ironici, divertenti, spesso enfatici, canzonando spesso prassi dei social-cosi e non prendendo nulla troppo sul serio. Anche se in tutto quello che faccio sono serissimo. La vita delle persone è spesso triste e piena di noia, sui social cercano sfogo, evasione e divertimento, io tramite i vari progetti che porto avanti cerco di dare loro emozioni legate a questi sentimenti principalmente.

Hai avuto modo di collaborare con davvero tante aziende e privati. Cosa hai imparato da tutte queste esperienze?

Ho imparato che, in via di massima, più l’azienda è grande più è facile lavorarci. Il compenso è chiaro fin dal principio, il pagamento è quasi certo, il rispetto è assoluto e la stima grande. Più l’azienda è piccola più sei scelto a caso, se osi dire qualcosa ti fanno capire che puoi essere cambiato con chiunque, che altri lo farebbero a meno e comunque quello che fai non va mai bene. E il pagamento è sempre incertissimo e con tempistiche abominevoli. Almeno per quanto riguarda la mia esperienza personale.

A livello di collaborazioni quella su cui ho lasciato maggiormente il cuore è sicuramente il mio periodo da GoPro Ambassabor, per quanto sia terminato (http://www.pensieriecaffelatte.it/non-sono-piu-gopro-ambassador/). Essere scelto e contattato da loro, dopo che avevano visto e apprezzato i miei scatti postati spontaneamente su Instagram è stato qualcosa di grande e meraviglioso. Tutte le belle storie nel tempo cambiano e poi finiscono, ma è stato comunque emozionante e gratificante.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio progetto principale è essere felice, cosa che attualmente mi sfugge per motivi extra lavorativi.

Quello che faccio mi piace, il fatturato è onesto, la mia vita è tranquilla e ho un sacco di tempo libero. Non posso chiedere molto di più. Se va avanti così va benissimo, se migliorerà un poco tanto meglio, se peggiorerà un poco il livello medio resterà comunque molto buono. Se andrà male tutto pazienza, questi dieci anni sono stati una cavalcata strepitosa e almeno li ho vissuti!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Siate sempre voi stessi, cercate di portare avanti le vostre idee, non fatevi condizionare troppo dagli altri. I frutti non sempre arrivano, ma se arrivano spesso hanno bisogno di tempo. Il mio progetto #STAILtone ci ha messo addirittura anni prima di essere notato su Instagram da importanti riviste ed essere ‘spinto’. Se ci credete veramente andate avanti sempre, magari in parallelo con altre situazioni che vi aiutino, ma non desistete.

Poi può andare bene come no, però fatelo. E non copiate, mai.

Andrea Antoni for Siloud

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...