InTheMusic: Legno, interview

Componenti: Due 
In arte: Legno
Età: 28 
Città: Toscana 
Nazionalità: Italia 
Brani pubblicati: 11
Album pubblicati: Titolo Album
Periodo di attività: dal 21 Giugno 2018 
Genere musicale: Indie-pop
Piattaforme: Tutte le piattaforme digitali

Legno

Chi è Legno?

Ciao raga, noi siamo i Legno: Legno felice e Legno triste.

Il nostro progetto è nato un po’ come per gioco, avevamo scritto una serie di canzoni che volevamo vestire e dargli un senso, poi l’idea di Legno, di creare questo personaggio con la scatola come se fosse un supereroe della musica. Ci siamo divertiti molto nel dare due volti, felice e triste, a Legno.  Legno ci rappresenta, a volte coprirsi è il miglior modo per aprirsi con la gente. Quando siamo Legno non abbiamo più segreti, senza veli ci presentiamo al nostro pubblico come un amico a cui puoi dire e confidare tutto. Abbiamo un rapporto bellissimo con le persone che ci stanno seguendo, a loro non interessa sapere chi c’è dietro la scatola ma sapere che quello che c’è all’interno delle nostre canzoni che faranno proprie. Insomma, come dice lo Zio Ben, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Come nasce il vostro nome d’arte e cosa vuole rappresentare? 

Non c’è un vero perché, siamo sempre stati due grandi amanti dei supereroi e quando abbiamo deciso di coprirsi il volto la scelta di nominarci Legno è stata piuttosto bizzarr Nel mentre stavamo parlando del nome ricordo benissimo che Legno Triste stava sistemando alcune delle sue cose in camera, quando prende un piccolo burattino di Pinocchio in mano abbiamo trovato il nome. E’ nato tutto per gioco, quasi per scherzo.

Quando vi siete avvicinati alla musica?

Sin da piccoli entrambi. Legno Triste suonava la batteria e Legno Felice la chitarra.

Entrambi con la voglia di cantare, abbiamo iniziato un po’ come fanno tutti, nel garage sotto casa.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Abbiamo ascolti molto simili, dal cantautorato classico italiano (che va appunto da Venditti, De Gregori, Lucio, Carboni) alle nuove leve (Brunori sas, Dente, Gazzelle, Calcutta, ecc.). Ascoltiamo un po’ di tutto alla fine.

L’indie è un genere che permette di dare musicalità alla realtà, di raccontare cosa semplici e genuine. Cosa raccontate voi tramite la vostra musica?

Abbiamo semplicemente messo fuori dalle scatole i sentimenti e le emozioni che viviamo e che troppo a lungo abbiamo tenuto nascosto in soffitta. Sono ricordi e momenti che in qualche modo riprendono vita. Non c’è un perfetto equilibro tra la leggerezza e l’ironia nera, c’è soltanto spazio per le parole e per quello che ci vogliamo sentire dire ma non abbiamo mai il coraggio di dire.

Una canzone triste diventa triste quando quello che dice ti rappresenta veramente e quando sai che non puoi tornare indietro per cambiare le cose. Rimane soltanto quel leggero senso di vuoto che ci lasciamo alle spalle per poter ricominciare da zero.

Abbiamo notato una certa ironia positiva nei vostri personaggi e nel vostro modo di presentarvi, dal nome del vostro profilo IG al titolo dell’ultimo vostro album (“Titolo Album”). È una scelta precisa la vostra o un vostro modo di comunicare qualcosa nello specifico?

No volevamo proprio comunicare attraverso la nostra immagine il nostro personaggio, siamo un duo (Legno felice e Legno triste) e attraverso questo nostro primo album abbiamo voluto raccontarci, nei due stati d’animo più comuni a tutti. Nel mezzo ovviamente ci stanno tutti gli altri.

Qual è il primo step nella realizzazione di un vostro brano?

Primo step: canzone scritta, definita bozza di un qualcosa che ci sembra giusta.

Secondo step: Scambio di note vocali (non sempre stiamo insieme a scrivere) in cui ci confrontiamo sul testo melodia, ecc..

Terzo step: facciamo un provino del brano.

Quarto step: Se tutto funziona andiamo a registrare in studio la canzone.

Quinto step: Se il pezzo è un possibile singolo inventiamo una storia e ci giriamo un bel video.

Ci parlate della produzione di Titolo Album?

Il nostro album è stato registrato nello ElephantStudio di Pistoia insieme al nostro produttore Davide Gobello, i mix e il master sono stati fatti da Davide Maggioni e Luca Vittori. Gli aneddoti più quotidiani sono dalla conta per pagare il pranzo ai molteplici aperitivi a fine giornata, ai momenti di creazione sugli arrangiamenti.

Collaboriamo insieme da molto tempo e siamo molto uniti, alla fine è come stare in un mondo parallelo quando si lavora ad un disco, in cui ci sono i momenti di s****o alternati a momenti di lavoro duro.

Titolo Album, racchiude tutto quello che siamo, abbiamo descritto momenti di vita quotidiana che volevamo mettere in musica per raccontarvi chi siamo, la malinconia è essenzialmente il filo conduttore dell’intero album.

Abbiamo visto che siete spesso in giro con la vostra musica. In che modo organizzate i vostri live?

Ad Aprile è partito il nostro tour insieme alla nostra Booking Plasma Concerti, abbiamo suonato un po’ ovunque in giro per l’Italia ed è stato bellissimo. La cosa più bella del tour è quella di incontrare la gente che ci ha scritto prima del live, sentirli cantare le nostre canzoni è qualcosa di indescrivibile, si crea una certa emozione che paga tutte le fatiche che abbiamo fatto per costruire questo progetto. Ed è soltanto l’inizio…

Ci spostiamo in pulmino e Legno felice è il nostro autista ufficiale insieme al chitarrista Fabio Zini.

Avete progetti per il futuro?

Sicuramente il nostro secondo album.

Ci parlate di All you can eat e del vostro incontro con Nicolò De Devitiis?

Quando ci è arrivato un messaggio su Instagram in cui Nicolò De Devitiis (aka @divanoletto) ci diceva che eravamo entrati nella sua playlist di Spotify (DIVANOLETTO GROOVE) ci siamo subito entusiasmati. Nicolò oltre ad essere un presentatore e personaggio televisivo delle Iene è un grande appassionato di musica, molto attento a quella emergente, e durante una sua intervista da Max Brigante a 105 Mi Casa ci ha citati come nuovo progetto da tenere d’occhio nel panorama indie-pop. Noi abbiamo sentito l’intervista e siamo rimasti molto contenti.

Dopo qualche giorno eravamo casualmente in giro a Milano a fare delle interviste, gli abbiamo scritto e ci siamo incontrati: lui è arrivato vestito da iena (aveva appena finito di fare un servizio), ci siamo conosciuti ed è nata una bella amicizia, che al di là del lavoro che facciamo ci ha trovato subito in empatia sulla visione del mondo musicale di oggi. Ci ha caricato in macchina e portati prima da Max Brigante a Radio105 per regalargli il nostro disco e in Spotify per fare la stessa cosa.

Da un po’ avevamo in cantiere All you can eat e dopo quella giornata, una volta tornati a casa, ci si è accesa una lampadina, anzi la nostra scatola di Legno. Così dopo 3 giorni dal nostro incontro con Nicolò lo abbiamo chiamato e gli abbiamo proposto una follia: fare un pezzo insieme, un featuring, dove lui cantava con noi e aveva un suo special. Alla sola idea lui (che suona la batteria e ogni tanto canta) è impazzito e si è detto subito entusiasta. Morale: dopo un settimana eravamo nel nostro studio a Pistoia a registrare All you can eat e girare il video clipackstage.

Legno for Siloud

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