InTheMusic: Volevo te, GionnyScandal

[Emo Pop, 2019]

Nonostante sia passato un po’ di tempo, cari lettori di Siloud non mi sono dimenticato di voi, come tutti d’altronde ho usufruito delle vacanze estive per resettare e ricominciare più carico di prima. Nel susseguirsi di treni, spiagge e ombrelloni, ho avuto tempo per ascoltare tanta nuova musica. Con nuova intendo il termine nella sua completezza, Volevo Te, Gionny Scandalovvero sia come ordine di rilascio ma anche come sonorità e generi per i quali in precedenza non ero particolarmente motivato all’ascolto.

Tra i molteplici brani di cui potrei espormi, oggi vi parlerò di Volevo Te di GionnyScandal. Un artista che in età adolescenziale ho ascoltato veramente tanto, ma chi non l’ha fatto? Tutti della generazione fine anni ’90 quando passavano interi pomeriggi su YouTube, si imbattevano nelle prime canzoni di Gionny, d’altro canto tra il 2010/2011 ha riscosso pubblico sul web in maniera inequivocabile. Nonostante non fosse spinto da major o produttori, in maniera del tutto amatoriale ottenne la media di 100.000 visualizzazioni a video. Eravamo tutti presi, pazzi e galvanizzati dal giovane rapper di Seregno.
Con il passare del tempo, quindi con l’esplosione del rap e l’automatica smagliatura in altri generi, si è avvicinato per mood e sound più al pop. Di conseguenza non mi sono più imbattuto insistentemente nei suoi brani, questo non per discriminarlo. Alla fine parlano i numeri sotto tutti i punti di vista e nel suo caso sono tanti, sia per i continui sold-out ai concerti che per le continue certificazioni Fimi.

Tornando al discorso iniziale, l’estate mi ha riavvicinato a GionnyScandal. Con Volevo Te trovo un’importante maturazione artistica soprattutto nel sound, in cui è presente quel tocco ricercato di internazionalità. Da sempre il rapper non ha mai nascosto la sua passione per la cultura punk e metalcore americana, rispecchiandosi in quegli scenari come styling visivo e tratti delle liriche. Il mood e la sonorità del brano mi sembrano appartenere proprio a quei filoni, con un arpeggio alla Blink 182 riprodotto su un beat in chiave contemportanea. Le linee vocali (con l’uso non eccessivo dell’autotune) e il testo leggero permettono all’ascoltatore una riproduzione scorrevole e al tempo stesso saliente. Il bipolarismo della canzone è il punto indubbiamente più forte, poichè può essere ascoltata sia da ‘party’ ma anche per far mente locale sulla tematica di base, ovvero le continue contrapposizioni, problematiche e sbattimenti di una relazione, dei sentimenti pre e post rottura.

Vi consiglio di andare a dargli uno sguardo, ormai Gionny non è più una scoperta bensì una certezza nella musica italiana.

CM

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