InTheArt: Michele Sansò, interview

Nome: Michele
Cognome: Sansò
Anni: 35
Città: Alessano (LE)
Nazionalità: Italiana
Professione: Tatuatore/Illustratore

Michele Sansò 1

Ciao Michele, raccontaci di te!

Sono Mighel, un nome che iniziò a darmi un caro amico e che alla fine è rimasto e si è trasformato come nome che identifica la persona di Michele in quello che faccio, sostanzialmente disegno!

Vengo da un paesino che si trova nel profondo Sud, Alessano… POPOLI! Si POPOLI, perché si vive come in delle tribù, piccoli paesini, dove ognuno ha un proprio dialetto, usanze diverse, anche se di poco, ma sembriamo delle tribù che vivono in villaggi piccoli, con le loro famiglie. Poi vi racconterò di persone se mai ce ne sarà l’occasione.

Ho 35 anni, da un paio di anni vivo ad Alessano, ma ho viaggiato e vissuto per anni anche all’estero. Nella vita, in questo momento, tatuo e faccio illustrazioni. Ho studiato come grafico, quindi tante volte creo disegni su commissione. Per la cronaca, ho fatto i lavori più disparati, non li elenco perché ne ho fatti davvero tanti e diversi, tutto questo per campare… BENE!

Quando è nata la tua passione per l’arte in generale?

La passione per l’arte in generale, o forse nello specifico, è nata quando frequentavo le scuole medie. Andai in vacanza a Perugia a trovare dei parenti e mia cugina mi portò in città. In una strada vidi dei murales (graffiti) e me ne innamorai. Iniziai a scattare mille foto, che ancora conservo, e pensai: io farò il liceo artistico… e così feci!

Mi informai su tutto, dal perché la gente faceva graffiti al come si facevano ad i materiali che si utilizzavano. D’altro canto venendo dai ‘popoli’ era difficile conoscere queste cose se non c’era chi poteva tramandartele, ma negli anni della mia adolescenza internet prendeva piede, mio fratello era un appassionato di informatica, quindi io ‘surfavo’ l’onda e utilizzavo il suo computer per cercare info che mi potessero tornare utili.

Ho portato avanti la passione per l’arte saltando da disciplina in disciplina: prima l’amore per i graffiti, poi la pittura al liceo, poi grafica ed ora i tatuaggi e l’illustrazione.

C’è qualcosa nello specifico che stimola la tua creatività?

Oggi siamo influenzati da troppe cose. I social ci influenzano molto ed anche io cerco di influenzare le persone che mi seguono, ma non è un lavoro facile. Ovviamente non sono fiero della società in cui vivo, provengo da una generazione di ‘disagiati’, nel senso che noi della classe 1984 abbiamo fatto più fatica di tutti nell’inserirci nel campo lavorativo. Guardo poca tv (per fortuna o purtroppo) e mi penso spesso che se avessi vent’anni con la testa con cui mi ritrovo oggi sarei un’altra persona, forse migliore, e forse renderei migliore anche questa società. La politica mi influenza poco, ho le mie idee salde: amo meritocrazia, uguaglianza e rispetto, cosa che i nostri politici non trasmettono… e si vede, perché le nuove generazioni, non sanno nemmeno di cosa si stia parlando.

Tramite il tuo profilo Instagram siamo riusciti a vedere molte delle tue opere. Ci ha colpito la tua capacità di trasmettere in modo molto chiaro cosa hai nella testa. In che modo scegli i soggetti e cosa cerchi di comunicare tramite le tue grafiche?

Alcune delle mie illustrazioni/grafiche vengono così, da lampi di genio, guardando altre immagini o pensieri che mi passano per la testa; altre sono commissionate, quindi cerco di capire cosa il cliente chiede e provo a realizzarle. Molte volte, se non il 90% delle volte, mi intestardisco nel provare a disegnare qualcosa di nuovo. Ovviamente ho le mie fonti di ispirazione, da cui accingo senza copiare. Ammetto di essere stato incolpato di rubare idee (ma oggi ci sono talmente tanti modi di promuoversi su Instagram che capita di finire per copiare qualche metodo che altre persone hanno utilizzato), ma mai di copiare gli sketch.

I messaggi che voglio trasmettere sono tanti, dipende dall’umore e dal posto in cui mi trovo. Sono molto legato alla mia terra nonostante tutte le problematiche, quando sono in altri studi, per periodi un po’ più lunghi, magari la nostalgia mi fa disegnare soggetti con riferimenti alla mia terra, alle tradizioni e così via.

Riusciresti a definire un tuo tratto distintivo?

Come dicevo prima, ho le mie fonti d’ispirazione, ma oggi come oggi riuscire a distinguersi (soprattutto nel mondo del tattoo) è in assoluto la cosa più difficile. Prediligo uno sketchato, ultimamente sto cercando di renderlo a colori. Uno degli ultimi miei lavori ha riscosso un notevole successo (nel mio piccolo) e sono molto soddisfatto. Per essere più precisi, sto ancora lavorando nel trovare uno stile che mi distingue in modo chiaro.

Sei un tatuatore, è chiaro dunque il tuo legame col mondo creativo. In che modo ti sei appassionato ai tatuaggi?

Mi sono appassionato facendomeli fare, devo dire che non sono ancora completamente tutto tatuato, ma sono sulla buona strada. Da lì a diventare tatuatore, mi direte, ce ne passa. In realtà, mi sarebbe piaciuto diventarlo prima, ma mio papà quando ero al liceo mi disse: “Non tornare a casa con piercing e tatuaggi“… a 16 il primo piercing alla lingua, a 22 (già tardi) il primo tattoo dopo essermi laureato, poi un’escalation che dura ancora oggi. Ecco, forse il bene che voglio ai miei genitori ha dettato il fatto che io non lo sia diventato prima, ma meglio tardi che mai. Non credo al caso, doveva essere così. Molti tatuatori italiani hanno iniziato tardi come me ed ora sono conosciuti in tutto il mondo.

Quando hai capito che i tatuaggi sarebbero diventati, oltre che una passione, il tuo lavoro e che legame ritieni che abbiano con il mondo dell’arte?

L’ho capito quando ho incontrato un tatuatore giovanissimo, ora amico fraterno ed uno tra i miei preferiti. Avevo già finito il corso per l’abilitazione al tatuaggio. Mi ha trasmesso molto e da lui ho anche appreso tanto, come anche da tutto lo studio dove poi sono entrato a far parte qualche mese dopo come apprendista, l’Eternal City Tattoo a Roma, una famiglia bellissima, dove ho appreso tutto quello che potevo. Il tatuaggio è una forma d’arte bellissima e di tutto rispetto, c’è chi dice che noi siamo artigiani, si forse in parte… ma perché ci pagano per farli? È vero, gli artisti sono diventati ‘ricchi’ quando sono morti, io credo che oggi la concezione di artista sia diversa da quelle di un tempo (ma parlo davvero di molto tempo fa); oggi si campa e a me non dispiace campare di tatuaggi, anche se siamo tanti e non è per niente facile!!!

Quali progetti hai per il futuro?

Ora come ora, il mio futuro è imparare e crescere nel modo migliore possibile, cercando di non commettere errori e rovinare qualcuno. Vivo giorno per giorno.

Un sogno, più che un progetto, sarebbe di essere parte di uno studio, mio oppure no poco cambia, ma vorrei fosse fatto di 6/7 persone che coltivano la stessa mia passione.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ai lettori vorrei dire: seguite i vostri sogni senza farvi influenzare da nessuno (anche se molto difficile). Fatevi rispettare per ciò che fate e seguite i vostri punti di vista… e tatuatevi che il mondo ha bisogno di più colore.

Basta abiti gessati e cravatte come cappi al collo… Poi si siedono ai tavoli per prendere decisioni su come distruggere il mondo… PEACE.

Grazie Siloud per la possibilità, ogni tanto segnali e dosi di umanità arrivano ancora.

Michele Sansò for Siloud

Instagram: @mighelink
Facebook: https://www.facebook.com/mighelsinklife/?ref=bookmarks
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