InTheShot: Martina Baraldi, interview

Nome: Martina
Cognome: Baraldi
Anni: 22
Città: Udine
Nazionalità: Italiana
Professione: Studentessa

Martina Baraldi 1

Ciao Martina, parlaci di te!

Ciao, mi chiamo Martina Baraldi, sono una ragazza originaria di Udine ma che da tre anni ormai vive a Venezia dopo aver iniziato l’università. Attualmente frequento il primo anno del Corso di Laurea Magistrale in architettura presso l’ateneo veneziano Iuav. La fotografia è una passione che mi ha sempre “dato una boccata d’ossigeno”.

Come nasce la tua passione per la fotografia?

Questa passione è nata, come succede a molti, un po’ per caso. Ho sempre amato sfogliare i vecchi album di fotografia, passavo pomeriggi interi a guardare le fotografie scattate dai miei genitori o dai nonni e mi facevo raccontare le storie che stavano dietro a quelle foto. Con il tempo mi sono resa conto che crescendo nessuno avrebbe fotografato le mie storie personali e che solo io potevo essere l’unica a farlo. A Natale di 8 anni fa mi è stata regalata una piccola macchina fotografica con la quale mi divertivo a immortalare ogni esperienza (senza riflettere troppo sul soggetto). L’esigenza d’allora era quella di collezionare il maggior numero di ricordi da conservare nel mio album personale da poter mostrare ad amici e familiari. Successivamente una nuova bridge ha accompagnato alcuni dei miei viaggi più belli. La mia “compagna di vita” al momento è una Nikon D7500.

Chiaramente, in questo lungo percorso l’esigenza del soggetto in fotografia è cambiata drasticamente arricchendosi soprattutto negli ultimi anni quando, dopo aver iniziato l’università, l’architettura ha inevitabilmente rapito un pezzetto del mio cuore.

Ho sempre considerato la fotografia alla stregua di un bellissimo “sentimento”, così mi piace definirla. Mi manca sempre e ogni volta la vado a cercare. La mia vita? I migliori ricordi li ho sempre conservati tutti lì dentro, stampati ed appesi su qualche muro. E’ un rifugio.

I tuoi scatti sono molto incisivi: la ricercatezza per il dettaglio e per la novità sono delle caratteristiche che emergono. Cosa cerchi di trasmettere tramite i tuoi scatti? In che modo riesci a catturare il momento giusto?

Mi piacerebbe tanto trasmettere serenità e per questo cerco scatti caratterizzati da colori caldi che riprendono semplicemente quello che ci circonda, la verità, nulla di più, situazioni quotidiane che spesso mi piace associare ad elementi geometrici.

Qual è la tua idea di fotografia?

Ultimamente ho ritrovato me stessa in molti tipi di fotografia. Non è semplice parlarne dal momento che riesco a trovare soddisfazione in ambiti e tematiche che spesso sono diversi tra loro. Ma questo è l’ingrediente essenziale che mi consente di annoiarmi mai. In questo momento della vita sento l’esigenza di dover ricollegare i “punti” sui quali mi sono soffermata fino ad ora, renderli un tutt’uno nella mia fotografia, proprio perché rappresentano percorsi paralleli della mia formazione. La fotografia fa in modo che ci sia sempre qualcosa di diverso in me. Credo che nella fotografia sia fondamentale possedere un certo grado di versatilità, così come nella vita, essere aperti senza mai soffermarsi con testardaggine solamente su un’idea, ma guardarsi attorno e scoprire ciò che fino a quel momento era nascosto ai tuoi occhi e al tuo obiettivo.

Sono attirata dalla luce, dalla composizione in sé, sempre molto geometrica anche se preferisco le geometrie naturali, non quelle forzate. A volte questa ricerca delle geometrie più essere limitante, e bisogna provare ad osare un po’ di più con l’elasticità della composizione.

Sono tre le tematiche che porti avanti in parallelo con i tuoi scatti: architettura, street photography e ritrattistica. Cosa ti spinge ad occuparti contemporaneamente di queste tematiche apparentemente molto diverse? C’è qualcosa che, secondo te o tramite te, le lega?

L’architettura mi ha inevitabilmente portata a soffermarmi su quella che è l’idea di spazio e di percezione di esso e la fotografia è stata lo strumento che con naturalezza ho utilizzato per analizzare questi concetti. L’architettura infatti, quando deve essere fotografata, richiede un profondo grado di oggettività e di rigore: la sfida sta nel valorizzarla nel momento in cui viene plasmata da fattori esterni quali la luce, gli agenti atmosferici, e gli uomini.

Martina Baraldi Architettura

Nel fotografare una persona invece c’è il contatto diretto, il sapersi e saper mettere a proprio agio e “l’imbarazzo”. Credo che l’imbarazzo sia una delle espressioni naturali che più caratterizzano gli esseri umani e che io amo fotografare.

Martina Baraldi Ritratto

Lo street photography è il giusto compromesso tra le due esperienze, fotografare cioè che determina uno spazio in un modo più flessibile.

Martina Baraldi Street

Esiste, in realtà, un parallelismo tra i tuoi scatti a tema architettura e quelli sulla ritrattistica. È proprio questo un concetto che sottolinea la tua ricercatezza per il dettaglio di cui parlavamo poco prima. Ci dici di più?

Mi piace descriverlo come un parallelismo tra la mia ricerca di linee dritte e “rigide” nella foto di architettura (per rappresentare l’architettura in modo davvero oggettivo) che si contrappone alla fotografia del ritratti e in generale delle curve femminili e del chiaro-scuro che vado a cercare e creare. Quindi contrapposizione tra due elementi diversi (uno più rigido e uno più sinuoso) che io desidero rappresentare con uguale attenzione.

Per i ritratti sono sempre con la macchina in mano, c’è bisogno di una certa libertà nei movimenti mentre per le foto di architettura a volte porto con me il cavalletto. Non nascondo il fatto che delle rivisitazioni e dei piccoli ritocchi di post produzione con il Software Lightroom o Photoshop fanno parte della mia esperienza. Non sono mai stata contraria all’uso di software per l’editing fino a quando si lascia intatta la struttura originaria dell’idea e dei colori che l’idea porta con sé.

A prescindere dal tipo di scatto e dalla tematica trattata, le figure umane sono una costante. Cosa pensi ti spinga a dare molta importanza all’uomo nei tuoi scatti?

Noi fotografi ci rapportiamo con continuità con l’ambiente esterno, lo viviamo e lo percepiamo. Spesso si crea una sorta di empatia tra due esseri umani – fotografo e fotografato – che non è facile descrivere. Amo studiare uno sguardo, un’espressione mutevole, uno stato d’animo e proprio per questo motivo ritengo che l’essere umano sia il soggetto migliore sul quale poter sperimentare.

Una degli aspetti di questa mia ricerca che mi ha dato più soddisfazione è stato sentire le altre persone fidarsi della mia fotografia e posare, o proporsi di posare, nel modo più dolce possibile.

C’è uno scatto a cui sei particolarmente legata?

Questa è proprio una domanda complicata! Onestamente è stata la domanda alla quale ho dovuto pensare di più. E’ inevitabile che il fotografo sia legato a molti degli scatti che ha fatto, un po’ per il momento vissuto, un po’ per lo studio che c’è stato dietro e che magari non sempre viene colto dall’osservatore.

Dopo una lunga riflessione mi piacerebbe proporvi questo scatto che risale all’estate del 2017. Mi trovavo a Barcellona con due amiche in uno dei posti più suggestivi che io abbia mai visitato, il punto di vista panoramico dei Bunker del Carmel. Si tratta di un luogo di ritrovo di giovani che spesso trascorrono le ultime ore del tramonto in compagnia (ci era stato suggerito infatti proprio per questa atmosfera al contempo felice e “spartana” che si respira). C’erano tre ragazzi davanti a me che fissavano come noi tutti il sole tramontare sull’orlo di uno degli ex bunker. La luce ed il panorama sono stati la guida per coronare perfettamente la scena, di questi tre ragazzi che rappresentavano in modo ideale la leggerezza di quell’ambiente e di quel momento.

Martina Baraldi Fotografia dentro l'intervista

Hai dei progetti per il futuro?

A 22 anni i sogni sono sempre molti, fortunatamente. Sono dell’idea che non ci si debba precludere nulla, fare tante esperienze di diverso genere è fondamentale.

Chiaramente mi piacerebbe lavorare in un ambito dove posso sfruttare le competenze che ho raggiunto nello studio dell’architettura e in tal senso sarei davvero soddisfatta se riuscissi ad unirvi la mia passione per la fotografia, ad esempio lavorando per qualche rivista. Ma qualsiasi proposta fotografica, soprattutto all’estero è ben accetta!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

La fotografia, come altri mille hobbies, è stata la mia valvola di sfogo, la mia più grande soddisfazione che ha accompagnato la mia crescita e riflessione personale su molti argomenti, anche i più delicati. Auguro a chiunque di trovare una strada che ti consenta di capire e riflettere su te stesso allo stesso modo della fotografia.

La fotografia è sempre molto personale perché legata alla tua intimità. Allo stesso tempo sono sincera nel dire che creare un account Instagram (o in generale lavorare una piattaforma online) con i propri lavori mi ha aiutata moltissimo. E’ nato senza nessuna esigenza particolare, un po’ quasi per gioco. Grandi e piccole soddisfazioni, è un rifugio dalla normalità. E’ la mia espressione e sento che è giusto così, è giusto per me e per quello che provo. Negli anni riesci a comprendere i miglioramenti, i cambiamenti nello stile della fotografia, dell’editing, dei soggetti fotografati. Ti metti a confronto con un pubblico che, vasto o ristretto che sia, ti dà un feedback sui tuoi lavori. Non sempre l’idea che ti entusiasmava riesce ad essere capita, o viceversa qualcosa di più “standard” per i tuoi canoni può avere un grandissimo successo. Tuttavia ritengo che questo processo sia fondamentale per capire che tipo di riscontro può avere la tua comunicazione non verbale. Auguro a tutti di trovare un personale modo di espressione.

Martina Baraldi for Siloud

Instagram: @martina.b_photography

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