InTheMusic: MasCara, interview

Band: MasCara
Componenti: Lucantonio Fusaro (voce), Claudio Piperissa (chitarra), Marco Piscitiello (basso) e Nicholas Negri (Batteria)
Età: 29-34
Città: Provincia di Varese
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Carne & Pixel (2019)
Album pubblicati: L'amore e la Filosofia, Tutti Usciamo di Casa, Lupi
Periodo di attività: dal 2010
Genere musicale: Art Pop, Haevy Soul, New wave
Piattaforme: Spotify, YouTube

MasCara

Chi sono i MasCara?

Sono una band della provincia di Varese formata da quattro ragazzi, anche se nel corso del tempo siamo passati da una formazione a sei e cinque. Questo disco ha trattenuto i più coraggiosi sulla nave.

Perché avete scelto di dare questo nome alla vostra band?

Abbiamo scelto con buona dose di incoscienza: Lucantonio (cantante) scrisse uno dei suoi primi testi focalizzandosi proprio su questa parola e ci decidemmo ad usarla. Il testo lo cestinammo senza tentennamenti.

Quando avete deciso di riunirvi insieme per fare musica?

La scelta è nata nel 2007 ma, come si può ben notare, ci prendiamo del tempo per fare le cose ed il primo lavoro a nome MasCara vide luce nel 2010.

Qual è il vostro percorso all’interno della musica e quali sono le vostre influenze musicali?

Assomiglia più ad una scalata, fatta di salite e discese, ma con la sensazione di essere sempre un passo avanti rispetto a dove ci si era fermati. Ogni lavoro ha subito diverse influenze, dalla new wave revival dei primi ’00 al post-rock, dall’elettronica al soul. Crediamo che di fondo però ci sia un tratto epico, che negli anni, forse, siamo i soli ad aver mantenuto. Quindi ad certo punto viene giù tutto a pezzi.

Dai vostri inizi ad oggi, la vostra produzione musicale è ampia: c’è una continuità di tematiche trattate nei vostri brani?

Recentemente ci siamo accorti che fra le immagini più ricorrenti e le parole più comuni c’è “uomini”, nel senso di essere umano. Le metafore, i racconti, sono sempre incentrati sul cambiamento.

Abbracciamo un tema e lo rappresentiamo come se si potesse vedere e respirare. Un punto che rimanga più alto del solo quotidiano. La musica indipendente ha mutuato dall’hip hop una condivisione il più possibile scevra di fronzoli e centrata sulla realtà di tutti i giorni. La cameretta e la strada sono due facce della stessa medaglia. Noi invece creiamo il nostro personale spettacolo umano come si assistesse ad un film o una rappresentazione teatrale. Le immagini e gli spunti servono a guardare da un’angolazione diversa alle nostre vite.

Il vostro percorso all’interno del mondo della produzione musicale è cominciato con l’ep “L’amore e la filosofia”, correva l’anno 2010. Da allora, in ordine cronologico, avete dato vita a: “Tutti Usciamo di Casa” e “Lupi”. Cosa è cambiato, negli anni, nella vostra musica?

Direi tutto ogni volta. I pochi punti certi sono l’evitare di scrivere le stesse cose. Ogni disco ha scandito il nostro umore, i primi lavori hanno un candore che non recupereremo mai e si sono irrobustiti di nuovi quesiti e di nuove scoperte con il tempo. Le nostre vite sono cambiate e abbiamo inevitabilmente messo dentro, disco dopo disco, le nostre nuove personalità.

Dopo qualche anno di pausa, eccovi ritornati. “Carne & Pixel” è il vostro nuovo brano, che analizza e distrugge in qualche modo l’identità umana contemporanea. Ci dite di più?

La canzone nasce dalla curiosità di riflettere su che tipo di identità, di percezione, sta venendo a galla dopo tutti questi anni di immersione digitale. Non ci rendiamo conto ma il nostro modo di percepirci on-line e off-line sta pericolosamente fondendosi. Parte del testo l’ho scritto su un libro di un’autrice italiana che si chiama Giuliana Altamura. “L’orizzonte della scomparsa” “è un romanzo completamente a fuoco rispetto a queste tematiche, ha il sapore di quei programmi tipo catfish che per quanto ormai stra conosciuti mantengono un certo lato inquietante. Inoltre le emozioni più superficiali, quelle a cui rispondiamo con molta istintività mi fanno sempre venire il sospetto. Sentire il proprio cuore e riflettere al contempo è l’approdo più sensato per poter comprendere che tipo di esseri umani vogliamo diventare.

Anche il video di “Carne & Pixel” è scava molto più a fondo. Cosa avete voluto rappresentare visivamente?

L’idea di recupero, intesa come la possibilità di eccedere con la tecnologia in nome dell’amore. Rappresenta un gesto disperato e allo stesso tempo glaciale. In futuro potremo arrivare fino a tanto e che tipo di opinione ne avremo? Da quando esiste internet la sensazione è che si sia costretti a vedere e partecipare entrando ed uscendo da un ruolo che a conti fatti indossiamo come una seconda pelle. I nostri avatar sono a tutti gli effetti espressione della nostra personalità. Deve per forza avere una ricaduta. I dispositivi ci ridefiniscano e ridefiniscono le nostre emozioni. Non poteva però mancare quel retrogusto mitologico per cui c’è una protagonista che riporta dalla morte la persona che ama. Eppure commette un errore. Vi ricorda nulla?

Il vostro ritorno è ufficiale: quali sono i vostri progetti nel breve e nel lungo termine?

Qualcuno si sta accorgendo che nel video c’è la nostra piccola sfida alla fruizione. Dove sono finiti i protagonisti dopo il crah del sistema? Quella schermata dura dieci secondi e termina con un invito a tornare nella pagina Golden Record (un account IG con dei file che raccontano la vita dei protagonsti del video). Che ci sia qualcosa lì che non è stato ancora scoperto? A breve sveleremo se ci sarà una chiusura del cerchio o se devieremo verso altri lidi digitali. La risposta c’è ma va trovata la chiave nel video. Quindi vi suggeriamo di fare un tentativo e andare a curiosare. Può darsi che il secondo singolo sia sempre stato ascoltabile e sia uscito già in contemporanea a Carne & Pixel.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Siate curiosi, provate ad ascoltare con meno fame consumistica e datevi il tempo di godere delle cose.

MasCara for Siloud

Link: www.mascarawave.it
Credits: RC Waves

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