InTheMusic: Meical, interview

Nome: Michael
Cognome: Mangione
In arte: Meical
Età: 24
Città: Milano, Palazzolo Milanese
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 1
Album pubblicati: Il primo disco fa sempre schifo
Periodo di attività: 2015
Genere musicale: Rap, trap, Alternative Rap
Piattaforme: Youtube, Spotify

Meical

Chi è Meical?

All’anagrafe Michael Mangione, in arte Meical, ho 24 anni e vengo da un quartiere della periferia di Milano, Palazzolo Milanese, una piccola frazione di Paderno Dugnano dove grazie anche ai ragazzi di zona, dai più grandi ai più piccoli, il nome rimane ancora vivo piuttosto che essere un posto dimenticato da Dio.

Attualmente per tirare a campare mi occupo di qualsiasi attività mi passi sotto mano. Colgo l’occasione per rimanere impegnato al massimo e tirare su qualche soldino per poter finanziare la mia musica anche perché non ho i genitori che possono investire su di me. Mio padre non lo vedo e non lo sento da anni e mia madre non è nelle condizioni di poter darmi una mano. Quindi ho preso le redini. Mi do da fare e percorro questa strada che va solo a mio rischio e pericolo. O vinco o fallisco, sarà solo grazie o a causa mia.

Cosa significa esattamente “Meical”?

All’inizio di tutto ero MADMICH. Sai, lo usavo come tag sui muri, sui treni, sui pullman e nelle prime gare di freestyle. Con il passare del tempo ho sentito la necessità di passare a qualcosa di maturo e anche di molto più semplice. Lo reputavo un nome sin troppo underground e bambinesco e ho cambiato in Meical che non è nient’altro che lo slang di Michael. Lo sento molto più intimo e molto più personale. All’interno delle mie canzoni sfrutto moltissimo anche un altro nome d’arte secondario che sarebbe DIZA BOY (il ragazzo disagiato), una sorta di alter ego malvagio con cui mi spingo a dire le cose più strampalate e più pazze che mi passano per la mente.

Nel corso del tempo ho avuto l’idea di iniziare a scrivere un po’ come se avessi due teste, due cervelli. La parte più riflessiva è Meical e quella più matta è Diza Boy. Solo che per il momento ho fatto un video e un disco su Spotify dal titolo “Il primo disco fa sempre schifo” dove ho messo in risalto di più la parte secondaria proprio perché avevo bisogno un po di evadere dai canoni della musica e dell’immagine odierna del rapper. Ho sempre puntato a distinguermi senza troppi giri di parole. Odio il fatto che se va di moda una cosa tutta la massa segue quelle orme. Preferisco essere l’unico o forse uno dei pochi a rimanere su territori inesplorati in cui c’è la possibilità di costruire qualcosa da zero.

Come ti sei avvicinato alla musica e cosa rappresenta per te?

Ho cercato sempre di nascondere il fatto che sono nipote di un noto produttore in Italia ma alla fin fine non posso rinnegare le mie origini e il mio sangue. Walter Mangione, in arte Watt Mangione, è mio zio nonché componente dei “Brothers”  che nei primi anni 2000 realizzarono hit come “Sexy Girl”, “The Moon”, “Dieci cento mille”, ecc. e da cui prende anche vita il progetto “Watt&Jack”. Penseranno che sia un raccomandato o che abbia più porte aperte rispetto alla media, ma non è affatto così. Non faccio altro che prendere consigli e seguirli fino in fondo così da avere una crescita più accelerata. Questo può essere uno dei lati positivi, ma per il resto non mi sogno affatto di andare da lui a chiedergli “TROPPO” perché sinceramente, sotto certi aspetti, non sono ancora pronto e se fingessi di esserlo, sì, salterei qualche tappa ma credo che mi brucerei in tempi record. Poi non ne sono la persona e non rientra nel mio stile.

Nell’infanzia a casa mia non ci potevo stare, era guerra tutti i giorni e ai miei zii e ai miei nonni non sembrava il caso che stessi in mezzo a una situazione degradante come quella che causarono i miei genitori, quindi vivevo a casa loro in cui ascoltavo sempre le compilation che possedeva mio zio o le canzoni che produceva nel suo studio. Ma non ero ancora a conoscenza del rap, fin quando un mio amico alle elementari portò un disco dal titolo “L’ultimo testimone” di Bassi Maestro in cui dalla prima parola,  ero nell’angolo con faccia stupefatta tipo da “CHE COS’E’ QUESTA ROBA? FANTASTICA”. Da quel momento non feci altro che continuare giorno dopo giorno a documentarmi e ascoltare rap.

Diciamo che la musica nella mia vita è una salvezza. Ho passato veramente tanti momenti soltanto in compagnia del mio mp3 che era l’unico modo per non pensare affatto ai casini dentro e fuori casa, dalla depressione patologica di mamma, all’alcolismo cronico e ai continui tradimenti e botte da parte di papà e al bullismo che ho subito a scuola e per strada. Tutti avevano gli interessi dei motorini, di andare in disco a limonare, di andare ovunque a fare baldoria, ma invece io non possedevo né i loro beni né il loro entusiasmo per poter entrare a far parte di certe situazioni. La mia energia la riversavo nelle parole, nelle decine di diari che scrivevo, nelle poesie e nei testi che sin dalla più tenera età mi hanno accompagnato fino ad oggi. Oltre alla musica che riesce a ridarmi una stabilità mentale e spirituale c’è la scrittura, che più che passione è un’ossessione. Sai quando ti senti male tipo astinenza che ti manca quel qualcosa che assumi? Bene, è lo stesso principio. Che ci credano o no. Chiunque è venuto a casa mia è rimasto pietrificato dalla quantità di fogli scarabocchiati di rime, dai sacchi neri pieni di fogli e di block notes.  Tirando conclusioni, la musica e la scrittura sono tratti scolpiti sulla pietra della mia esistenza.

Una cosa è certa: ascoltando i tuoi brani e guardando i tuoi video riesci sempre a strapparci un sorriso. Quale messaggio si nasconde dietro la tua ironia?

Parto dal presupposto che nella mia vita ho sofferto di depressione per le varie situazioni che mi sono capitate e non parlo di robe come una donna mi ha spezzato il cuore o  che non ho perché l’amico mi ha abbandonato. No, va ben oltre. Robe tra eccessi di psicofarmaci e alcool. Cose che purtroppo non si son potute evitare, un po’ perché in esse, stupidamente, cercavo la via d’uscita ma che la musica fortunatamente mi ha aiutato a superare. Il fatto che faccia un tipo di canzoni nasconde dietro di sè quel messaggio che sfotte un po’ tutte le mie disgrazie per cui ho imparato a prendermene gioco piuttosto che soffrirne. Non è altro che una piccola strategia che ho elaborato negli anni lottando contro me stesso, quindi in primis cerco di divertirmi scrivendo ogni tipo di cosa e rappando in qualsiasi modo. Dipende anche da ciò che sto attraversando in quel determinato periodo. Ho provato a scrivere cose come fanno gli altri, ma oltre a non averle vissute del tutto, non riesco a rispecchiarmici al 100%. Prima della credibilità che la gente può attribuire alla tua arte viene quella della propria coscienza, cercando di sentirsi apposto e seguendo un certo tipo di coerenza.

Oltretutto  mi piace divertire le persone con la mia creatività perché reputo di essere piuttosto imprevedibile anche secondo il giudizio di chi collabora con me, dal videomaker al beatmaker a chi partecipa come comparsa nei miei video e soprattutto amo quando, per mano mia, le persone sorridono perché cerco sempre di circondarmi di positività. Quindi sono arrivato anche ad un punto che oltre a farla per una questione di passione è come se indirettamente lo facessi anche per chi mi sta attorno.

Il tuo stile è un mix molto particolare: ci rimandi molto ai primi Club Dogo e Salmo… misto Bello Figo! Ti riferisci a loro in qualche modo? Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Club Dogo e Salmo sì, posso accettarlo. Anche perché nelle cuffiette porto tuttora le loro canzoni dalle prime fino alle più recenti. Ma Bello Figo non penso proprio. non perché sia ridicolo, anzi, lo rispetto tantissimo perché riesce a  ‘prendere in giro’ qualsiasi tipo di argomento e di situazione con una certa naturalezza che solo lui riesce a fare. Ma non penso di essere a quel punto. I miei prodotti, per esempio, anche dal punto di vista di produzione e di master hanno professionalità.

L’ispirazione l’ho tratta da 3 punti fondamentali all’inizio di tutto. Eminem e Slim Shady, Fabri Fibra e Mr. Simpatia e Andy Kaufmann e Tony Clifton. Tutti esempi da cui c’è il concetto di molteplicità perché anche io mi sento un po’ doppio sotto certi aspetti. Un po’ bipolare. Nel corso del tempo mi sono detto “provo anche io a fare una cosa come loro ma senza copiarli“, solo che ora come ora sto iniziando a concentrarmi in cose un po’ più univoche proprio perché in questo determinato periodo ho l’esigenza di esprimere la parte più introversa. Vorrei farmi conoscere al pubblico anche nel modo più intimo. Sono una persona senza peli sulla lingua, quindi sfrutterò anche tanto il fatto di poter raccontare ogni tratto della mia vita senza vergognarmi. E credimi, può suonare anche come presuntuoso perché so che c’è gente che è messa peggio, ma ho un sacco di cose da raccontare.

Siccome sto intraprendendo anche progetti nella veste di produttore, ho sfondato quella noiosa “routine” schematica e rompiscatole di ascoltare solo ed esclusivamente rap. Passo da qualsiasi genere a qualsiasi annata. L’importante è che da ogni artista riesca a prendere degli spunti per imparare e migliorarmi continuamente di qualsiasi genere si tratti

Sul tuo canale YouTube sono presenti per il momento tre video, apparentemente molto diversi tra loro a livello musicale. Come descriveresti il cambiamento nella tua musica, nel tuo stile e anche nella tua personalità?

Avevo voglia solo di divertirmi e di vedere che impatto avrebbe potuto avere un personaggio del genere. Ora ci sono poche persone che mi chiamano e dicono “Diza Diza Boy” con voce stridula al telefono come per omaggiarmi e penso che pur se quattro gatti, la cosa stia iniziando a funzionare. Vedremo se con il tempo sarò abbastanza bravo da riuscire a diffondermi nella testa di chiunque, sia con uno che con l’altro personaggio.

L’idea è nata da quando molte persone hanno evidenziato un po’ tutti i tratti più folli della mia personalità. Anche solo una battuta in compagnia faceva non solo sbellicare dalle risate, ma risultava fuori dagli schemi. Così tra me e me mi son detto che avrei voluto riportare le stesse cose della mia vita sociale nella mia musica comportandomi da disagiato, esattamente come l’etichetta che gli altri mi attribuivano. Purtroppo, a malincuore, mi tocca ammettere che ho ancora tanto da migliorare per rendere le mie canzoni un po’ più orecchiabili e musicali sotto certi punti di vista, che oltre ad essere una critica comune nei miei confronti lo riconosco a pieno senza troppi giri di parole ma so che intraprendendo questa strada estremamente tortuosa son riuscito a sviluppare un’enorme elasticità nelle tematiche e nella scrittura anche grazie a tante ore di freestyle dal muretto di Milano alle strade di provincia di Milano e del resto della Lombardia.

Poi aggiungo che il merito è anche grazie al mio migliore amico che mi ha sempre spronato. Quando volevo mollare tutto è stato l’unico a incazzarsi e a spingermi a continuare.

Nel mio canale c’è pure una traccia che si chiama “Bongpack” e ritrae un po’ quella che era la mia adolescenza con le canne, però a lungo andare le cose sono cambiate. Non fumo quasi più e non mi ci rispecchio molto, non mi andrebbe ora di arrivare a parlare di cannoni e parchetti nonostante sia un argomento senza tempo. Qualsiasi artista oggi può parlarne e anche piacere, ma preferisco mettere me stesso alla prova cercando argomenti non riproducibili da chiunque così da creare una mia linea da seguire.

Guardando “Hit parade disagio”, il brano che hai rilasciato circa un anno fa, riesci a descrivere sia musicalmente che visivamente il disagio di cui parli nel testo. Come nasce questo brano?

Hit parate disagio” non è altro che uno skit che continuava un video che poi ho cancellato perché la qualità era veramente pessima. Ora a distanza di un anno lo stesso video l’ho rifatto e tra non molto uscirà. Non mi andava di scartare quella canzone soprattutto perché ci sono molto affezionato. Il sound, credimi, è stato improvvisato al momento da Rednose. Un fottuto genio alle macchine.

Ricordo che quel giorno stavo andando in studio a registrare altre canzoni che avevo scritto nei giorni precedenti e, nel tragitto, mi è venuto in mente il motivetto cantato dal tizio del grande fratello. Ho sostituito le parole ed è uscita quella roba lì. Simpatica no? Eravamo là in studio che continuavamo a ridere come se fossimo dei matti, poi Rednose si è messo sulla tastiera e ha improvvisato quell’armonia comica che ha regalato allo skit quell’atmosfera grottesca.

Batti le mani, schiocca le dita, vedi p*****e son tutte di Diza, batti le mani schiocca le dita, vedi la droga è tutta di Diza”. Un po ciò che fa parte del mondo del mio alter ego. In ogni canzone cerco di descrivere quello che si concentra nella dimensione che c’è all’interno della mia mente. In questo caso, in quella di Diza Boy: c’è una vita di eccessi, tra droghe e sesso, ma che con la sua voce e la sua attitudine è come se auto-ironizzasse persino su sè stesso dando l’impressione di essere non solo un matto ma anche un po’ masochista perché è come se non gliene fregasse proprio niente di nessuno e neanche di sè stesso.

Leggendo questa intervista, son sicuro che la gente mi prenderà per matto ma nella mia vita ho sempre pensato che ciò che è inerente alle proprie fantasie fa anche parte della  vita personale. Molte persone mi hanno accusato persino di essere troppo nel personaggio, pure in situazioni in cui la musica non c’entra così da rendermi fuori luogo in mezzo a tutti.

Il tuo ultimo brano si intitola “Guarda Come Trasho” ed è lo stesso che ci ha permesso di associare alcuni tuoi tratti a Bello Figo, che tra l’altro nomini anche. Ci parli della produzione di questo brano?

Ero in camera mia che avevo appena ascoltato la canzone di Mambolosco ed Edo Fendi “Guarda come flexo” (GRANDI ARTISTI). Molti penseranno che sia un dissing, ma in realtà il ritornello mi era rimasto così impresso che mi ero detto che volevo anche io fare una versione mia, così in neanche mezz’ora ho scritto le due strofe di getto e ho improvvisato al microfono il ritornello. l’ho portato in studio e ho aspettato che la base, che in origine era un type beat, venisse rifatta.

Nelle tematiche, di “Guarda come trasho” o altre non pre-imposto nulla. Io scrivo in flusso di coscienza e a seconda delle cose che mi vengono in mente cerco di trovare dei collegamenti tra gli argomenti di cui parlo. Per esempio ho sfottuto tanto la scena trap e ciò che riguarda il mondo dello spettacolo filtrando tutto attraverso il mio personaggio dicendo che se tutti sono orgogliosi di mostrare il proprio ego e le proprie ricchezze per sentirsi UP arriva uno scappato di casa come me che mette in risalto la propria povertà proprio per essere il contrario di tutto (la scena del barbone incazzato che sfonda la sua casetta di cartone è un esempio). Anche qui, Bello Figo non l’ho preso come rifermento per scrivere questo brano, anzi, volevo fare una rima carina e ho colpito la sua hit “Non pago affitto”.

Bello Figo, ripeto, lo stimo come personaggio, ma non lo prenderei mai e poi mai come riferimento artistico.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Attualmente sto cercando anche di cimentarmi nel mondo della produzione studiando giorno e notte tanta teoria musicale proprio perché uno dei miei piccoli sogni nel cassetto sarebbe di poter presentare al pubblico un disco con dentro anche mie produzioni. Non nascondo il fatto che sto cercando di creare qualcosa di nuovo a livello di sound unendo tutto anche ai miei testi.  E’ un lavoro duro. Lo vedo dai produttori con cui collaboro a mio zio quando lo vado a trovare in studio che, pur facendo musica elettronica, capisco la difficoltà nell’avere una bella produzione. Mi piacerebbe anche diventare il produttore di qualche ragazzo talentuoso e aiutare molti dei miei amici. Essendo giovane e frequentando gente di tutte le età, in questo ambiente mi sento di compatire anche le diverse esigenze e gusti artisti di ognuno.

Prossimamente farò uscire un brano di cui ho il video già pronto che si chiama “Morirò da solo” prod. Chaos, In cui parlo del lato più solitario e introverso di me dove filtrerò le mie esperienze che mi hanno portato a essere una persona totalmente chiusa nella vita reale in seguito a varie esperienze. Per spoilerare qualcosina, incomincio la strofa parlando del rapporto che avevo con la mia ex ragazza in una storia durata 5 anni dicendo: “Dentro i suoi occhi vedevo il mare, gli stessi occhi mi guardavano affogare”, collegando successivamente tutto al non essere più fiducioso nei confronti di chiunque per le varie avventure ed esperienze che mi sono capitate nella vita. Sì, può sembrare anche noioso e anche molto depressivo, ma non sono solo DIZA BOY so anche spingermi oltre.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Innanzitutto volevo ringraziare di cuore i ragazzi di Siloud per avermi dato l’occasione di esprimermi al pubblico con la mia prima intervista. Molto gentili, disponibili e professionali. Invito anche le persone a seguire tutte le interviste sul blog, perché ci sono un sacco di artisti interessanti che hanno qualcosa da raccontare.

Seconda cosa, invito anche le persone che leggeranno questa intervista a seguirmi sui miei canali social Facebook, Instagram e YouTube perché ho un sacco di novità in ballo e tante tracce che strapperanno qualche lacrima ma anche altre che riusciranno a farvi sorridere.

Meical for Siloud

Credits: Palladino Produzioni

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