InTheMusic: Minaper, interview

Nome: Martina
Cognome: Forlani
In arte: Minaper
Età: 37
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Menomale, Tangenziale
Album pubblicati: Minaper
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Cantautorato, Pop, Indiependente
Piattaforme: Spotify, Apple Music, YouTube, Deezer, Amazon music, ecc.

Processed with VSCO with 4 preset

Chi è Minaper?

Mi chiamo Martina, vivo a Roma e lavoro in ospedale. Per il resto del tempo scrivo, suono e ascolto musica… e mi dedico al progetto Minaper.

Perché questo tuo nome d’arte?

Minaper è un soprannome che avevo qualche anno fa, nasce da un diminutivo che si è poi modificato diventando appunto Minaper. Ho scelto di chiamarmi così perché far uscire questi brani era come fare un’operazione alla “ritorno al futuro”, volevo fare un regalo alla Martina di allora, quella che veniva chiamata “Minaper”, che avrebbe tanto voluto fare quest’esperienza ma che per diversi motivi non se lo è mai voluto permettere.

Tutto è cominciato grazie ad una chitarra avuta in regalo quando avevi 13 anni. Da allora non ti ha staccato più nulla dalla musica?

Sì, me stessa. Ho cercato di auto-sabotarmi per allontanarmi da questa “musica” che su di me aveva una presa fortissima… mi vergognavo tantissimo a suonare le mie canzoni agli altri, c’è voluto davvero tanto. Alcuni giorni mi capita ancora di cercare scuse per non farlo! Sto ancora indagando su questa mia “resistenza” a questo richiamo così prepotente. La chitarra me la regalò mio padre sotto mia richiesta. Ricordo di essere stata sempre super attratta dagli strumenti musicali e trovavo modi creativi per suonare e comporre canzoni pur non avendone a disposizione. Ad un certo punto ho fatto presente il bisogno di suonare veramente ed è arrivata la chitarra, strumento mai più abbandonato.

Avvertiamo una certa vicinanza al mondo pop-cantautorale: quali sono i tuoi principali riferimenti artistici?

Non ho particolari riferimenti, nel senso che anche se volessi scrivere un pezzo ad esempio alla Cristina Dona o alla Carmen Consoli non potrei mai farlo, nella musica cantautorale c’è sempre tantissimo di chi la scrive e nella mia esco fuori io. Probabilmente nei miei pezzi c’è un sentore di quello che ho avidamente ascoltato. Citare gli artisti che ascolto mi mette sempre in crisi perché dimentico puntualmente qualcuno di importante, comunque andando in ordine sparso direi Carmen Consoli, Afterhours, Cristina Dona’, Verdena, Lucio Battisti, Umberto Maria Giardini, Cat Power, Baustelle, Colapesce, Fiona Apple, Battiato, Nada, Fabi, Radiohead, Hole, Garbage, Wilco..etc etc etc.

Il mio genere è assolutamente cantautorale, le canzoni nascono così, voce e chitarra, poi in base ai vestiti che gli metti possono andare in una direzione più pop, più indie… quello che vuoi… ma la matrice resta cantautorale.

In realtà, oltre al suonare la chitarra scrivevi anche testi. Quando hai capito che le due cose potevano procedere insieme, piuttosto che parallelamente, hai cominciato a comporre quella che è la tua musica. Cosa significa per te scrivere un brano?

Diciamo che in adolescenza invece di scrivere un diario segreto scrivevo queste cose, brevi pensieri, non so come definirli, che per me avevano molto più senso dello scrivere magari la cronistoria di quello che mi era successo, ed essendo un po’ criptici erano al riparo da occhi indiscreti, ed erano già in una forma testo adatta ad una canzone.

Poi ho capito che era proprio il modo in cui mi esprimevo meglio e facevo chiarezza dentro di me. Oggi il principio è lo stesso. Mi capita che mi vengano in mente dei concetti, delle frasi o delle immagini che poi riverso in parole e musica. Gli argomenti variano a seconda del periodo, comunque penso che l’argomento ricorrente è il tentativo di comprensione delle dinamiche e delle emozioni umane nelle varie situazioni della vita. Il fine forse è fare chiarezza e cercare una maggiore consapevolezza di me e degli altri. Più che trasmettere un messaggio, io forse cerco una connessione con chi si trova ad ascoltare le cose che scrivo, se questo avviene poi la trasmissione è reciproca.

Leggerezza, ironia, intimità: è questo ciò che definisce il tuo stile? Da cosa parti per creare un tuo brano?

Io mi rendo conto di fare spesso dei pensieri pesanti che sono stemperati dall’ironia che è una mia caratteristica, anzi forse è la mia caratteristica. È venuta fuori sopratutto in alcuni pezzi che ancora non sono usciti. Ho scritto una sorta di trilogia sull’ansia che non rimane pesante grazie proprio all’ironia che mi salva sempre, nella vita e nella musica.

E’ sempre una sorta di autoanalisi sostenuta da una forte introspezione ed alleggerita dall’ironia e a volte anche dalla melodia o dall’arrangiamento dei pezzi (come ad esempio “Menomale” o “Tangenziale”) per quanto riguarda questo Ep per la produzione mi sono affidata a Massimo Colagiovanni e Davide Sollazzi (Bodacious Collective) che hanno saputo interpretare perfettamente la mia idea di musica aiutandomi ad ottenere un risultato che è andato oltre quello che immaginavo.

“Minaper” è il tuo primo progetto musicale, online dal 15 novembre. Ti andrebbe di raccontarci, singolarmente, ciò che caratterizza ogni traccia?

Inizialmente non sapevo se pubblicare questo Ep interamente, poi ho intravisto una sorta di coerenza tra i pezzi ed ho deciso di non separarli, anche per darmi la possibilità di presentarmi meglio al pubblico nelle varie sfumature della mia scrittura.

Minaper EP

La prima traccia è “Tangenziale”, scritta proprio in macchina bloccata nel traffico, parla di come la vita di oggi ci impoverisce dal punto di vista umano. La stanchezza, i tempi stretti, il traffico, in generale il clima attuale, ci portano a comportamenti lontani dalla nostra natura. Perdiamo la nostra essenza e forse tendiamo ad inaridirci, questo crea una sorta di separazione tra il singolo e la collettività. Siamo tutti UNO, nel bene e nel male. La versione finale del pezzo è abbastanza diversa da come era nato, a livello di ritmica e  mood. Alla fine è il pezzo musicalmente più attuale, più vicino a quello che viene chiamato “itpop” arioso e semplice nella migliore accezione del termine.

Menomale” è stato il primo singolo ad uscire, descrive perfettamente i miei pensieri ed il mio stato emotivo riguardo la scelta di pubblicare i miei pezzi. Andare nella direzione opposta alle proprie inclinazioni, non ascoltare il richiamo delle proprie passioni, ci invecchia precocemente. Anche se non ci si sente mai all’altezza bisogna fare quello che ci fa sentire vivi, bisogna crearsi il proprio spazio di espressione ed abitarlo solo cosi improvvisamente tutto riacquista colore. Il pezzo resta sempre molto semplice e musicalmente allegro nonostante alcune sfumature leggermente malinconiche.

Il terzo pezzo è “Kamakura“. L’arrangiamento, più articolato dei precedenti, può sembrare inusuale ma è coerente con il mood del testo. Alla lunga me ne sono innamorata. Il pezzo è nato per gioco, volevo scrivere qualcosa del mio viaggio in Giappone (Kamakura è infatti una cittadina nei pressi di Tokyo) e alla fine ne è uscito un parallelo con Roma, due realtà opposte che ovviamente si lasciano vivere in modo diverso, le lunghe passeggiate giapponesi si contrappongono alla difficoltà di vivere la mia città che però al mio ritorno, nonostante io abbia amato il Giappone, ho visto con occhi nuovi trovandola bellissima.

Proporzioni” è il pezzo che chiude l’Ep. E’ il pezzo più intimo sia nel testo che nell’arrangiamento che resta quasi acustico, delicato. Ci sono legata in modo particolare. Nella più totale sincerità parlo di me e dei miei vari disagi. Mi sento poco a mio agio e disorientata quando non creo una connessione reale con le persone o con delle situazioni, quasi mi immobilizzo e questo atteggiamento viene scambiato per indifferenza o comunque frainteso.

Cosa accomuna tutte le tracce, sia a livello tematico che stilistico-musicale?

Il filo conduttore tra tutti i brani non può che essere un’analisi interiore che passa per le esperienze che vivo e le persone che incontro. Anche se i pezzi sono tutti diversi tra loro, si sente che fanno parte della stessa famiglia.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? C’è già qualcosa di nuovo in produzione?

Quando ho intrapreso questo percorso non immaginavo che fosse così impegnativo! Nonostante la stanchezza e frequenti auto-sabotaggi, posso dire che mi capita spessissimo  di sentirmi in linea con me stessa, finalmente. Facendo un regalo a Martina del passato si è rasserenata anche la Martina di oggi.

Ho continuato a scrivere pezzi che non so in quale forma usciranno e quando, ma non penso di volermi fermare. Ora voglio suonare ancora un po’ in giro, che è una cosa che mi fa venire un’ ansia totale ma che mi restituisce una soddisfazione incredibile.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

E’ difficile raccontare la musica solo con le parole, vi invito a dare un ascolto a questa mia piccola creatura e più in generale a sostenere gli artisti indipendenti, anche io entrando di più in questo mondo ho scoperto tante piccole perle..

Minaper for Siloud

Credits: GRM Management, Giorgia Groccia

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