InTheWeb: Marilisa Bombonato, interview

Nome: Marilisa
Cognome: Bombonato
Età: 37
Città: Genova
Nazionalità: Italiana
Professione: Content strategist

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Prima di parlarci del tuo lavoro vorremmo sapere qualcosa in più su di te!

Sono Marilisa, sono nata nel 1982 a Genova. Sono cresciuta a focaccia e tv commerciale anni ‘80. Sono una content strategist e il mio lavoro è sviluppare progetti di content marketing.. 

Vivo ad Arenzano, un paesino minuscolo incastrato tra i monti e il mare della riviera ligure. Vivo anche a Milano qualche giorno alla settimana, ma soprattutto vivo sull’autostrada A7 in direzione Milano e sugli interregionali che fermano a Centrale. 

Quali sono le tue passioni e quanto entrano nel tuo lavoro?

Il mio lavoro è la mia mia passione principale. Ne ho tante altre però quella al momento che mi totalizza è la mia professione.  É la cosiddetta scimmia: sono entusiasta di quello che faccio. Non mi basta mai.

Usare la creatività e fare strategia è la parte che mi piace di più, ma in questi ultimi anni anche i numeri mi piacciono. Li ho imparati a capire, e a volte hanno confermato le mie intuizioni di pancia.

Uso spesso l’intuito e mi piace farlo. Lo alleno, lo tengo sempre attivo, lo faccio correre come se fosse un segugio di quelli con le orecchie lunghe che si infilano nelle tane a cercare i conigli. Lo sguinzaglio dietro alla curiosità, alle novità, alle connessioni. Side effect di tutto questo: non stacco mai. Va bene lo stesso, a me piace così.

Abbiamo scoperto che hai un blog di cucina. Quando ti è nata l’idea? Si tratta di una sorta di “esperimento” social? Inoltre, ti definisci “Marketer”, cosa indica questo termine?

La cucina è una delle altre cose che mi piace fare oltre al mio lavoro. Mi piace cucinare cibo sano, anche quando ho poco tempo a disposizione. Cucinare mi rilassa, mi fa sognare e scatena la mia immaginazione in combo con olfatto e gusto.

Che mi piaceva cucinare l’ho scoperto per caso e tanto per cambiare, per una questione di lavoro. Il blog di CuCo, Cucina Consapevole, nel 2010 è stato la scusa per iniziare a mettere in pratica le mie idee su come fare marketing. Diciamo che più che un esperimento social è una storia, anche un po’ lunga. Se vuoi te la racconto.

Era il 2010 e avevo appena cambiato lavoro. Prima di iniziare come copy per una grande catena di supermercati, lavoravo come scenografa in teatro.  Un cambio netto e casuale, che mi ha confermato come tutto poi alla fine faccia brodo. Ero capitata per caso in questa agenzia che aveva come clienti i grossi della GDO, della grande distribuzione. Di cucina al colloquio non ne avevamo parlato. Mi avevano preso perchè il professore che all’università mi insegnava pubblicità aveva detto al mio capo che ero brava a scrivere, che avevo “occhio” e che attaccavo bottone con tutti.  Le prime settimane di lavoro ero disorientata ma pazza di gioia.  Volevo sapere tutto e imparare tutto. Studiavo sempre, appena potevo, di nascosto, mentre scrivevo i testi per i post, per la radio, per le ricette.  Lavoravo su un Mac che si raffreddava ad acqua e che ho ritrovato dieci anni dopo esposto in un museo a Savona come una specie di reperto archeologico. Il blog l’ho aperto per fare pratica con quello che imparavo in questo nuovo lavoro. Ho cominciato ad imparare tutto da zero, però una cosa dalla mia esperienza in teatro me l’ero portata anche in agenzia: la capacità di mettere a loro agio le persone. Sapevo come creare un ambiente confortevole per gli attori, per permettergli di entrare a contatto con il pubblico per permettergli di raccontare il loro personaggio con tutte le sfumature necessarie.

Ho imparato come fare lo stesso con il marketing e i contenuti: mi metto vicino a chi seguo, che sia una persona, un progetto, un’azienda. Trovo il modo per creare una comunicazione che sia comoda e spontanea e poi le cose succedono grazie alla rete e alle strategie che servono per amplificare un buon messaggio autentico. 

Abbiamo visto che vanti molte collaborazioni con i “grandi nomi” del digitale. Quali sono le esperienze che ricordi con più piacere?

La collaborazione  più divertente che mi ricordo di questi ultimi mesi è stata quella con ilSole24Ore. Mi hanno fatto un’intervista per il loro canale Instagram sul mio lavoro di content strategist. Come funziona, cosa vuol dire, perchè serve mettere tutta questa strategia dietro ai contenuti che pubblichiamo online. Mi sono divertita tantissimo e ho avuto due grandi soddisfazioni in quell’occasione.

La prima, mettermi una delle mie cacofoniche camicie vintage per le riprese senza far svenire Francesca Milano, la giornalista che mi ha intervistato. La seconda, fare l’imitazione in diretta del lemure topo, piccolo animale peloso grazie al quale sono riuscita ad ottimizzare il budget di una campagna Facebook. Durante quell’intervista, anche dentro la redazione di una delle più grandi testate nazionali, ho capito che essere autentici paga.

Parlaci dei tuoi progetti futuri!

Mi piace l’idea di insegnare di più. Ho già fatto formazione e mi piace tantissimo. Vorrei continuare a farlo anche in aula. Penso che scambiare conoscenza sia fantastico e non sia solo una questione di chi spiega e chi ascolta, ma una strada a doppia corsia. Ogni volta che condivido quello che so con gli altri imparo io stessa cose nuove.

Essere creatrice di contenuti digitali oggi è molto difficile. Da un lato la necessità di avere grafiche ricercate, dall’altro l’importanza dei concetti che si vogliono trattare. Qual è, tra i due, l’aspetto più importante per te?

Se mi stai chiedendo, se è più importante la grafica o la caption, ti do la mia risposta preferita, quella che quando te la da un consulente ti fa venire voglia di scrollarlo per le spalle. La risposta è: dipende. Dipende da cosa stai comunicando, dipende da che fase del progetto stai attraversando, dipende dalla strategia che hai pensato per farti conoscere. Chi fa il content creator tiene in considerazione tutti questi aspetti quando propone un contenuto e lo fa in maniera strategica. 

Se invece mi stai chiedendo se è più importante quello che dici da come lo dici, rispondo che è più importante il contenuto del contenitore, ma prima devo togliermi il cappello da professionista della comunicazione perché quando lavoro tengo l’asticella sempre alta anche quando si parla solo di contenitore. 

Il mondo del digitale oggi viene spesso confuso con quello dei social. Credi che il primo sia subordinato al secondo o viceversa?

Per me c’è l’online e l’off line. Non riesco a capire la differenza tra digitale e social, per me non esiste. Tutto quello che succede online ha i suoi codici e le sue regole di comportamento, così come quello che succede fuori dalla rete. Come c’è chi non sa interagire al di fuori della chat di un videogioco, c’è chi non ha nessuna idea dell’uso cosciente di un social e spamma gattini. Siamo in un momento fantastico in cui le regole si stanno mischiando: non si sa bene come incastrare l’essere iperconnnessi e l’esserci in persona. Non penso ci sia una differenza tra digitale e social. C’è una mancanza di conoscenza delle dinamiche all’interno del mezzo, e nello stesso tempo fuori da li.

Mi piacerebbe che ci fosse più attenzione ad essere presenti nel momento in cui facciamo le cose o nel momento in cui interagiamo con gli altri, a seconda della realtà che in cui siamo immersi, che sia digitale o no, che per me vuol dire non stupirsi che ogni pagina di ogni sito che visito venga tracciata tanto quanto che a tavola guai a te se mangi guardando il cellulare.

 Se hai scelto di progettare strategie per, citiamo testualmente, “fare BOOM online” hai sicuramente fede nell’uso consapevole del web. Purtroppo però, oggi, il fenomeno “haters” sta diventando sempre più grande e difficile da gestire. Qual è la tua opinione su questa parte del mondo digitale?

Riprendo quello che ho detto prima sull’essere coscienti dell’essere online e off line. Il bullismo c’era anche quando non c’era internet. Le possibilità di connessione e diffusione che abbiamo a disposizione oggi, rendono tutto ancora più difficile per chi viene bullizzato, ma per certi versi più facile. Online ci si informa facilmente e facilmente si trovano comunità di riferimento che ti supportano e ti fanno sentire parte di un gruppo, che magari non è quello che ti trovi a dover frequentare per forza in un determinato momento della tua vita. 

Con chi sta dall’altra parte dello schermo si instaurano relazioni profonde quando ci si riconosce.

Oggi stiamo vivendo una presa di coscienza incredibile su tantissimi temi che riguardano l’integrazione a vari livelli. Penso che ci sia da tenere duro e fare informazione. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Se questa intervista non verrà tagliata sarà lunghissima, ma anche se verrà tagliata sarà lunghissima lo stesso, quindi cari lettori, grazie per essere arrivati fino a qui!

Marilisa Bombonato for Siloud

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