InTheMusic: Royal KS, interview

Nome: Filippo
Cognome: Torre
In arte: Royal 
Età: 19
Città: Barcellona Pozzo di Gotto (ME)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 17
Album pubblicati: 1
Periodo di attività: dal 2011
Genere musicale: Trap
Piattaforme: Youtube e tutti i digital stores

Royal KS

Chi è Royal KS?

Sono Filippo e vengo da Barcellona Pozzo di Gotto, una piccola città siciliana situata in provincia di Messina. Attualmente nella vita studio e quando non studio alterno facendo il meccanico insieme a mio padre e mio fratello che gestiscono un’officina, sempre sognando di potercela fare col mio sogno nel cassetto.

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Il nome “Royal” è nato da un semplice gioco di parole. Nel Regno Unito c’è la tanto famosa Royal Family, tradotto in italiano “Famiglia Reale”. “Royal” significa quindi “reale”, ma a differenza della Royal Family il significato è che dico e faccio ciò che è estremamente vero.
Potete notare affiancato a “Royal” le due lettere, “KS”, che indicano il nome della mia prima crew ormai sciolta: “Kruel Souls”. Ho deciso quindi di tenere queste due lettere accanto al mio nome, quasi come un marchio.

Quando, come e perché ti sei avvicinato alla musica?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita in un modo per niente superficiale. Sin da bambino impazzivo per Eminem, Akon, Lil Wayne e 50 Cent e quasi sognavo di diventare una super star come loro, tutto merito di mio fratello che ascoltava di tutto e mi ha permesso di poter appunto ascoltare anche questo genere che ai tempi era molto meno mainstream di adesso.

Un giorno, nel lontano 2011, un mio caro amico mi chiamò e mi disse che voleva fare una traccia; io, maghetto del computer, mi sono offerto per dargli una mano e incuriosito buttai anche io le mie prime rime su un beat, così registrammo il nostro primo pezzo sul beat di “Till I Collapse” di Eminem, con il microfono integrato del mio portatile. Inutile dire che da lì è stato puro amore e ho iniziato a dedicarmi sempre di più alla musica e a tutti i suoi campi fino ad ora che se entro in studio a mani vuote esco con tutte le tracce che voglio senza dover chiedere niente a nessuno.

La tua musica va da quella più ‘chill’ a quella più ‘strong’: come definiresti il tuo stile?

La mia musica non è nient’altro che lo specchio del mio carattere, un giorno me la godo con quello che ho, un giorno voglio tutto, un giorno mi sento un king e un giorno è tutto buio.

La mia musica affronta quindi qualsiasi tipo di tematica e con essa voglio trasmettere le mie emozioni, far gasare i ragazzi che impazziscono per questo genere e far capire che anche senza niente è possibile dare sfogo alle proprie ambizioni.

Abbiamo sentito molte influenze nella tua musica provenienti dalla scena trap italiana da quella americana: quali sono gli artisti a cui ti riferisci?

Ascolto moltissima trap americana e riconosco che mi influenza molto, i rapper americani hanno uno stile inconfondibile e a parer mio invidiabile che va innanzitutto capito.

Non sono bravo a decidere infatti non ho degli artisti preferiti, ascolto un po tutto, l’importante infatti per me è che durante l’ascolto la mia mente si liberi da ogni pensiero bello o brutto che sia.

Il tuo ultimo progetto si intitola “Bandolero”: cosa significa questo titolo e come nasce questo album?

Il titolo “Bandolero” deriva dal fatto che il mio mood di vita attuale è proprio quello di un bandito, vedere dal basso gente che ce la fa, gente coi soldi, gente che se la spassa e invece io per le solite strade con la solita gente a sognare una vita migliore lontana da ambienti e situazioni scomode.

L’album è uscito molto spontaneamente tanto che non ho pensato molto a un vero e proprio stile, infatti le tracce hanno quasi tutte un mood diverso, ho semplicemente sfornato una traccia ogni due/tre giorni da Luglio a Novembre e poi raccolto le migliori a fine percorso.

È stato molto bello lavorare a questo progetto ed è nato tutto in modo spontaneo tanto che ogni traccia veniva chiusa in circa due ore e non si tratta di provini ma di master definitivi!

Sappiamo che hai avuto modo di lavorare con Tha Supreme, è vero?

Esattamente, ho avuto occasione di lavorare con Tha Supreme intorno il 2015/2016 perché faceva remake perfetti di strumentali nel giro di un giorno, durante la lavorazione di vari progetti avevo bisogno di beat essendo ancora un novellino nell’ambito e decisi allora di contattarlo e di farmi quindi produrre un beat.

Per una ragione o per l’altra il beat non è mai stato utilizzato fino a quando me lo sono ritrovato in un hard disk e ho detto : “okay, questo è il momento di utilizzarlo.

C’è un brano, tra i tuoi e non, che ti rappresenta di più?

All’interno del mio album sicuramente “Ellesseddi”. Questa traccia è stato frutto di un grande sfogo che mi ha permesso di azzerare le mie bad vibes, ormai arrivate all’estremo per via di problemi legali e sentimentali. “Non so com’è che sono qua, dal caldo in estate al tribunale a sedie di una psicologa.

Sei giovanissimo, hai da poco fatto 18 anni e hai già prodotto un album d’alto livello. Siamo quindi curiosi di sapere quali sono i tuoi progetti per il futuro!

Non sono bravo a fare progetti né ad immaginare un futuro, ma riconosco che la musica è un mezzo potentissimo e continuerò a crederci e provarci fino alla fine dei miei giorni.

Attualmente sto lavorando a una nuova raccolta di singoli che, a differenza dell’album che è uscito di getto dopo un anno di silenzio, usciranno costantemente durante tutto il 2020. Incrocio le dita e resto felice sperando comunque di farcela, perché la musica va fatta innanzitutto per sè stessi.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Voglio solo dire a tutti i ragazzi come me che sognano appassionatamente di farcela con la musica di non demordere per alcun motivo, di brillare come non mai anche quando nessuno se ne accorge, prima o poi il sole dopo la tempesta arriva per tutti se meritato.

Royal KS for Siloud

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