InTheWeb: Alessia Dulbecco, interview

Nome: Alessia
Cognome: Dulbecco
Età: 34
Città: Firenze
Nazionalità: Italiana
Professione: Pedagogista, Formatrice, Counsellor
Sito: www.alessiadulbecco.com

Alessia Dulbecco

Ciao Alessia, da quando ti seguiamo non hai mai smesso di stupirci con i tuoi contenuti. Prima di ogni cosa però, vorremmo conoscerti meglio: parlaci di te!

Ciao ragazz*! Anzitutto grazie, mi fa davvero piacere ricevere questi apprezzamenti.

Mi chiamo Alessia, ho 34 anni, sono di origini liguri ma vivo a Firenze da ormai un po’ di anni. Nella vita sono una Pedagogista, una Formatrice e una Counsellor. Mi occupo in particolare di discriminazioni e violenza sulle donne.

Sei una pedagogista e ti definisci una counsellor: cosa fai con il tuo lavoro?

Mi sono laureata in Scienze Pedagogiche, a Genova, e successivamente ho ampliato i miei studi diventando Counsellor. Questo percorso, unito al precedente, mi è servito per esprimere al meglio ciò che volevo diventare: una professionista della relazione di aiuto che non lavora esclusivamente coi bambin* ma anche con altre persone. Col mio lavoro, cioè, mi occupo di aiutare le persone – grandi o piccole – a stare meglio. Il “benessere” è il concetto chiave della mia attività. Per me rappresenta sia una mèta che un percorso, parte da un momento di crisi per evolversi verso un cammino fatto di autoesplorazione e crescita. Mi occupo della formazione ed educazione di adulti e bambin*, individuando le criticità e progettando interventi per favorire appunto la loro crescita in modo armonioso ed equilibrato.

Dicci di più sulla pedagogia, mondo, ai più, sconosciuto!

Per quanto la pedagogia abbia origini antiche, essa non ha goduto della stessa fortuna riservata ad altri saperi, come la psicologia o la filosofia. La pedagogia è insieme una scienza, una disciplina ed un’arte che si focalizza sui processi educativi e formativi dell’essere umano (non solo del bambin*). In Italia il sapere pedagogico si riduce ai grandi nomi (uno su tutti, quello di Maria Montessori) e si focalizza principalmente sull’infanzia. Credo sia un modo riduttivo di vedere questo sapere, il cui pregio è proprio nella trasversalità dei suoi contenuti,  e per questo nel mio lavoro cerco di contrastare tale visione ampliando il più possibile gli orizzonti, provando a mostrare quanto essa sia presente nella vita di tutti i giorni e quante occasioni di riflessioni possa offrire, grazie alle interconnessioni con altri saperi come quelli relativi agli studi di genere, alle scienze cognitive, alla filosofia.

Oltre alla pedagogia ti occupi spesso di un argomento tristemente scottante negli ultimi anni. Stiamo parlando del mondo femminile, del femminismo e dell’importanza delle donne nel mondo. Qual è la tua opinione in proposito

Come dicevo, la professione di pedagogista può essere declinata in modi diversi: c’è chi si occupa solo della fascia 0/6, chi si occupa di disturbi dell’apprendimento… io ho scelto di interconnetterla in particolare agli Studi di Genere, anche grazie ad un percorso di Perfezionamento post universitario e alle mie esperienze professionali nei Centri Antiviolenza.

In realtà, se penso al mio percorso formativo, mi rendo conto di essere stata femminista da sempre, dai tempi della scuola, anche se ancora non sapevo bene il significato di questa parola che tant* hanno cercato volutamente di distorcere. Esser femminista non significa aspirare alla supremazia delle donne sugli uomini; al contrario significa dare ad entrambi opportunità di crescita che non siano limitate dal proprio genere di appartenenza. Come dice Chimamanda Ngozi Adichie “dovremmo tutti essere femministi” perché la parità che il movimento insegue fa bene alle donne quanto agli uomini, per questo per me il femminismo è assolutamente necessario e, ancora di più, è essenziale educare le nuove generazioni a contrastare le discriminazioni assumendo una prospettiva femminista.

Crediamo che tra i tuoi punti di forza ci sia senz’altro la capacità di trattare temi importanti tramite l’utilizzo dei social. Quanto credi questi possano influenzare le nuove generazioni?

Dei social si parla spesso in termini negativi; personalmente credo che sia l’uso che se ne fa a determinarne il valore. I ragazz* hanno bisogno di essere educati alluso consapevole delle tecnologie, per permettergli di individuare le potenzialità che in esse si celano e non solo la pericolosità di questi strumenti.

È grazie ai social che ho incontrato persone importantissime, che ho avviato progetti e collaborazioni. Sono a mio modo di vedere un canale privilegiato per diffondere cultura e sì, la loro influenza è molto reale, per questo devono essere usati bene.

Quanto è importante il modo di comunicare nel tuo mestiere?

Personalmente credo che nella mia professione conti molto il “cosa” e il “come”: è importante cosa si dice – la qualità dei contenuti – ma anche come vengono veicolati. Mi piace comunicare sui social perché si raggiungono molte persone, anche quelle che direttamente non sarebbe facile coinvolgere. Ultimamente utilizzo molto Instagram, sul quale condivido strumenti per collegh* e genitori (recensioni di libri, strumenti educativi, testi e altri materiali per educare senza stereotipi) e riflessioni sul mio lavoro, spesso direttamente dallo studio. Qui il mio lavoro si fa “diretto” ed è il luogo in cui posso incontrare le persone progettare interventi e lavorare al loro fianco per migliorarne la vita.

Tra le tue esperienze lavorative qual è quella che ritieni più significativa?

Su tutte direi la mia esperienza all’interno dei Centri antiviolenza. Ho avuto la fortuna di lavorare e coordinarne alcuni (in Liguria ed in Toscana) ed è stata un’esperienza importantissima sia a livello professionale che umano. Confrontandomi con questo ambiente che ho capito che volevo essere una “pedagogista atipica”, per questo gli devo molto.

 Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ci sono vari progetti all’orizzonte: con Cristina Tedde – amica e collega con cui condividiamo anche su Siloud una rubrica – stiamo lavorando sodo per concretizzare il nostro progetto che unisce la poesia alla formazione. Con “Progetto Eunoia” vogliamo introdurre lo strumento poetico all’interno dei percorsi di counselling, che dedichiamo in particolare alle donne. Con i bambin*, invece, lavoriamo con le parole per educarli alla scrittura creativa e a riconoscere ed esprimere le loro emozioni.

Oltre a questo progetto, nato da poco, ve ne è un altro a cui sono molto affezionata: si tratta di Contronarrazioni, un progetto che condivido con altri collegh* il cui scopo è quello di parlare di discriminazioni e introdurre al contempo narrazioni alternative, per contrastarle.

Sono entrambi due progetti che mi rendono fiera e rappresentano due modi – alternativi ma complementari, per esprimere ciò che sono e ciò che faccio.

 C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Il mio lavoro consiste nel portare le persone a guardare le cose da una nuova prospettiva e mi auguro di averlo fatto un po’ anche con questa intervista. Spero che il mio contributo a Siloud possa stuzzicare la curiosità dei lettori e delle lettrici e, soprattutto, appassionarli.

Alessia Dulbecco for Siloud

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