InTheMusic: Carlo Corallo, interview

Nome: Carlo
Cognome: Corallo
In arte: Carlo Corallo
Età: 24
Città: Milano
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Amari un po', I sogni e le prostitute, Un gabbiano
Album pubblicati: Can'tAutorato, Dei Comuni EP
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Rap
Piattaforme: Spotify

Carlo Corallo

Chi è Carlo Corallo?

Sono un ragazzo di 24 anni, nato a Ragusa, che vive a Milano e studia legge. Faccio anche rap cantautorale.

Come ti sei avvicinato alla musica e, nello specifico, al rap?

Mi sono avvicinato al rap negli ultimi anni di liceo per pura esigenza creativa. Non ricordo un momento simbolico preciso che ho colto come inizio della mia attività musicale;  forse tutto è iniziato quando ero piccolo e mi perdevo tra mille ascolti di musica per “grandi”. Questa passione, dunque, credo abbia creato in me una voglia inconscia di scrivere.

La tua passione per la musica nasconde una forte passione per la scrittura, non è vero?

E’ vero. Scrivere, forse, mi piace più di rappare. E’ anche vero, però, che la musica cristallizza le parole e le fa arrivare a più persone, per cui essa è fondamentale affinché non si perdano nei meandri del web. Ciò è dato dalla mia passione per la letteratura, oltre che per la musica, e spero che questa si rifletta su ciò che racconto nei brani, più in particolare sul modo in cui lo faccio.

Ho scelto di fare rap proprio perché è il genere più vicino alla letteratura e quello che celebra maggiormente la parola.

Il rap storytellig è il modo perfetto per poter dire la propria tramite la musica. Scavando in fondo nei tuoi testi si può capire che vanno molto oltre: quali tematiche affronti nei tuoi brani e quale messaggio vuoi trasmettere a chi ti ascolta?

Affronto tematiche di tutti i giorni, senza scadere mai negli estremi, largamente raccontati dalla maggior parte delle canzoni rap attuali. In sintesi, non ho necessità di ostentare situazioni di estremo agio o disagio che non vivo, bensì voglio raccontare la vita delle persone comuni, spesso dimenticata da questo genere. Trovo, inoltre, più stimolante trarre un concetto poetico da una realtà incolore e abitudinaria, piuttosto che aggiungere poco di mio ad una narrativa esasperata.

La tua musica è il connubio perfetto tra rap e cantautorato. Non riusciamo ad identificare riferimenti specifici ed è per questo che ci piacerebbe sapere se ci sono degli artisti da cui ti sei ispirato e da cui continui ad ispirarti!

Kendrick Lamar, J.Cole negli USA. In Italia mi piacciono molto Murubutu, Rancore, Dargen, Ghemon, oltre che i grandi cantautori. La mia influenza letteraria è invece derivata da Kerouac, Salinger, Murakami e tantissimi altri citati nel mio brano “I Maestri pt.2“.

La musica, fatta di testi e melodie, è sempre il frutto di un percorso: cosa è cambiato nel tempo nella tua musica e nel tuo stile?

Il cambiamento principale è stato indorare la pillola per un pubblico lontano dal genere o molto giovane. Ciò ha comportato l’aggiunta di tante parti melodiche che io stesso ho imparato ad apprezzare. Ora non ne faccio più a meno. La cosa che vorrei migliorare ancora è la ricchezza di suoni in ogni brano e, magari, la sperimentazione di qualcosa di distante dalla mia comfort zone musicale.

Su Spotify si può vedere il tuo percorso nella musica, dal 2017 ad oggi. Da “ogni uomo nasce libero” a “Can’tAutorato”, c’è un filo logico che stai seguendo per i tuoi testi?

Da “Ogni uomo nasce libro” ad oggi il tratto fondamentale è sempre quello: rendere speciale la normalità in tutte le sue sfaccettature. In questi anni ho avuto una crescita tecnica, ma senza mai voler snaturare la mia cifra stilistica. Ho avuto l’opportunità di suonare  in giro per l’Italia e di imparare tanto dalle esperienze live. Anche il confronto con i colleghi mi ha aiutato tanto!

Ora scrivo con uno schema più ordinato ed un modus operandi che rende chiaro, fin dalla prima parola, il contenuto che intendo sviluppare e la ratio per cui ho scritto la canzone.  Sono rimasto fedele anche alla dualità del mio sound: da un lato i flussi di pensieri sul pianoforte, dall’altro il rap più ritmato su strumentali con contaminazioni jazz.

Il tuo ultimo progetto si intitola “Can’tAutorato”: ci piacerebbe conoscere meglio questo album, a partire dal significato del titolo alle varie fasi della produzione!

Can'tautorato, Carlo CoralloCan’tAutorato“, il mio disco, ha questo titolo per fare dell’ autoironia sul fatto che io non sappia cantare. L’espressione vuole dire: “Sono un rapper, parlo di temi trattati dai cantautori, ma senza cantare“.

Il primo pezzo che ho scritto è stato “Un Gabbiano“, a luglio. Tutti gli altri sono nati da settembre a dicembre in pochi mesi frenetici di scrittura serrata. Il tema principale è il romanticismo, ma in senso ottocentesco, infatti le relazioni narrate sono alquanto realistiche e tempestose. Gli ospiti del disco (Dj T-Robb, Matteo Maffucci degli Zero Assoluto e Dile) hanno aggiunto ciò che mi serviva a completare il quadro, attraverso il loro punto di vista.

Il produttore del disco, Paolo Paone, ha magistralmente accolto le mie richieste, dimostrando di saper variare da un genere all’altro e dando un valore aggiunto alla fase compositiva. Questo, ad eccezione de “I sogni e le prostitute“, prodotta dal mio conterraneo Manuel Impoco (già presente in “Ogni uomo nasce libro“) che ha saputo riportare sulla strumentale la forza dell’amicizia che ci lega.

Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

Al momento no, ma mi auguro di tornare a impugnare la penna a breve.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Un saluto a tutti i lettori di Siloud!

Carlo Corallo for Siloud

Credits: Paolo Canto

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