InTheMusic: Peligro, interview

Nome: Andrea        
Cognome: Pellegrino
In arte: Peligro
Età: 25
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: 10 de Junio, ¿ Mexico ? , Medellín
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Indie/Pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music

Peligro

Chi è Peligro?

Ciao a tutti. Peligro, 25 anni, sono io, e sto scrivendo queste parole perché faccio musica e a molti (mamma, zio e nonna) piace. Mi chiedo chi sono quotidianamente, quindi non sono davvero in grado di dare una risposta che mi inquadri, posso raccontarvi un po’ della mia storia però. Sono nato a Roma, che ho imparato ad amare una volta trasferitomi a Londra all’età di 19 anni. Da quando sono partito ho viaggiato molto, ho vissuto in diversi angoli di mondo: Barcellona, Sudafrica, Puglia, e ho vissuto molti altri splendidi paesi. Ora sono a Londra, dove lavoro, suono e cerco nuove esperienze da scrivere e cantare. Qui ho la possibilità di conoscere e lavorare con diverse persone nel mondo della musica, ma il legame che ho con Roma è indissolubile, è la mia Itaca.

Perché questo nome d’arte?

Il mio nome preferito è Peligro perché sono io.

Ai tempi del Liceo facevamo parecchie bischerate con il nostro gruppo, tra questi c’era anche il mio amico Lori che un giorno giocando con il mio cognome mi chiamò “Peligro“. Da quel giorno è restato cosi e quando Spotify, al momento di uploadare la mia prima canzone, mi ha chiesto quale fosse il mio nome d’ arte, senza pensarci troppo scrissi “Peligro”. E Peligro fu.

Curioso come poi qualche anno dopo è nato il mio grande amore per il Sud America, che si sposa perfettamente con me, e con Peligro.

Penna, vino e chitarra sono gli “ingredienti” fondamentali che ti portano a comporre i tuoi testi. È la chitarra che ti ha avvicinato alla musica?

A 14 anni vidi una foto di mio fratello mentre era in Interrail, suonava la chitarra in una stazione di non so che Paese. Rimasi affascinato dalla possibilità di portare musica ovunque, anche in una malinconica stazione di chissà quale paese dell’Est. Da quel giorni iniziai a suonare la chitarra, mio fratello mi insegnò i primi accordi; non ho mai smesso di impararne di nuovi. In tutti i posti in cui sono stato ho sempre portato la chitarra con me. Mi sentirei come De Andre’ senza sigarette altrimenti. Penna e vino si sono aggiunti qualche anno dopo, sono anche loro stretti amici.

La tua musica può essere divisa in due parti (suoni e testi), ognuna delle quali ha influenze diverse. Quali sono gli artisti ai quali ti riferisci?

I miei riferimenti musicali sono in continuo cambiamento, ma rientrano tutti nella categoria di cantanti romantici, bevitori e irriverenti. Mentre scrivo queste parole sto ascoltando l’album “Oh Vita” di Jovanotti, prodotto da Rick Rubin per esempio. In generale m’ispiro ai cantautori italiani più recenti: Coez, Franchino, Cesare; ascolto anche molto rap: Gemello e Clavergold su tutti.

Per la mia musica parto quasi sempre da una frase un’idea scritta sulle note del telefono o su un quaderno. Mi vengono facili le parole subito prima di una partenza, in treno o dopo una serata fuori particolarmente euforica, OKI permettendo. Le sonorità le sviluppo sempre quando vado a Milano ai RecLab Studios, lì con Larsen (mago e produttore) trasformiamo un’idea in una canzone. I suoni che userò in questo EP sono classici, niente di elettronico, tutti gli strumenti sono registrati e suonati live. Il suono è molto autentico, un po’ retrò, in una parola: vero. Per i progetti ancora più futuri, cercherò suoni più sperimentali, ma per ora mi godo il qui e l’ora.

Canti la tua romanità, la tua voglia di vivere, sognare e sperimentare. Cosa ispira i tuoi pezzi nello specifico?

Oh ma la fame d’amore la si può curare dannazione, sì con le parole che fanno male, fanno sanguinare, ma non morire” – Cremonini, 2005.

La fame d’amore.

La tua voce raschiante è un mezzo perfetto per far emergere la tua personalità musicale e le tue capacità nella scrittura. Un aggettivo perfetto per descriverti potrebbe essere “coinvolgente”. Come definiresti la tua musica e in cosa pensi si caratterizzi il tuo stile?

Mi piace molto la descrizione che hai dato, cerco sempre di scrivere brani che restino con l’ascoltatore quando finiscono. Nella quotidianità sono una persona molto accessibile e cerco di rispecchiare questo mio lato anche nelle canzoni. L’emozione più forte da quando faccio musica è sentire il pubblico cantare i ritornelli delle mie canzoni, per questo mentre scrivo le canzoni cerco di immaginare un sentimento cantato da un insieme; ognuno con il suo viaggio, ma sulla stessa strada.

Penso che il mio stile sia caratterizzato dalla semplicità, non cerco paroloni o giri melodici troppo complicati. Sono un ragazzo che cura la fame d’amore con le parole, degli accordi e un po’ di vino.

Linguaggio moderno e sonorità più classiche si equilibrano a vicenda nei tuoi brani. Un brano di Peligro nasce a partire da un testo o da un giro melodico?

Un mio brano nasce solitamente da un preciso momento. O mentre suono, trovando un giro d’accordi che mi colpisce particolarmente; o da un rush di scrittura (spesso in aeroporto) prima di partire. Ci sono periodi in cui non scrivo niente per settimane, poi arriva quel giorno in cui riempio le note del telefono e quaderni con parole, le giornate le passo a suonare, decido di dover scrivere; e di farlo ora. Moreover, è un po’ che non m’invaghisco di qualcuno, quando questo succede rende tutto il processo decisamente più fluido.

Le prime canzoni le ho registrare nell’home studio di un amico, Pietro, è li grazie a lui e il suo bellissimo aiuto che ho capito quanto mi piacesse scrivere e registrare canzoni, da quel giorno non ho mai smesso di scrivere. Ho deciso poi di iniziare a scrivere in italiano, forse per curare la nostalgia di casa e creare canzoni che sto registrando ai RecLab Studio di Milano. Il RecLab è un posto fantastico, dove la musica è pura, lungi da alcune sonorità fangose del nostro tempo. Tutto l’arrangiamento è suonato dal vivo, in tre giorni riusciamo a finire tre canzoni, aspetto quei tre giorni come il Natale.

Dei tuoi nuovi progetti è già disponibile “10 de Junio” che, così com’è stata definita, è una ballata per tanti ma che pochi avrebbero saputo scrivere. In realtà, fino a giugno, ogni 16 del mese uscirà un tuo nuovo singolo (tra l’altro iniziativa geniale). Ci dici di più su questo brano e su questo tuo progetto in via d’esecuzione?

10 de Junio” è un brano a cui tengo particolarmente. Ero a Londra, quasi estate, lunghe le giornate e calde e splendidamente confuse. Ad arricchire quei giorni arrivò potente un’infatuazione per una ragazza che era a Londra di passaggio. A volte mi capita di perdere la testa per una ragazza, per poi riprendermi qualche giorno dopo, con un sorriso incerto sulle labbra ed una canzone in più. Ed è proprio cosi che è nata “10 de Junio”, dopo aver vissuto una di queste mie giornate tra me, i miei viaggi ed una ragazza. Una volta scritta, arrangiata e registrata, pensavo di farle sapere che era stata lei a farmi scrivere questa canzone, ma non gliel’ho mai detto.

Ho deciso di rilasciare una canzone al mese, per essere costantemente vicino a tutte le fantastiche persone che mi ascoltano, seguono e supportano. Mi piace moltissimo l’idea di aspettare un giorno preciso del mese non per l’uscita di una serie TV o di un film, ma di una canzone; una mia canzone. Credo che rilasciando una canzone al mese si riesca a dare più risalto all’individualità di ogni brano, per questo a giugno raccoglierò le tracce uscite non in un album, ma in un EP/playlist, dove non c’è un vero e proprio filo conduttore tra i brani. Ogni canzone sarà una foto, raccoglierà un momento; ed è cosi che vorrei si intendesse questo progetto: un album fotografico da sfogliare, mese per mese.

P.S.: il giorno è il 16 perché risultato di numeri random scelti da quattro amici, poi divisi per 4.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per quanto riguarda il futuro prossimo, mi sto concentrando a scrivere nuove canzoni per chiudere questo fantastico viaggio che ci sta accompagnando ogni mese dallo scorso novembre. Sto da poco collaborando con Upper Records&Management che mi sta aiutando ad essere più presente nella scena italiana. Poi arriverà la primavera, andrò a Milano a registrare, tornerò a Roma con qualche concerto qua e là.

Parlando del futuro un po’ più all’orizzonte, sempre con i ragazzi di Upper Records&Management abbiamo in mente un progetto più grande, ma questo ve lo racconteremo più avanti, quando saliranno le temperature.

Il mio sogno è quello di riuscire a vivere di musica, magari in Italia, magari a Roma.

Work In Progress.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Intanto volevo ringraziare Siloud per le domande diverse e fuori dal mainstream; è la prima intervista in cui parlo veramente più a fondo di me e dei miei progetti, è stato introspettivo e divertente.

Vi abbraccio e ringrazio per la pazienza e la curiosità se siete arrivati a leggere fino a questo epilogo, seguitemi perché sarà come bere Lambrusco in una giornata d’aprile in campagna. Seguite Peligro!

Peligro for Siloud

Credits: GRM Management, Giorgia Groccia

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