InTheMusic: Meli, interview

Nome: Alessio
Cognome: Meli
In arte: Meli
Età: 21
Città: Catania
Brani pubblicati: Capofitto, Cerchi, Musei, Fuoricontesto
Album pubblicati: Please Wait
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Musica Italiana, Pop
Piattaforme: Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, iTunes, YouTube, Tim Music ecc.

Meli

Chi è Meli?

Meli si chiama Alessio ed ha 21 anni. È un ragazzo normale che vive di musica da quando è piccolissimo. Ama il calcio (lo pratica spesso), ama stare con gli amici, ma non troppo essere circondato da tanta gente. Beve molto caffè, fuma tanto e suona dalla mattina alla sera.

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Meli è un cognome piuttosto singolare (perlomeno nelle mie zone), pertanto ho pensato potesse essere un’idea valida. Tra l’altro sono tanti i conoscenti che non sanno neanche il mio nome… quindi ho fatto 2+2.

Cos’è per te la musica?

Non si può spiegare. Mi tocca più di qualsiasi sentimento, più dell’amore stesso. Cioè… l’amore non dà l’idea di musica ma la musica mi da l’idea di amore. Tra l’altro crescendo ho imparato ad apprezzare tutta la musica, mi piace vedere dietro le cose. Spesso mi chiedono del “rap”. Io non mi sento assolutamente un rapper, non mi sembra giusto venire accostati a questo genere solo perché in alcuni dei miei brani ne utilizzo una impostazione, è anche irrispettoso nei confronti di chi ne mastica davvero. Però è tutto molto spontaneo, è correlato al fatto che ho 21 anni e che la mia personalità è in continua evoluzione.

Ti si definisce “cantautore notturno, poeta urbano”: cosa cerchi di comunicare con la tua musica?

Non so come definire la mia musica, sicuramente nasce come musica da “cameretta”. Alcuni artisti cercano di allontanarsi da questo mood, forse lo trovano meno professionale. La mia musica nasce in totale sincerità, di notte, strafatto e in cameretta. Anzi, in mansarda. Penso siano cose che l’ascoltatore riesce a farsi trasmettere, forse per questo l’appellativo di “cantautore notturno”

Per certe sonorità ci ricordi i Lunapop, lo stesso Cremonini, Coez e un po’ tutta la scena indie italiana attuale, senza pensare che nelle parti rappate delle tue canzoni hai tutt’altri rimandi: quali sono gli artisti a cui ti rifai?

Guarda, io credo che ognuno di noi si senta unico. Mi rendo conto venga facile per un ascoltatore indirizzare un artista verso un altro, per somiglianze sonore o vocali. Però boh… io amo Cremonini ma mi pompo Ketama.  Ascolto un giorno intero Daniel Caesar per poi mettere gli FSK a tutto volume e poi ritornare ai Supertramp. Ascolto tantissima musica, sia vecchia che appena uscita. Se una cosa mi piace, indirettamente e indistintamente dai generi mi lascio naturalmente influenzare

Sei del ’98, quindi giovanissimo. Ti sei affacciato alla scena indie italiana come una nuova voce e una nuova penna. Il tuo sound è molto particolare e innovativo, frutto di un percorso avviato in adolescenza e fatto di ricerca ed esperienza: quali novità pensi di essere riuscito a portare nella scena musicale italiana?

Io porto un tipo di musica pop, sentimentale, sensibile, incazzata con il mondo. Non credo di aver portato chissà quale grande innovazione, mi importa di fare bene ciò che propongo. Il mio obiettivo è quello di emozionare la gente che mi ascolta allo stesso modo in cui mi emoziono io. Da quando il progetto è iniziato, nel 2017, è cambiato veramente tutto. Io ho iniziato totalmente da solo, ho solo avuto delle buone idee. Questo ha fatto la differenza. Oggi non bastano le buone idee e soprattutto non è possibile lavorare in solitaria.

Il tuo debutto pubblico risale al 2017 con “Niente Da Aggiustare” e “Capofitto”. Ad oggi hai fatto grandi numeri, hai superato il milione di Play e i tuoi brani sono stati aggiunti a diverse playlist comuni su Spotify. Cosa è cambiato nella tua musica nel tempo?

Prima che la musica è cambiato il mio approccio alla vita, sono cresciuto. Sembra poco, ma avere 18 anni e averne 21 non è la stessa cosa, ragazzi. Sono passato dal mondo dei liceali al “mondo dei grandi”, quindi anche ciò che racconto è diverso.

“Please Wait” è il titolo del tuo ultimo album, pubblicato agli inizi di questo 2020. Ci parli di questo progetto?

Please Wait” è una raccolta di varie esperienze della mia adolescenza, ho selezionato le 10 canzoni più significative e le ho messe sotto forma di disco. È un disco unico perché prima di essere frutto di tanto lavoro in studio, è frutto di esperienze (di vita vera) tanto ma tanto vecchie. Molti brani li ho scritti quando andavo al liceo, ad esempio. È stato difficile dare un’uniformità a dei brani totalmente diversi tra loro (vedi mansarda e poi vedi cerchi, ad esempio) ma è figo perché credo che entrando nel mood ed entrando nella concezione che è un disco che racchiude momenti “sfusi” (i momenti peggiori della mia vita eh,il disagio più totale) ci si possa lasciar prendere.

A cosa stai lavorando di nuovo?

Ad oggi mi sto concentrando molto sui live, è il primo pensiero. Però non smetto mai di scrivere, anzi… cerco sempre di migliorarmi e di lavorare con roba nuova.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Sì!!! Vi raccomando, ascoltate sempre tanta musica. Fa bene!

Meli for Siloud

Credits: Ufficio stampa Astarte Agency

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