InTheMusic: Larèt, interview

Nome: Valentina
Cognome: Rettaroli
In arte: Larèt
Età: 30
Città: Roma
Nazionalità: Italia
Brani pubblicati: Quello che volevo, Dinosauro Chic, Bombe a mano
Periodo di attività: dal '93
Genere musicale: Soulful Pop
Piattaforme: tutti i digital stores

Larèt

Chi è Larèt?

Larèt è una donna. È una donna in questo periodo storico in cui è difficile ancora essere donne ed è, tuttavia, ancora la condizione esistenziale più bella. Larèt è disordine e certe volte confusione, è una persona che si perde spesso per ritrovarsi e che fa continuamente cenere di sé, bruciando tutto, per riuscire a coltivare nuovi semi. È una persona che crede nei colpi del destino, nella gentilezza fra sconosciuti e pure fra conoscenti! Crede nelle carte, nelle coincidenze e in tutto ciò che non è logico e razionale.

Come nasce questo nome d’arte?

La mia maestra, a scuola, trovandosi ad avere più di una “Valentina” nella sua classe, cominciò a chiamarmi, semplicemente “La Rettaroli“. Nel tempo, il nome che aveva scelto si è abbreviato ed è rimasto “Larèt“. Non ho mai scelto, quindi, alcun nome d’arte in effetti. E forse questa cosa mi piace parecchio, perché in realtà “Larèt” mi ricorda la parte bambina di me; mi porto questo nome dietro come un vissuto, non come una decisione!

Un microfono giocattolo, tutto giallo, avuto in regalo per il compleanno: così è iniziata la tua carriera musicale?

La mia carriera canora è iniziata grazie a mia madre. Non che fosse un mistero, il mio amore per la voce.

In effetti non facevo altro che cantare, tutto il giorno, con la pronuncia buffa di una bambina di 4 anni che sbaglia tutte le parole! Mia madre mi regalò un microfono di plastica, sì, giallo. E questo microfono registrava davvero! Era Luglio, il mio mese, appunto, del 1993 e io passavo le mie giornate ad incidere cassettine musicali piene di canzoni. Negli anni, ho solo cambiato il tipo di microfono, però cantare è rimasto il mio gioco preferito!

Quali sono gli artisti che generalmente ascolti e quali, tra questi, influenzano particolarmente la tua musica?

Sono un’amante della voce e di tutte le sue declinazioni, per questo motivo sono affezionata al Gospel, ai canti spirituali, alla musica sacra che si esprime in mantra cantati da voci sottili eppure penetranti. Amo il soul, il soul pop, l’hip hop. Amo il soul quando si mischia alla musica elettronica. In genere mi fisso con alcuni artisti e per periodi interi ascolto solo loro, come una sedicenne impazzita! Al momento, la mia fissazione è Sevdaliza. Artista spaziale, che unisce la ricerca del suono al lavoro vocale e crea performance live che sono quasi teatrali. La adoro.

Hai girato l’Europa, facendoti conoscere in ogni città tramite la tua voce. Cosa cerchi di trasmettere ogni volta a chi ti ascolta?

Credo che l’arte performativa di qualunque genere comporti una enorme responsabilità nei confronti delle persone a cui ti rivolgi .

Nel mio piccolo, cerco di vivere la musica in senso etico. Cerco, mi sforzo, di essere vera, me stessa, aperta. È una ricerca continua di autenticità. Cosa cerco di trasmettere? Il senso di questa ricerca. Ed, umilmente, un po’ di emozione.

Dopo aver cantato un po’ in giro sei ritornata a Roma per studiare recitazione. C’è qualcosa che lega musica e recitazione?

La Recitazione è arrivata per caso e mi ha travolta per un po’. Non ho mai desiderato recitare in senso professionale, ma il percorso di laurea in tecniche dell’attore mi ha messa per forza sul palco. Mi ha dato coraggio. Quando il percorso è terminato, finalmente ho tirato fuori dal cassetto sogni e canzoni.

Non sarei mai riuscita ad uscire dal bozzolo senza questa esperienza. E poi in Accademia ho consolidato il mio amore viscerale nei confronti della voce, della ricerca vocale e sonora. Ho condiviso l’esperienza con anime in cammino, anime belle. Mi sento molto grata per quegli anni!

Ad oggi hai all’attivo tre brani: Dinosauro Chic, Bombe a mano, Quello che volevo (non sei te). Cosa hanno in comune questi tre brani?

In comune hanno il tentativo di essere realmente autobiografici, di superare la paura dell’esposizione e di togliere le maschere.

In ogni brano cerco di parlare di vissuti, di cose che posso sentire con sensi e pancia, di incontri e di quel che percepisco abbia senso nei giorni. In genere durante la creazione di un testo o delle sue musiche cerco di ascoltare molto il mio stato d’animo. Il mio obiettivo è cercare di fare musica semplice, che arrivi in modo diretto e non complicato, restando al contempo fedele al mio sentire che è sempre un po’ complesso e caotico. In fase di produzione mi aiutano molto orecchie e teste di altri, mi affido alle sensazioni dei produttori con cui collaboro. Sono ancora in ricerca di suoni, di atmosfere. E mi auguro che questa ricerca non cessi mai! Ogni brano di differenzia dal precedente perché riflette una fase nuova di ricerca.

Hai chiuso il 2019 con la pubblicazione di un singolo intitolato “Bombe a mano”. Ci dici di più su questo brano?

Bombe a mano” parla di mio padre. Vorrei saperne dire di più, ma è tutto quel che sento! Ho scritto il testo su un treno, ero in viaggio verso Torino dove coi ragazzi di RKH STUDIO stavo producendo alcuni brani. Il testo di bombe è arrivato all’improvviso e all’improvviso è arrivata la musica. Quando sono arrivata a Torino il piano era registrare un altro brano. E invece ho fermato tutto, e ho registrato lei.

Ho cercato di parlare di rapporti sospesi nel tempo. Di stanze strette che sono fisiche ma anche del cuore. Di bombe che esplodono negli abbracci.

Quali sono i tuoi progetti per questo 2020?

Abituarmi a Astro, il cane randagio che ho trovato e adottato! Come è difficile pensarci legati a un qualche essere che non può far nulla da sé! Per il resto, vivo alla giornata, medito, canto i miei mantra sacra che portano fortuna. Vorrei che la Musica fosse l’unica mia realtà. Sto lavorando per questo!

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

C’è traffico stasera, in giro per Roma. State a casa! Leggete, fate l’amore e ascoltate musica bella. Accendete incensi e candele. Fate il bagno caldo. Cose così.

Lorèt for Siloud

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