InTheMusic: Vanarin, interview

Band: Vanarin
Componenti: David Paysden (lead voice, Keys), Marco Sciacqua (guitar, vocals), Massimo Mantovani (bass guitar, vocals) Marco Brena (drums, pad)
Età: 24/30
Città: Bergamo
Nazionalità: Inglese, italiana
Brani pubblicati: Don’t pick me up, Her heart, Orange juice
Album pubblicati: Vanarin ep, Overnight, Ep 2
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Psych Pop, Funk, R&B
Piattaforme: Spotify, Apple Music

vanarin

Chi sono i Vanarin?

I Vanarin sono quattro ragazzi sparsi tra Bergamo e la provincia di Lecco, di età compresa tra i 24 e i 30 anni. Abbiamo percorsi di studio differenti e facciamo tutti dei collage di lavori che ci permettano di dedicare tempo sufficiente al progetto.

Abbiamo da sempre coltivato la musica fin da piccoli e ognuno ha avuto esperienze in progetti precedenti, finché ci siamo conosciuti.

Perché avete scelto questo nome per la band?

La nascita del nome è stata pura casualità nata da giochi di parole. Suonava bene.

Urban dictionary dice: “slang anglosassone che indica un sentimento di gioia mista a dolore“. La cosa ci è piaciuta…

Avete come base Bergamo, ma il vostro progetto mette insieme Italia e Inghilterra: come vi siete conosciuti e come siete riusciti a mettere su una band?

Dave è nato a Brighton e successivamente si è trasferito a Bergamo. È qui che è partito il progetto. Inizialmente tra Dave e Marco S, a cascata si sono aggiunti anche Massimo, Marco B e Giuseppe Chiara, che ha fatto parte del progetto fino all’anno scorso. Quello che ci ha legato fin dall’inizio è stata la voglia di costruire qualcosa di solido.

C’è di tutto nella vostra musica: elettronica, pop, rock, soul, jazz e blues si mescolano nel creare un qualcosa di assurdo. Quali sono gli artisti a cui, in qualche modo, vi ispirate?

In origine avevamo tutti ascolti diversi ma con una solida base comune, i Beatles e in genere la musica pop e beat. Crescendo siamo passati anche attraverso ascolti punk e grunge, ma apprezzando sempre la musica funk e la black music in generale. Marco, il batterista, si è avvicinato da tempo all’Hip Hop e all’R&B e la cosa è piaciuta a tutti. Ci ha dato molti spunti a livello creativo e in parte ha cambiato la nostra maniera di lavorare in studio.

Non abbiamo un genere o un artista preferito in particolare, variano a seconda del periodo. Recentemente abbiamo ascoltato tanta musica, da Steve Lacy agli Unknown Mortal Orchestra, da Frank Ocean a Daniel Caesar, musica afro beat, Funk, Hip Hop in genere.

Il vostro progetto si mescola perfettamente con il vostro stile. La vostra attitudine sembra cavalcare la wave moderna, ma allo stesso tempo definisce le vostre peculiarità in quanto band. Come si potrebbe definire ciò che fate?

Ci fa piacere che lo pensiate. Stiamo cercando di affinare sempre di più le nostre intenzioni ed emozioni. Non amiamo catalogare quello che facciamo. La difficoltà di creare un’identità sta proprio in questo, nel dire quello che vuoi come lo vuoi dire.

È online molta roba che porta il vostro nome, tutto con una caratteristica comune: la qualità dei contenuti. In realtà, basta cercarvi sul web per vedere quanto questo vi conosca già. Come si è sviluppato il vostro percorso nel mondo della musica fino ad oggi?

È un po’ difficile rispondervi in maniera esaustiva, all’inizio con il primo EP ci siamo trovati senza troppi obiettivi, ognuno aveva un po di pezzi e ci siamo divertiti ad arrangiarli, l’album “Overnight” invece è stato il risultato dell’influenza di molta musica che, con la voglia di conoscerci meglio, ci siamo passati l’un l’altro, mentre quest’ultimo lavoro è l’inizio di una presa di coscienza maggiore della nostra identità dopo il calderone che è stato Overnight.

Siamo curiosi di sapere come siete riusciti a definire il sound che vi caratterizza oggi: quanto di “Made in Italy” e quanto di “Made in UK” c’è nella vostra musica?

Avere appunto Dave nel gruppo caratterizza molto l’impronta made in UK nei nostri lavori, anche la musica che ascoltiamo e che ci stimola non è made in Italy.

Il vostro ultimo progetto online si intitola “EP 2”: ci dite di più?

Il nome “EP 2” può sembrare banale, in realtà da parte nostra ha significato. Durante Overnight abbiamo scritto pezzi in studio per almeno sei mesi. Beppe allora era ancora parte del progetto e stavamo cercando di dare una nuova direzione al nostro sound. Quando ci siamo ritrovati in quattro abbiamo buttato tutto il materiale nuovo e siamo ripartiti da zero. Fatta la scelta di lasciare una sola voce alla guida alla scrittura delle melodie, ci siamo rimessi al lavoro.

Abbiamo cominciato a registrare al pc buttando giù parti e aggiungendo testi. A lungo andare siamo riusciti a trovare una quadra a livello di musiche e testi. Le registrazioni e le produzioni vengono fatte tutte in casa, Dave tiene le redini al computer. Per noi il titolo significa una sorta di punto e a capo del nostro lavoro, un rigettare le basi dopo aver immagazzinato un mucchio di esperienze utili.

Da poco avete rilasciato il vostro nuovo EP, ma siamo certi che siete già a lavoro. Quali saranno le novità per il futuro?

Siamo già al lavoro con un disco e speriamo vedrà presto la luce. Abbiamo iniziato una nuova collaborazione con Dischisotterranei e speriamo di portare il nostro live in più posti possibili, estero compreso. Con la primavera ricominceranno i live, a maggio saremo anche in Germania per tre date tra Berlino e Monaco.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Li ringraziamo della lettura e li invitiamo ad ascoltare il disco!

Vanarin for Siloud

Credits: Ufficio stampa Conza Press

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