InTheMusic: Umberto Ti., interview

Nome: Umberto
Cognome: Tramonte
In arte: Umberto Ti.
Età: 37
Città: Padova
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Cielo Incerto, Bugie, Non credo basterà, Isolati, Non Importa, Motel Alaska, Città Affollata, Alibi
Album pubblicati: Cielo Incerto (2016), Alaska (2018), Non credo basterà (2020)
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Cantautorato italiano, Indie, Folk
Piattaforme: Spotify, Deezer, iTunes, Amazon, YouTube

Umberto TI.

Chi è Umberto Tramonte?

Umberto Tramonte è un ragazzo di 37 anni della provincia di Padova, che ha sempre amato la musica cantautorale italiana e che un bel giorno ha preso il coraggio ed ha cominciato quest’avventura affascinante. Di professione faccio il designer di calzature.

Il tuo nome d’arte, “Umberto Ti.”, vede il tuo cognome in una forma abbreviata: perché questa scelta?

Il “Ti.” è una semplice abbreviazione del mio cognome “Tramonte“. Non volevo eliminarlo del tutto e quindi ho pensato a questo, un po’ per gioco, ma poi è diventato il mio nome d’arte che mi ha sempre accompagnato e devo dire che ormai ci sono affezionato.

Quello che sei oggi, come artista, è il frutto di un percorso all’interno della musica che sicuramente affonda le sue radici nei tuoi primi anni di vita. Quando ti sei avvicinato a questo mondo e cosa ti ci ha fatto tenere stretto in tutti questi anni?

Mi sono avvicinato alla musica quand’ero ragazzino, ero in seconda media, e mio papà mi regalò la prima chitarra classica. Da lì cominciai a comporre fin da subito delle mie canzoni, ero poco incline a fare cover, ci provavo ma poi continuavo a riprovare a scrivere cose mie.

L’amore per la musica, soprattutto quella cantautorale italiana, è arrivata quando mia nonna mi fece ascoltare i primi dischi di Fabrizio De André. Da lì decisi che avrei provato a descrivere il mondo che avevo dentro attraverso la musica.

Il tuo modo di fare musica ci ricorda molto Cremonini, con un approccio però più cantautorale, dove la strumentale non va mai in secondo piano. Quali sono i tuoi riferimenti musicali e qual è il genere di musica che preferisci?

Grazie per il paragone! Devo dire che sì, Cremonini è un’artista che mi piace e che stimo molto. Come artisti a cui mi ispiro metterei però nel podio Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Francesco Guccini e Lucio Dalla. Poi ci sono Claudio Lolli, Piero Ciampi e Ivan Graziani, ma potrei continuare per molto… per non parlare di Giorgio Gaber che amo molto. Comunque ascolto molto anche cantautori stranieri come Nick Cave, Eliot Smith, Nick Drake, Leonard Cohen, Neil Young.

Riesci ad unire tanti mondi diversi: influenze jazz, funk e afro, tutte sotto una veste cantautorale dalle fattezze mediterranee. In che modo questi mondi diversi si uniscono e che significato dai all’aggettivo “mediterranee”?

Per questo Ep in particolare mi sono ispirato molto ad un grande capolavoro di Fabrizio De André che è “Crêuza de mä“. Mi hanno sempre affascinato quelle sonorità che arrivavano dalla Turchia e dalla Grecia. Il Mediterraneo porta con sé questi meravigliosi suoni affascinanti che nel mio piccolo ho cercato di riprodurre.

I temi che tratto nelle mie canzoni sono i rapporti umani, si ritrova spesso un personaggio che rincorre una chimera dai mille volti, una donna, una nuova terra, un sogno da inseguire. Parto a raccontare relazioni umane, ma è anche un modo per raccontare uno stato d’animo, un conflitto interiore che magari ognuno di noi porta dentro. Posso definire le situazioni che racconto come una battaglia sociale con cui, ogni giorno, dobbiamo fare i conti.

La sperimentazione è il fulcro della tua musica. Ad oggi sei riuscito a far dialogare i testi con vari strumenti, tra cui chitarra, bouzouki, sax, clarinetto e flauti; le percussioni rendono, invece, l’atmosfera più arabeggiante. Come sei arrivato a queste sonorità?

Devo dire che mi piace molto sperimentare, il mio scopo è quello di provare sempre delle sonorità nuove. Basti pensare che il lavoro precedente, “Alaska“, era elettrico, “Cielo incerto” lo posso definire più acerbo, forse quasi più punk. Con gli anni, grazie al mio produttore e amico Giuliano Dottori, mi sono perfezionato, migliorato, e sono arrivato per adesso fino a qui.

Non credo basterà” racchiudere molti strumenti che avevo voglia di inserire: il sax, diversi fiati (suonati da Moreno Falciani) ed il bouzouki.

Sono diversi anni che sei attivo online. Il tuo primo progetto si intitolava “Cielo incerto”, da allora ne hai rilasciati diversi nuovi. Come nascono queste tue pubblicazioni?

Cielo Incerto” è stato il mio primo lavoro e ci sono molto affezionato, anche se ancora acerbo, volutamente così, anche nei testi. Inviai le registrazioni al produttore che mi ha poi sempre diretto artisticamente anche il resto dei lavori: Giuliano Dottori. Sono onorato di lavorare con lui, è grazie al suo prezioso aiuto se raggiungo una certa qualità.

Non credo basterà” è prodotto arrangiato sempre da Giuliano allo Jacuzi Studio di Milano e masterizzato da Max Lotti presso Casa Medusa di Milano. Poi c’è l’etichetta che mi ha sempre aiutato e supportato e che ha sempre creduto in me, ovvero la New Model Label di Ferrara.

Tutte le tue ricerche e sperimentazioni nella musica confluiscono nel tuo ultimo Ep “Non credo basterà”. Come nasce questo progetto e dove è stato registrato?

Non credo basterà” è il primo singolo estratto dal mio nuovo Ep, è una canzone nata una sera in cui il fumo si incastrava tra i rami. Il brano parla di una storia tossica che si sviluppa in una Marrakech misteriosa, immaginavo questo personaggio che beveva Assenzio dentro una stanza afosa e sporca. Da qui il verso “Toglimi questo zucchero dalla bocca altrimenti l’ansia ci stenderà“, poi ho sviluppato il resto del testo.Cominciai così a scrivere il resto dei quattro brani nati scollegati tra di loro, ma che una volta scritti mi resi conto avevano qualcosa che li legava tra loro, per esempio la figura dell’albero (che poi ho scelto per la copertina e per il video) fino ad arrivare a “Resina” che è proprio la resina che esce dagli alberi e che poi si trasforma in una relazione sentimentale.

Umberto TI., non credo basterà

Non credo basterà” lo definirei un viaggio, che va da Marrakech fino ad arrivare ad un palazzo di qualche provincia desolata (“La fine del Mondo“).

Ho girato un video di “Non credo basterà” realizzato da Giulio Favotto videomaker che mi segue da sempre, sia nei video che nelle foto copertina degli album. Vicino a dove abito c’è la casa di Mario Passadore, un pittore, scultore e poeta, un singolare artista che un giorno ha deciso di appendere ai rami di un albero centinaia di bottiglie di varie forme e colori. L’albero in questione è posizionato proprio davanti a casa sua e ogni mattina Mario aggiunge o cambia di posizione le varie bottiglie: un’opera d’arte, a mio avviso, molto affascinante in quanto quando l’albero è completamente spoglio mostra tutti i colori di queste bottiglie che creano riflessi unici. Decisi che quell’albero avrebbe dovuto raccontare la mia Marrakech ed essere la copertina del mio Ep.

La tua direzione artistica è abbastanza chiara: la tua sperimentazione continuerà ed otterrà tanti nuovi risultati, dando nuovi indirizzi alla musica cantautorale italiana. Cosa puoi dirci del tuo futuro?

Per ora sto provando le nuove canzoni per eventuali date future. Sicuramente il prossimo album sarà ancora diverso!

Spero di continuare a fare altre canzoni dove la gente possa rispecchiarsi, sentirsi confortata, e continuare a cercare nuove verità.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ringrazio tutto lo staff di Siloud per questa bella intervista! A tutti i lettori posso consigliare di continuare a sostenere musica emergente, ma non solo, e tutte le forme d’arte in generale. Grazie, un abbraccio!

Umberto Ti. for Siloud

Facebook:Umberto Ti.
Instagram: @umbertoti

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