InTheMusic: CASCATE, interview

Band: CASCATE
Componenti: Caterina Magliozzi, Luca Frasca
Età: 27, 28
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Souvenir, Fino alla fine, Giardini
Album pubblicati: Giardini EP
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Indie Pop
Piattaforme: Youtube, Spotify, Apple Music, Amazon Music

CASCATE

Chi sono i CASCATE?

Siamo Caterina e Luca, rispettivamente classe ’92 e ’91, veniamo da Roma e circa 3 anni fa abbiamo iniziato a scrivere canzoni insieme. Luca è un produttore/bassista, Caterina è una cantante e autrice. Lavoriamo e studiamo entrambi a 360 gradi nell’ambito musicale.

Perché avete scelto questo nome d’arte?

Le cascate ci affascinano molto. Ci piace l’immagine delle cascate, al plurale, associata alla nostra musica, sotto tutti i punti di vista. È uno di quei rari casi in cui è la parola che ti sceglie: stavamo compilando una lista di possibili nomi e appena è arrivato “Cascate” ci siamo guardati e senza dirlo abbiamo capito che stavamo entrambi pensando la stessa cosa, tipo: “eccolo, questo è il nome”.

Come vi siete conosciuti e perché avete scelto di unirvi in una band?

Ci siamo conosciuti al Laboratorio di Musica d’insieme di una scuola di musica qui a Roma. Di lì a poco abbiamo iniziato a scrivere canzoni nostre, originali. All’inizio con la band della scuola poi siamo rimasti in particolare noi due, basso e voce. Sebbene avessimo bagagli musicali molto diversi abbiamo percepito subito di avere in comune la stessa sensibilità artistica e gli stessi obiettivi.

Come duo il nostro primo progetto si chiamava “Merigold“, scrivevamo in inglese e il nostro terzo live è stato di fronte a centinaia di persone alla Flog di Firenze per la finale del Rock Contest.  È stato tutto improvviso ma ci ha fomentato tantissimo. Poi con la scelta di scrivere in italiano sono nati i Cascate.

C’è qualche evento particolare che ha segnato il vostro avvicinamento alla musica?

Ricordiamo una sera in macchina di ritorno dalla scuola di musica, Luca aveva messo su Requiem dei Verdena e, in doppia fila, poco prima di scendere, parte Angie. Ci siamo ritrovati a cercare parcheggio per poter ascoltare tutto il disco insieme. E da lì abbiamo iniziato a macinare dischi su dischi in macchina perché ci suona incredibilmente bene. Tutt’oggi lo facciamo, compriamo due dischi al mese e ce li ascoltiamo. Privilegiamo le cose che non conosciamo in modo che ci possano stupire anche perché nell’epoca dello streaming è facile ascoltare tutto, ma difficilmente ci si ferma su un disco intero.

Non abbiamo un genere preferito, ascoltiamo veramente di tutto, ci condizioniamo a vicenda. Ci piacciono tantissimo le novità, che siano le super hit  o il nuovo disco di un’artista che seguiamo non ci facciamo problemi, siamo sempre curiosi di ascoltare le evoluzioni. Anche se dentro poi abbiamo una forte e consapevole anima vintage, per cui galleggiamo in questo limbo tra Mina e St. Vincent, tra Battisti e i Tame Impala.

C’è una bella definizione che vi rappresenta: “spiritosi ma intensi, a tratti emotivamente compromessi, leggeri come una piuma ma sempre bizzarri: nostalgici, romantici ed elettronici”. Quanto questa frase riassume la vostra musica e le vostre personalità?

Sì, molto. Il senso è che da noi non sai mai cosa aspettarti, a volte neanche noi lo sappiamo. Nella nostra musica mettiamo tutto quello che siamo e che vorremmo essere senza porci particolari limiti, o meglio iniziamo sempre con l’intento di scrivere una bella canzone ma poi succede di tutto. Ci piace molto l’effetto sorpresa, nel bene e nel male. Vorremmo stimolare la curiosità di chi ci ascolta, spiazzarlo sempre canzone dopo canzone. Per questo quando scriviamo ci proviamo ad impostare un metodo ma alla fine ci lasciamo travolgere, prendiamo riferimenti e li stravolgiamo, ci innamoriamo di un suono o una melodia e poi la odiamo, buttiamo e ripeschiamo. Fino a che non esce fuori un’immagine, allora la fissiamo e da lì scorre tutto liscio. Scrivere per noi è un atto piuttosto bizzarro e romantico.

Vi siete affacciati al panorama musicale italiano con due singoli (gli stessi che hanno anticipato il vostro album di debutto). Come si è evoluta la vostra musica nel tempo?

Giardini”, il nostro Ep, è lo specchio di come il tempo ha influito sulla nostra musica. Ogni brano racconta un momento dei due anni che ci abbiamo messo a completarlo, inclusi i due singoli che ne fanno parte. È un Ep molto impulsivo ed inconsapevole.

Brano dopo brano la nostra musica si è evoluta in maniera piuttosto naturale e spontanea verso delle esigenze che all’inizio neanche sapevamo di avere. È per questo che nella nostra storia rimarrà probabilmente un caso unico. Sicuramente abbiamo lavorato tanto, proprio in termini di tempo, sul suono delle nostre canzoni e questa è una prerogativa di cui non riusciamo a fare a meno, a partire dal suono delle parole. A livello di genere ci siamo ritrovati nella categoria Altro/Pop, un punto di incontro tra la canzone e l’incoscienza.

Il vostro sound mescola atmosfere pop-rock ‘vintage’ con sonorità elettroniche molto moderne: come si è sviluppata la vostra ricerca nel trovare un sound che vi rappresentasse alla meglio?

Il nostro sound per noi ha tanti riferimenti e nessun riferimento. Abbiamo mischiato quello che sappiamo fare e quello che vorremmo fare. Il prodotto finale è anche frutto della collaborazione con i ragazzi di Bodacious Collective che, con le loro competenze, hanno moltiplicato le nostre possibilità sonore. Sicuramente abbiamo una forte componente elettronica, ma non tanto nell’intenzione quanto proprio nel metodo di scrittura. Le DAW offrono infinite possibilità e questa libertà abbiamo cercato di cavalcarla senza farcela sfuggire di mano. Per farlo abbiamo trasformato il pc in uno strumento a tutti gli effetti, in grado di interagire con il basso, il piano o la chitarra. Il nostro sound è nato così alla fine, laptop e voce.

“Giardini” è il vostro album di debutto, un inno alle cose inaspettate, alla creatività e alle intuizioni. Cinque canzoni che raccontano cinque storie diverse: ci dite di più?

Ci piace immaginare Giardini come una passeggiata romantica in un parco stravagante. Ogni brano è un episodio di questa passeggiata.

Abbiamo scritto e pre-prodotto i brani noi due tra Roma e Santa Marinella,  lì abbiamo poi finito di produrre e registrare a Studionero con la collaborazione dei Bodacious Collective. La curiosità è che abbiamo lavorato brano per brano, singolo per singolo, senza l’idea di racchiuderli in un Ep. Poi quando siamo arrivati a cinque abbiamo pensato che era proprio l’eterogeneità e la varietà delle canzoni a rappresentarci al meglio, per cui l’abbiamo preso come un biglietto da visita ed abbiamo confezionato Giardini. Quindi ogni canzone racconta un po’ una storia a sé, anche se alla fine accade tutto nello stesso contesto.

Ogni storia è complicata e semplice allo stesso tempo, non ci piace arrivare ad una conclusione per cui in fondo lasciamo aperta ogni interpretazione. Ad esempio Horror Show sembra raccontare una storia d’amore, ma invece per noi descrive il nostro rapporto con la musica pop.

Progetti per il futuro ne avete?

Progetti per il futuro ne abbiamo in gran quantità, ancora stiamo cercando di capire quali saranno realizzabili nel minor tempo possibile, non abbiamo ancora nulla da annunciare ma non si sa mai. Quello che ci interessa fare prima di tutto è continuare a scrivere canzoni e metterci alla prova con soluzioni sempre nuove ed inaspettate.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Forse di ascoltare più volte i nostri brani. Non pensiamo di avere una comunicazione molto diretta, a volte ci perdiamo nei dettagli, stiamo ore ed ore a ragionare su dei particolari che poi ci rendiamo conto essere piccolissime sfumature, minuzie nel complesso della canzone. Ma la verità è che a noi i dettagli piacciono, la cura per le piccole cose fa parte del nostro sottile modo di comunicare.

Cascate for Siloud

Credits: Ufficio stampa Astarte Agency

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