InTheMusic: cmqmartina, interview

Martina Sironi, in arte cmqmartina, è tra le artiste più interessanti ed intriganti del nuovo panorama electro-pop italiano. Le sue maggiori influenze musicali sono italiane, ma molti sono i riferimenti anche alla musica internazionale. Negli ultimi tempi il suo nome sta girando parecchio, sta avendo molto successo e sempre più persone stanno seguendo lei e la sua musica. Il progetto cmqmartina è nato un’anno e mezzo fa con l’amico Matteo Brioschi, lo stesso che ha poi prodotto DISCO, un vero e proprio progetto-rivoluzione per la musica italiana. Il suo sogno nel cassetto? Fare musica per il resto della sua vita.

Nome: Martina
Cognome: Sironi
In arte: cmqmartina
Età: 20
Città: Monza
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: lasciami andare!, l’esatto momento, carne per cani, i wanna be your dancing queen
Album pubblicati: DISCO
Periodo di attività: dal 2019
Genere musicale: Elettronica, Electro-pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.
CMQMARTINA

Chi è cmqmartina?

Sono nata quasi 21 anni fa a Monza, nel ‘99. Ho vissuto lì con mia madre fino a poco fa e finito il liceo ho iniziato l’università a Milano, studiavo arte. Mi piaceva ma non mi andava tanto di farla quindi ho smesso.

Ora vivo in un posto isolatissimo sulle colline di La Spezia, in Liguria, e ci sto bene. Qui c’è aria più buona.

Perché questo nome d’arte?

Il mio nome d’arte in realtà ha una storia molto semplice: anni fa quando mi iscrissi ad Instagram non sapevo come chiamare il mio profilo e alla fine scrissi “cmqmartina”. Era un periodo in cui scrivevo abbreviato: cmq, xkè, xò. Quando arrivò il momento di scegliere il nome del progetto nel panico più totale la scelta ricadde sul nickname di Instagram, cmqmartina. Però mi piace, è come dire: “comunque… ecco. Sono Martina”.

Vorremmo conoscere i tuoi primi passi nel mondo della musica: cosa ti ha avvicinato ad essa e cosa ti ci tiene legata?

In casa mia la musica c’è sempre stata, fortunatamente. Ricordo che avevamo un armadio pieno zeppo di cd, li sceglievo a caso e facevano da sottofondo a qualsiasi cosa facessimo. Purtroppo questa cosa si è un po’ persa con gli anni, ma io non l’ho mai abbandonata.

Ero veramente un fallimento negli sport, ho fatto pattinaggio per un sacco di anni, ho provato pure danza e atletica, ma ero scoordinata e correre non faceva per me. Sicché arrivò il momento in cui mia madre mi chiese di scegliere la fatidica e quasi obbligatoria attività da fare oltre alla scuola e tra un karaoke di Laura Pausini e un goffo  stacchetto sulle note de “Il tuo bacio è come un rock” di Celentano le dissi “voglio studiare cantoooo!!!!”. Così fu.

Siamo certi che le tue più grandi influenze musicali siano italiane, ma siamo altrettanto sicuri che tu sia molto influenzata da musica internazionale. Con quali artisti sei cresciuta e quali ti accompagnano oggi nelle tue giornate?

Beccata, provengo tanto dal cantautorato italiano, da Dalla, Bennato, Cocciante, De Gregori e Mia Martini. Alle medie mi regalarono il mio primo lettore cd con le casse e per la maggior parte del tempo dentro ci suonavano i Beatles, avevo quasi tutti i dischi, mia madre non ne poteva più. Love, love me do. You know, i love you. Tutto il santo giorno. Perché funziona così, mi fisso con qualche artista e non ascolto altro per un po’, giusto il tempo di assorbirne bene la sostanza.

Poi c’è stata Avril Lavigne e il mio periodo dark. Un altro disco a cui sono molto legata è Squèrez? dei Lunapop… Cremonini fu una delle mie prime vere crush insieme a Troy Bolton di High School Musical.

Ora ascolto un sacco di roba diversa: dalla musica tradizionale spagnola alla techno francese, un bel po’ di roba italiana e Britney Spears.

Sei tra le novità più belle ed intriganti nel panorama musicale italiano. Come nasce il progetto “cmqmartina” e cosa cerchi di comunicare con la tua musica?

Il progetto è nato un’anno e mezzo fa con un mio amico, Matteo Brioschi, che ha prodotto DISCO. Lui fa musica da molto e mi chiedeva spesso di provare a lavorare a qualcosa insieme. Per gioco è nato un pezzo che ricevette un sacco di feedback positivi e che finì tra le mani di Clinica Dischi, la mia etichetta discografica. Iniziammo quindi a lavorare insieme al mio primo disco. Man mano che i mesi passavano io e Matteo lavoravamo ai pezzi, sempre insieme: mentre lui produceva la base io ci scrivevo un testo e cercavamo di trovare una quadra al tutto. Tra l’altro all’inizio il progetto aveva un’impronta diversa, un po’ più “indie” tradizionale italiano, più o meno quello che va di moda. Poi con il tempo ha preso una direzione più elettronica, vicino alla techno ma anche un po’ pop… perché ci andava così.

I testi che scrivo sono per lo più appunti, sentimenti, situazioni, frasi di film o titoli di libri che tengo segnati sulle note del telefono e che trovano un senso solo messi insieme su una delle basi di Matteo. La verità è che non ho un messaggio particolare da comunicare. DISCO è un progetto all’interno del quale ho parlato tanto di me e del mio passato e mi sono sentita tanto libera mentre lo costruivamo. Ed è questo che vorrei che provassero le persone che ascoltano: libertà di ballare, bene o male non importa, libertà di piangere o di limonare chi gli sta affianco.

Hai all’attivo molte pubblicazioni, dallo scorso anno ad oggi hai messo online molta roba. Diciamo che hai fatto in modo che ognuno potesse trovare almeno un tuo brano nel quale potersi rispecchiare alla meglio. In quanto a genere e stile, come definiresti la tua musica?

Domanda da un milione di euro! Quando mi chiedono il genere che faccio è sempre un casino. Sicuramente è musica elettronica e ci canto sopra, quindi una specie di electro-pop, anche un po’ techno. Che poi è solo una formalità dare un nome alla musica, bisogna categorizzare… è sempre stato così, non mi fa impazzire dover sempre dare un nome alle cose ma è giusto per fare un po’ di ordine.

Comunque, cerco di fare chiarezza subito, dalla prima traccia, “intro”. È nata come intermezzo musicale per i live ma era bellissima, ci piaceva troppo. L’abbiamo piazzata all’inizio, perché parlo poco ma è come se dicessi “questo è quello che mi piace fare, ascolterete più o meno questa robaccia”.

Il 2020 è iniziato alla grande per te con la pubblicazione di “DISCO”, il tuo primo album. C’è un brano che ricalca perfettamente la tua personalità?

Questo disco è per me un po’ come il primogenito di una madre: sono innamorata di lui e mi sembra perfetto, mi somiglia tanto. Non c’è stato niente di più semplice che chiamarlo DISCO (me l’aveva consigliato ironicamente una mia cara amica), cosa insolita per me che do nomi a qualsiasi cosa, alle biciclette, alle scarpe o alle piante. Il nome è anche un po’ tributo agli anni novanta, che amo ma che non ho vissuto, in contrapposizione al nome d’arte che richiama l’epoca millenials delle abbreviazioni da tastiera. “Disco” vuol dire “discoteca”, tra le altre cose.

CMQMARTINA, DISCO

I brani sono nove, di cui una cover, e sono fortemente legata a ognuno di loro in modo differente. Se ne dovessi scegliere uno direi “le cose che contano”: è introspettivo, racconta di un malessere super radicato che non mi va di approfondire ma che riguarda la concezione che ho di me, e nel ritornello urlo come non ho fatto in nessun altro pezzo, un grido liberatorio. Ma comunque tutti i pezzi sono importanti e la loro scrittura è stata terapeutica.

Negli ultimi tempi il tuo nome sta girando parecchio, stai avendo molto successo e sempre più persone stanno seguendo te e la tua musica. Non è un caso che tu sia anche in tour con i rovere, ai quali stai aprendo molti concerti. Cosa ti sta lasciando quest’esperienza?

Ho avuto questa bellissima possibilità, ho aperto l’ultimo tour che i rovere hanno fatto ed è stato un momento che sinceramente mi sarei aspettata di fare un po’ più avanti ma che per mia fortuna, e grazie alle persone che lavorano dietro al progetto, ho potuto fare poco fa.

Sono stata catapultata in un’altra dimensione, quella che voglio vivere per il resto dei miei giorni. Ho iniziato a prendere le misure di un palco vero e di un pubblico vero, ho fatto amicizia e parlato con una marea di gente nuova da cui ho imparato cose nuove. I rovere sono belle persone e hanno avuto pazienza con me, che ero nuova nell’ambiente. Mi sentivo così piccola rispetto a tutto quello che mi stava succedendo e ci ho preso la mano, mi sono divertita come mai mi era successo. Mi sono anche rotta un ginocchio, la penultima data, il 20 dicembre a Padova… quindi questo tour oltre ad avermi lasciato la voglia di andare a fondo in questo mondo e di continuare a lavorare sodo per avere sempre più palchi su cui ballare, mi ha lasciato un sacco di fisioterapia da fare :).

Hai un sogno nel cassetto?

Il sogno nel cassetto più grande che ho è di fare questo per il resto della mia vita!!! Poi vorrei una casa grande e luminosa con tante piante, qualche cane e una vita felice. Sogno anche un feat con qualche idolo della mia adolescenza, tipo Elisa, Laura Pausini o Adriano Celentano. ❤

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ho già detto un sacco di cose, avrò già annoiato abbastanza i lettori. Voglio bene a chiunque stia leggendo questo articolo.

cmqmartina for Siloud

Instagram:@cmqmartina
Facebook:@cmqmartina

Credits: Ufficio stampa Astarte Agency

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