InTheMusic: I Botanici, interview

Band: I Botanici
Componenti: Gianmarco Ciani, Antonio Del Donno, Gaspare Vitiello
Età: 29, 26, 29
Città: Benevento, Bologna
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Camomilla, Nottata, Mattone, Capotasto
Album pubblicati: Solstizio, Origami
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Alternative, Post hardcore
Piattaforme: tutti i digital stores

I Botanici

Chi sono I Botanici?

Ciao! I Botanici siamo noi. Originari di Benevento ma dislocati tra Benevento, Bologna e Napoli. Abbiamo interessi abbastanza diversi che spaziano dalla fisica, all’ingegneria, passando per la giurisprudenza.

Il nome che avete dato alla band ha, in qualche modo, a che fare con il mondo vegetale?

Il nostro nome, ormai possiamo dirlo, non ha un significato ben preciso. Avevamo bisogno di un nome per la nostra prima esibizione. Tra i tanti, questo è quello che ritenevamo più adatto allo scopo. E poi abbiamo continuato ad usarlo, fino ad oggi.

Gianmarco, Gaspare e Antonio un bel giorno hanno deciso di mettere su una band. Prima, però, facciamo un passo indietro: come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti in adolescenza, tramite amici in comune, e abbiamo da sempre avuto la passione comune per la musica e gli strumenti. Abbiamo avuto numerosi progetti musicali in comune, fino a quando, come dite, abbiamo deciso di mettere su questa band, tutti insieme.

Nella formazione originaria c’era anche Mirko, che poi ha lasciato il progetto alla fine del tour promozionale di Solstizio.

Probabilmente la musica che vi influenza è la stessa ha segnato la vita di molte persone. Si sentono molti riferimenti ai filoni alternative rock di una decina di anni fa: quali sono, nello specifico, gli artisti a cui vi ispirate?

Potremo parlarne per ore. Siamo tutti dei grandi ascoltatori di musica e ognuno di noi ha i suoi idoli che inevitabilmente finiscono per influenzare anche la musica che scriviamo. Volendone includere uno a testa, diciamo il Pat Metheny Group, i Rage against the machine e i Saosin.

Finalmente qualcuno è riuscito a portare il punk rock e l’emo-core in Italia. Quel qualcuno siete voi e lo avete fatto (e continuate a farlo) in modo magnifico, senza alcun dubbio. Sicuramente tendete anche il filone indie italiano, ma il vostro approccio è fondamentalmente diverso. Come descrivereste la musica che fate e perché avete scelto di portare sonorità per lo più inglesi ed americane nella nostra nazione?

Piuttosto che una scelta potremo parlare di esigenza. Nella nostra musica c’è sicuramente tanto che viene da oltre frontiera, ma forse non siamo davvero in grado di dire il perché. Sarà una questione di identificazione in quello che i nostri ascolti stranieri ci hanno comunicato a fare questo risultato. Comunque, alla nostra maniera, ci piace dire che facciamo “canzoni” post-hardcore, proprio perché oltre ad esserci dell’estero c’è anche tanta Italia in quello che abbiamo da suonare e da dire.

Il vostro esordio online è avvenuto nel 2017 con Solstizio, un album che poi nel 2018 ha visto uscire anche la versione deluxe. Ci sono anche altri progetti su cui avete lavorato e che non sono online?

La prima uscita a nome “I Botanici” risale al settembre del 2015. Era una demo registrata in un home studio e perciò intitolata “demo in ciabatte”.

Abbiamo avuto molti altri progetti musicali, che sono anche online, ma che preferiamo non segnalare. In questo momento la nostra attenzione è focalizzata principalmente sul progetto I Botanici e stiamo lavorando già a nuovo materiale.

La vostra musica è maturata molto: il vostro sound si è affinato, ma il vostro stile non è mai cambiato. Il protagonista dei vostri pezzi continua ad essere la chitarra, appoggiamo pienamente la considerazione di Rockit. Su cosa avete lavorato negli ultimi anni e su cosa vi siete concentrati principalmente per raggiungere ciò che siete oggi?

Noi cerchiamo di approcciarci in modo spontaneo e naturale alla composizione. La nostra musica racconta delle nostre esperienze di vita individuali, quindi non so se possiamo parlare di una vera e propria ricerca. Sicuramente puntiamo a definire un nostro sound caratteristico e distintivo e, appunto, le chitarre sono e ne saranno sempre un elemento di punta. In questo disco, Origami, c’è del rock, del pop, del metal e anche del jazz. Diciamo che il processo più che ricerca è stato di unificazione.

“Origami” è l’ultimo album che avete pubblicato, precisamente nel 2019. Diciamo che siete riusciti a farci innamorare di un album punk rock che non sia americano! C’è anche una collaborazione importante con Lo Stato Sociale. Ci dite di più su questo progetto?

Grazie mille! “Origami” è un disco a cui noi non abbiamo saputo dare un genere unico. Ci sono tutti i nostri ascolti di una vita condensati, non si fatica a sentirci dal post-rock all’emo-core, boh! Si va in difficoltà anche a descriverlo!

Abbiamo parlato di noi stessi, delle nostre ansie, i timori per il futuro, le esperienze che ci hanno segnato in questi ultimi anni, nel bene e nel male. Con Lo Stato Sociale c’è un rapporto di amicizia che va avanti ormai da anni, le collaborazioni con loro risalgono addirittura al nostro primo disco, con Bebo che è il nostro fidato produttore già da “Solstizio”, dove c’è anche Carota ai synth in “Io non credo”. Nello specifico, su “Camomilla”, la collaborazione con Checco è venuta da sé, scherzando davanti a diverse birre in una serata a Bologna.

Avete una grande esperienza nei live, avete aperto anche molti concerti importanti. C’è un evento che vi ha segnato particolarmente?

Per una band l’inizio non è mai facile. Noi cercavamo di inserirci in ogni locale, manifestazione, contest o quello che ci permetteva di esibirci. Dopo davvero troppe esibizioni abbiamo registrato la nostra prima demo e abbiamo iniziato a portarla ai festival per darle ai musicisti. Tra questi, su tutti, Bebo (Lss n.d.r.) che ha creduto in noi e ancora oggi è il nostro produttore, oltre ad averci tirato su in Garrincha Dischi.

Da lì abbiamo portato live per circa 80 date il nostro primo disco, calcando i palchi più importanti della penisola. Ci verrebbe da ricordare Il Carroponte, l’Alcatraz di Milano, l’Hiroshima Mon Amour di Torino, la Latteria Molloy di Brescia, il Covo Club e l’Estragon di Bologna,  l’Eremo di Molfetta, davvero tanti altri, in apertura a tantissime band di spicco nel vasto panorama italiano.

È dal 2017 che pubblicate qualcosa di nuovo ogni anno. Anche nel 2020 ci sarà un album?

Origami, il nostro secondo disco è uscito a fine 2019, quindi un nuovo disco in uscita nel 2020 lo vediamo poco probabile. Stiamo lavorando a nuovo materiale e sicuramente ci sarà qualche nuova uscita a breve.

Dopo un bellissimo tour autunnale di 25 date in quasi 3 mesi, ad oggi la priorità è quella di tornare sui palchi. Aspettiamo l’evolversi dell’emergenza sanitaria Covid-19, in modo da poter programmare, insieme alla nuova squadra di Antenna Music Factory, gli impegni che abbiamo in standby e tutte le altre date che si aggiungeranno in calendario.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Grazie per averci letto e speriamo di vedervi presto sotto un palco, magari ad un nostro concerto!

I Botanici for Siloud

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