InTheMusic: Montegro, interview

Nome: Daniele
Cognome: Paolucci
In arte: Montegro
Età: 24
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Amsterdam, Vetro
Periodo di attività: 2020
Genere musicale: New-pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Montegro

Chi è Montegro?

Montegro è Daniele Paolucci, classe ’96, cantautore. Nato in Abruzzo, vicino al mare, vive a Roma.

Qual è il significato del tuo nome d’arte?

Sulla provenienza del nome ci sono varie leggende, quella più sincera è la ricerca di un nome inesistente, che suonasse esotico. Nessuna storia speciale, mi è piaciuto da subito, me lo sento bene addosso.

Tutti hanno a che fare con la musica, ma l’idea di proseguire in questo campo nasce sempre da una passione che affonda le sue radici nell’adolescenza. Anche nel tuo caso è stato così?

Ho cominciato a suonare le prime note all’età di 6 anni. Sono cresciuto con la musica, è stata la mia compagna più fedele.

Ho sempre visto la musica come un rifugio, un luogo sicuro dove ripararsi, credo sia stato questo il legame più forte che mi ha portato a farla diventare il centro della mia quotidianità, sia da ascoltatore che da musicista.

Montegro nasce dalla tua voglia di raccontarti, di condividere un percorso di vita e di riscoperta di te stesso. Come definiresti il tuo rapporto con il mondo della musica?

Credo che nei confronti della musica debba esserci sempre un rapporto sincero, trasparente, o almeno è quello che credo indispensabile per la convivenza con essa, è questo il modo in cui la concepisco e la vivo.
In questo progetto più che mai ho cercato di mettermi a nudo, senza filtri, senza badare a mode, tendenze, tutto quello che nasce è un’estensione della mia persona.

La tua voce ci rimanda in qualche modo a Fabrizio Moro. Avete sicuramente in comune un approccio cantautorale, ma le tue sonorità hanno una direzione molto più contemporanea. Quali artisti influenzano ciò che fai?

Sono un grande amante della scuola romana, a livello testuale credo di esserne influenzato. Fabi, Silvestri, Sinigallia sono quelli che mi accompagnano quotidianamente.

Per quanto riguarda le sonorità, negli ultimi anni mi sono avvicinato particolarmente al mondo dell’elettronica: Apparat, Christian Loffler, per citarne qualcuno.

La tua carriera da solista si avvia nel 2018 contemporaneamente al tuo trasferimento a Roma, ma il tuo percorso musicale non nasce in quel momento; anzi, per anni hai girato in tour con vari progetti. Cosa ti ha spinto ad intraprendere un progetto tutto da solo?

Ho cominciato a lavorare al progetto Montegro nel 2018. In passato ho fatto diverse esperienze, ho suonato e condiviso un pezzo di vita con i Voina, per diversi anni. Ho deciso di percorrere una strada per conto proprio perché l’esigenza di raccontarsi a 360 gradi (musica, testi, arrangiamenti) e la ricerca di nuovi stimoli cominciava a diventare troppo forte.

Ad oggi mi ritrovo con tante consapevolezze in più, la più grande è quella di voler continuare a fare sul serio tutto questo.

Attualmente sei riuscito a definire delle tue sonorità che, secondo noi, sono davvero belle. Il tuo genere è perfettamente descrivibile come: “Un cantautorato dalle correnti elettroniche, il new-pop”. Come sei arrivato a trovare questo sound?

Prima di centrare il fuoco di questo sound ci sono stati diversi processi. Nascendo come chitarrista acustico inizialmente avevo impostato il tutto verso un sound più classico, cantautoriale per eccellenza, successivamente ho cominciato a scrivere con il piano; poi, avvicinandomi all’elettronica ho cominciato a metterci dentro un po’ di influenze provenienti da quel mondo, insomma, la ricerca del vestito giusto per le canzoni e per il progetto è avvenuto in modo graduale e naturale. Il tutto è stato alimentato grazie alla collaborazione con Antonio Di Santo, produttore e amico da una vita.

“Amsterdam” è il singolo che apre la tua carriera da solista. Perché si può parla di “un viaggio dell’eroe”?

Amsterdam e un po’ il riassunto di tutto quello che ho vissuto da un anno a questa parte, sono molto legato a questa canzone, l’ho scelta perché è una delle prime che ho scritto a Roma. È una chiara richiesta di fuga, senza mezzi termini, da tutto quello che ci circonda e che molte volte ci facciamo andar bene, forse senza neanche accorgercene.

È stata registrata e prodotta tra Roma e Milano, insieme ad Antonio Di Santo, nella primavera del 2019.

Cosa puoi dirci di “Vetro”?

Vetro è un insieme di consapevolezze, guardare il passato dall’alto essendo coscienti di ciò che è stato, con in mano una lista di certezze da utilizzare per mettersi al riparo.

Con Amsterdam abbiamo ballato timidamente, con Vetro ci stringiamo forte.

Il tuo percorso nella musica è più che definito, presto troverà il suo spazio anche il progetto Montegro. Proprio riguardo ciò, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il progetto principale è comunque quello di continuare a scrivere canzoni, per le pubblicazioni qualche singolo è già pronto. Sto lavorando al disco, spero di tirarlo fuori al più presto per suonarlo in giro, i concerti sono la cosa che più mi mancano.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ai lettori vorrei soltanto dire di continuare a supportare sempre la musica indipendente, sono loro il vero motore di questa macchina.

Montegro for Siloud

 

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