InTheMusic: Zayman, interview

Zayman ha origini tedesche ma da sempre vive a Cremona. È cresciuto con la musica, di qualsiasi genere, fino a quando ha cominciato a produrre la sua. Il testo è una cosa che per lui non ha confini e che gli permette di immedesimarsi in situazioni particolari attraverso l’immaginazione. Il suo punto di forza è la semplicità, perché è convinto che con parole povere si possano esprimere i concetti più grossi.

Nome: Simon
Cognome: Borchardt
In arte: Zayman
Età: 21
Città: Cremona
Nazionalità: Italiana, tedesca
Brani pubblicati: STORIA DI UN BLINDATO, PUGNI CHIUSI (Nubi Di Fumo), CARICATURE, RESPIRA (Zay & the Brazzorv), DIMMI COSA PROVI
Album pubblicati: CARICATURE (EP)
Periodo di attività: dal 2013
Genere musicale: Jazz, Funk, Soul, Hip Hop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

zayman

Chi è Zayman?

Ciao! Sono un ragazzo di 21 anni e abito a Cremona da quando sono nato; passo la mia vita tra concerti per l’Italia, studio e lavori vari da un po’ di tempo.

Sono un amante della musica, ma anche della letteratura e della cinematografia più disparata. Mi interesso molto alle questioni politiche, sociali e culturali; amo viaggiare e vedere luoghi, volti e vite diverse. Si può dire che amo la gente o è molto freak come concetto?!

Cosa significa il tuo nome d’arte?

Zayman non è altro che un gioco ben riuscito dalla storpiatura del mio nome anagrafico (Simon). Essendo io di origini tedesche, non si pronuncia all’inglese però parecchia gente ha sempre fatto fatica a pronunciarlo quindi optava per la versione anglofona (Saimon); gli amici che mi vedevano rispondere anche alla chiamata di “Saimon” hanno iniziato nel tempo a modificarlo a loro volta, quasi per scherzo, ed è venuto fuori Simon – Saimon – Zaymon, per poi diventare Zayman. Ma mi piace, mi rappresenta perché è naturale, è venuto fuori in modo spontaneo. Ho pensato spesso di cambiare il nome, ma ho deciso di tenerlo perché la gente ha già un modo per chiamarmi. La mia gente soprattutto.

La prima volta che l’ho usato per un live e l’uscita di un brano avevo 15 anni, quindi pensa ormai quanto si è fissato nelle loro menti. Ormai fa parte di tutti.

Musica, rap, Zayman: cosa hanno in comune?

Per quanto riguarda la musica in generale, le sono sempre stato vicino. Ho sempre ascoltato un botto di dischi, classici, pop, rock anche grazie alla mia famiglia e specialmente ai miei fratelli maggiori, soprattutto David Sensi, che è fondatore di un grosso soundsystem in Italia. Suonavo anche bene la chitarra per l’età che avevo, ma quando ho iniziato a scoprirmi forte col rap, il mio interesse per lo strumento è calato progressivamente. Per me il rap è un modo per parlare alle persone, a tante persone, e molto potente per darmi delle risposte che a volte dall’esterno non arrivano. Ho visto mio fratello ai domiciliari e grazie alla musica non è impazzito. Ci ascoltavamo rap a palla, soprattutto artisti come Fibra e i Colle Der Fomento, ma nel tempo ho cominciato a farmi una vera e propria cultura del genere hip hop e, poi, della musica black in generale.

Nella mia città lo sanno tutti come ho iniziato. Anche i più piccoli sanno che ho scritto “STORIA DI UN BLINDATO” nel 2013, e perché al tempo non ero proprio un santo, per avere quindici anni fumavo un botto e mi circondavo di un sacco di gente. Anche perché non avevo un euro e ho iniziato presto a farmici due soldi, avevo buoni amici affidabili e vendendo un po’ ci permettevamo cose che altrimenti non avremmo potuto permetterci. Solo che a volte mi sbronzavo anche e finivo per fare c*****e. Come quando mi hanno beccato marker in mano per le vie del centro (in polizia hanno un fascicolo sulla mia vecchia crew con più di 200 tag in giro per la città) o quando il maresciallo ci ha fermati in bicicletta su una provinciale, cinquecento metri prima della casa che stavamo raggiungendo, pieni di birre negli zaini e con un po’ di grammi nelle mutande. Dopo averci presi a schiaffi e interrogati in uno stanzino, la procedura ha voluto che facessi il SerT, trattato come un tossico e obbligato a una corrispondenza con la Prefettura. Il carabiniere in questione  venne  poi processato per associazione mafiosa, prostituzione di minorenni e spaccio di cocaina. Da quel momento volevo spalare un po’ di m*a in faccia a qualcuno, il brano è stato solo il pretesto buono per la prima release. “Blindato” dalle mie parti si usa per “arrestato”.

Poi l’incontro con la musica suonata da musicisti è stato un plus che ho avuto la fortuna di intercettare nella mia carriera, grazie ai Brazzorv nel 2016. Ma questo è più ampio del rap stesso. Quando suoniamo c’è qualcosa nell’aria. La gente non fa che dirmelo.

L’aggettivo “penetrante” ti si addice particolarmente: si riesce a capire il perché solo ascoltandoti ad occhi chiusi. Quali tematiche tratti nella tua musica?

Riguardo alle tematiche, non mi sono mai risparmiato: ho avuto progetti di rap più o meno “politico” e, anche se adesso ho abbandonato quell’onda, credo di essere pieno di riferimenti al modo in cui vedo la vita, espliciti o impliciti. Comunque mi faccio un sacco di complessi su come vanno le cose e spero che la musica sia sempre uno spunto per riflettere in maniera critica su ciò che circonda. La mia lotta è soprattutto qui. Nella scelta dei termini, nei riferimenti, nell’approccio. Odio tutte le gabbie. Anche i brani d’amore non sono un caso; sono proprio la risposta a un mondo che ha bisogno di questo. Voglio che la gente capisca che quando è sotto il palco è lì per me, ma più di ogni altra cosa io sono lì per loro. Ormai questa cosa è come una missione. Devo farlo, non ho scelta.

Non so chi mi abbia definito “cantautore notturno” o “poeta urbano”, ma se è così sono lusingato.. ammetto di essere una creatura notturna e legata agli ambienti urban. Beccato! Non ho mai scritto un brano che parla di un campo a mezzogiorno.

Note che cavalcano le rime, rime che cavalcano le note: diciamo che il tuo è un approccio che va oltre il rap stesso. Tra i tuoi artisti preferiti ce ne sono alcuni che appartengono al filone cantautoriale italiano?

In realtà, non avendo origini italiane ho la grande pecca di non aver esplorato l’universo cantautoriale italiano. La mia cultura a riguardo si ferma praticamente a De Andrè, di cui però conosco tutto (non a caso un anarchico esprime al meglio i miei stati d’animo).

Quindi no, tra i miei artisti preferiti non ci sono cantautori italiani. Tuttalpiù inglesi o americani. Posso dire che negli ultimi anni non sono più riuscito a divorare dischi di rap fatti alla classica, per il semplice fatto che esigevo una maggiore complessità musicale: già prima di me ci sono stati rapper che hanno portato avanti la musica senza vincoli, ma purtroppo ha incontrato molta resistenza da parte del vecchio circuito. Mentre questa roba da altre parti ha già preso piede, qui non è ancora molto accettata. Ma per me è una buona cosa: se tutti si fossero reinventati sarei fottuto, avrei troppa concorrenza. Invece penso che stiamo portando avanti un progetto unico, o comunque molto interessante nel suo genere, come abbiamo fatto per CARICATURE o RESPIRA.

Un flash è stato di sicuro vedere dal vivo Anderson Paak e Kendrick Lamar: sono artisti che fino a poco fa in Italia non si ascoltava nessuno, per ignoranza. Io li ho ascoltati a Verona e Amsterdam e mi hanno folgorato. Era quello che volevo fare. Altri artisti che ascolto molto sono ad esempio Kanye West, ASAP Rocky, Mac Miller (RIP). Anche se devo dire che a Milano di roba figa ne ho ascoltata negli ultimi anni, soprattutto provenienti da UK e USA, ma anche dai Caraibi, dal Sud America o dall’Africa.

Il tuo modo di fare musica mostra una tua consapevolezza acquisita di questo mondo: quali sono i punti di forza di Zayman oggi e in che modo li hai raggiunti?

Quando ho iniziato a scrivere ero molto diretto. Il labor limae, l’attenzione alla forma, è una cosa che invece è arrivata nel tempo, forse per la mia esigenza personale di fare un testo fuori dal comune, più simile a una poesia che ad una canzone rap tipica. Ma le cose sono di nuovo cambiate, ultimamente mi piace definire la mia musica come una conversazione di tutti i giorni. Infatti sto cercando di alleggerirla: come ho già detto, il rap è un ottimo pretesto per parlare alla gente, e particolarmente a tanta gente. Anche se l’approccio nel testo dev’essere intimo, legato a situazioni concrete. È anche sicuramente un modo che sperimento per abbattere la timidezza, specialmente quando scrivo cose che non sono facili da dire, o voglio trasmettere sensazioni difficili da comunicare faccia a faccia.

Il testo è una cosa che mi legittima, non ha confini per me. Inoltre, mi permette di immedesimarmi in situazioni particolari attraverso l’immaginazione. La descrizione delle cose è frutto di intuizioni, soprattutto. E la forza di tutto ciò è la semplicità, per questo tendo a semplificare il prodotto del mio lavoro, perché sia di  tutte e tutti. Con parole povere puoi esprimere i concetti più grossi.

Vorremmo che facessi una panoramica di tutte le tue produzioni, dalle tue prime a quelle più recenti. Come si è evoluto il tuo modo di fare musica nel tempo?

Il primo progetto ufficiale, con cui ho anche iniziato a suonare dal vivo, è stato Nubi Di Fumo, una crew fondata con Zeda, a cui si è poi aggiunto Dj SoulSolgia. Al tempo facevamo le cose marcissime, scaricando i beattape da StrictlyBeats o utilizzando i beat dei classici e registrandoci su strofe un po’ a caso. Ascoltavamo i rapper americani e volevamo stare su quell’onda, ma presto io volli sperimentare qualcosa di nuovo e di mio.

Per ogni brano passavamo da case diverse, più che studi, dove amici vari si impegnavano a ricostruire un ambiente di registrazione più o meno serio; fumavamo e bevevamo un sacco, ci divertivamo un sacco, ma ahimè perdevamo anche un sacco di tempo: è un modo di lavorare che non sopporto più, per questo ho deciso di fare solo le cose serie. Prima arrivavi con la strofa pronta su un beat generico, registravi in mezza giornata ed eri soddisfatto, con grafiche amatoriali e qualità più o meno bassa. Ora sono convinto che quello che faccio è arte e richiede moltissimo tempo ed energie.  Scrivo i brani anche con più persone a confronto, anzi penso sia una strategia ottima per capire come comunicare meglio con il pubblico. Lavoro e gruppo sono due parole chiave.

Lavoro di gruppo, con una label indipendente (Bounce Records), col supporto di Macro Beats e vengo distribuito da Artist First. Tento di non lasciare niente al caso. Sto lavorando con artisti di spessore e sono molto contento di come proceda il tutto.

“Tu dimmi cosa provi” è il singolo con il quale hai esordito live con La Stanza Appesa. A vedere la tua esibizione, hai confermato le nostre idee: Zayman e la musica sono la stessa cosa, ci hai mostrato il tuo modo di sentire la musica e di cavalcarla. Come nasce questo singolo e che generi musicali hai cercato di mescolare?

Il singolo (uscirà come DIMMI COSA PROVI) nasce da un’esperienza d’amore. L’ho scritto quando ho capito che le cose non andavano tanto bene con la ragazza a cui parlo, che tra l’altro viveva all’estero e la cosa non facilitava la relazione, nonostante fossi spesso a trovarla e lei tornasse spesso a casa.

Il brano è nato coi Brazzorv in studio a Perugia quando avevamo finito RESPIRA, avevamo un po’ di tempo e abbiamo buttato giù una bozza. Sarto poi ha portato avanti la produzione. Poi la ragazza in questione ed io ci siamo lasciati. Avevo previsto tutto. Comunque è stato più che altro liberatorio e un tentativo di dirle che nonostante tutto le sarò sempre vicino, nonostante la distanza geografica le pesi molto. Ho scelto il titolo pensando alle emozioni; poteva chiamarsi “chilometri”, ma mi sembrava molto generico, quasi palloso. Sul sound non ho molto da dire, se non che siamo in continua produzione e nei mesi sta cambiando molto rispetto all’originale. Sono molto contento dei risultati ottenuti finora, ma sarà una bomba epica. Diciamo però che siamo ancora in fase di scrittura. Strictly dedicated. Ispirazione: RnB americana, con l’unica pecca che non sono un bravo cantante. Ma ci provo!

Ci parli della tua esperienza a La Stanza Appesa?

Conoscevo Lorenzo della Stanza da parecchio, aveva anche un progetto con Sarto dei Brazzorv anni fa. Essendo tutti di Cremona è stato facile organizzare un incontro. Loro sono super professionali e gentili, oltre che belli fuori di testa, quindi ci siamo trovati benone.

Il brano è venuto al top, la qualità è buonissima, perciò ringrazio di cuore Ilpha. E il progetto spacca, è raro trovare persone come loro che facciano da talent scout, ascoltano un sacco di roba e propongono anche cose molto interessanti. Consiglio a tutti di seguire le loro pagine, con tutta la libreria di video-bomba!

Cosa ci dobbiamo aspettare da Zayman per il futuro?

Al momento sto preparando il mio primo album ufficiale con l’aiuto di Bounce Records e Macro Beats, sono stato spesso in studio con Gheesa ma ho anche un paio di brani in collaborazione con artisti di massimo spessore, che non mi va di citare ora, per motivi di privacy. Preferiamo cacciare la bomba al momento giusto.

Purtroppo data l’emergenza Coronavirus ci siamo fermati con lo studio e con i concerti, quindi la fine della produzione è stata ritardata, e finché non ho il prodotto non voglio dare date d’uscita. Però siamo al lavoro. Pensiamo tanto e siamo sempre aggiornati sul momento per la musica giusta al posto giusto. Il brainstorming è attivo 24/7. Penso che allargherò il pubblico, i brani sono validi. Inoltre, sto portando avanti dei progetti paralleli con musicisti di spessore, come Zayman & Jackpot Experiment insieme a Giacomo Bignotti, o altri amici di Torino come Alberto Gurrisi che è molto noto nella scena jazz italiana.

Sogno un tour nell’autunno perché è la stagione giusta. Che gli organizzatori si accorgano del potenziale che abbiamo quando facciamo musica, del sudore che c’è dietro e del c**o che mi sono fatto per anni. Intanto sto chiudendo qualche data per l’estate e sono in continuo contatto con vari soggetti per allargare il circuito.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

È un periodo duro per i musicisti, abbiamo bisogno di tutto il supporto per mandare avanti i progetti in un’ottica lavorativa stabile. State connessi, seguiteci sui social e dal vivo per portare avanti questo sogno. Ringrazio Siloud per avermi chiesto questo confronto, seguiteli perché sono molto in gamba!!!

Grazie a chi ci supporta!

Zayman for Siloud

Credits: La Stanza Appesa

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