InTheMusic: Diamine, interview

Diamine è un duo capace di creare un’armonia perfetta tra indie, pop ed elettronica. Attraverso la musica cercano di portare avanti una certa elasticità mentale fatta di un viaggio tra dialoghi, musica ed immaginazione. Tre singoli hanno anticipato l’uscita del loro album “Che Diamine“, un progetto scritto per la maggior parte fuori città, in una casa tra i boschi al confine con l’Abruzzo: un lavoro di circa tre anni in cui i due hanno cercato l’espressione più semplice e diretta possibile.

Band: Diamine
Città: Roma
Brani pubblicati: Da Qualche Parte, Così Via, Diamine, Bolle Di Sapone, Ma Di Che, Isolamento
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Indie, Elettro-pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music

DIAMINE

Chi è Diamine?

Diamine è un Dio e un’imprecazione allo stesso tempo. Dovrebbe essere alto e con i baffi colorati a quanto dicono, io non l’ho mai visto ma lavoro costantemente affinché possa vederlo. Da quel che dicono non è neanche troppo simpatico ma a noi piace.

Perché questo nome d’arte?

Suona molto bene, è un bellissimo nome e sarebbe anche un bel cognome. Ha qualcosa di antico e fumettistico allo stesso tempo. In effetti potrebbe essere un fumetto antico, un supereroe, un dittatore solitario che sovrana su sé stesso.

Come nasce la vostra amicizia e quando avete scelto di intraprendere una carriera musicale insieme?

Eravamo insieme nel Vietnam, battaglione Kursent, ce la siamo cavata bene per fortuna ma abbiamo perso tanti amici. Ci conosciamo da più di vent’anni e questo ci aiuta nella nobile pratica del perdono. Quando mi fa incazzare Niccolò, a un certo punto mi viene in mente il suo viso di quando era bambino. Come fai a non volergli bene a un bambino?

Quando vi siete avvicinati alla musica e cosa, questa, rappresenta per voi?

È difficile avvicinarsi davvero alla musica, quando pensi di averla acchiappata ti sfugge sempre tra le mani, è liquida.

Abbiamo cominciato da strumentisti con il rock, poi abbiamo cominciato a scrivere senza riuscire più a smettere. La musica rappresenta ogni volta qualcosa di diverso, in ogni canzone. Sicuramente è un bel modo di complicarsi la vita.

Un viaggio tra dialoghi, musica e immaginazione: è questo che portate avanti con la vostra musica?

Cerchiamo di portare avanti una certa elasticità mentale e lavoriamo su di noi per ricollegare le autostrade interne che ci siamo persi. Quando riusciamo ad avere un’esperienza significativa la lasciamo nell’aria e la facciamo ballare. In verità non usiamo molto l’immaginazione, la realtà ha tutto l’assurdo di cui abbiamo bisogno.

Il vostro primo progetto online è del 2017. Da allora cosa è cambiato e cosa si è evoluto in voi e nella vostra musica?

Ci sono evoluzioni che sembrano involuzioni a volte e viceversa. Abbiamo fatto un giro enorme per tornare più consapevoli al punto di partenza, avevamo bisogno di certe esperienze. Esci per tornare a casa, torni a casa per uscire. Quello che conta è continuare nel migliore dei modi la nostra esperienza e fare buona musica.

Siete riusciti a creare una perfetta armonia tra indie, pop ed elettronica: sonorità elettro-pop, attitudine indie. Come siete riusciti ad ottenere questo risultato?

Grazie, ma sono domande che noi non ci siamo mai fatti. Non ci frega tanto dell’indie, l’elettro-pop non sappiamo neanche cosa sia. Io sono un bassista e Niccolò è un batterista, ci eravamo stufati dei nostri strumenti, volevamo fare piazza pulita e ricominciare una nuova strada, con lo sguardo in avanti. Nello stesso tempo in Italia è scoppiato questo fenomeno di massa e noi ci siamo rientrati a quanto pare, ma non ci interessano le mode, nessuna.

Amiamo l’atto della creazione e tutto ciò che lo circonda, il mondo dello spettacolo è invece prevalentemente privo di ogni dolcezza, una caccia alla volpe, un luogo di competizione. Per le competizioni ci sono gli sport e noi non intendiamo la musica come uno sport.

“Ma Di Che”, “Bolle di Sapone” e “Isolamento” sono i tre singoli rilasciati prima del vostro album. Cosa hanno in comune?

Ma Di Che” e “Bolle Di Sapone” sono stati esperimenti per noi: abbiamo usato un linguaggio diverso e accordi maggiori. Eravamo molto cupi quel periodo e quindi avevamo voglia di vedere sorrisi, di goderci un po’ di semplicità e andare oltre. Ora siamo di nuovo felicemente incazzati. Evviva.

Isolamento” è un brano a cui teniamo molto. A volte usiamo i ricordi per non partecipare alla vita, ce ne siamo altrove, lo decidiamo. È diverso invece quando una mattina, senza sapere come, l’isolamento diventa una condizione che ci portiamo dentro. Questa canzone alza lo sguardo e trova il coraggio di vedere la realtà, il primo passo verso la liberazione.

È online da poco il vostro album “Che Diamine”. Come nasce?

Il disco è stato scritto per la maggior parte fuori città, in una casa tra i boschi al confine con l’Abruzzo, un lavoro di circa tre anni in cui io e Niccolò abbiamo cercato l’espressione più semplice e diretta possibile, sia per quanto riguarda le strutture che l’utilizzo della voce. Inizialmente Nico si occupava della musica e io dei testi poi, con il tempo, ci siamo influenzati su tutto, com’è naturale che sia. Nico ha uno stile musicale molto eroico e riconoscibile e io ho sempre dei testi da cantare o da buttare (pratica molto liberatoria). Abbiamo un rapporto con la musica estremamente passionale tutti e due e gli scontri sono stati sempre utili. Si respirava un forte contrasto tra natura e tecnologia, tra l’isolamento dei suoni freddi della musica elettronica e l’uomo con le sue corde vocali e le sue tematiche relazionali.

Consapevoli di andare nella direzione opposta in cui la musica di oggi sta andando, ci siamo guadagnati una certa pace realizzando che stavamo scrivendo canzoni per un pubblico che sarebbe stato limitato di numero ma grande di potenzialità. Maciste Dischi ha creduto in noi da subito, abbiamo cominciato la collaborazione coinvolgendo poi Sony nel progetto. I brani sono stati co-prodotti in tempi diversi con Federico Nardelli a Roma per la prima parte del disco e Ivan Antonio Rossi a Milano per la seconda parte.

Tra i vostri progetti futuri c’è anche un album?

Sì, l’album è già pronto e uscirà quest’anno nonostante la situazione. Saranno 14 brani, tutti scritti grazie alle apparizioni di Diamine, che ci perdoni!

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Stiamo a casa, godiamoci questa noia, troviamo le risorse. Seguiamo l’esempio di un palo della luce adesso. Quanto rompono le persone che non hanno mai niente da fare? Interessiamoci alle cose e non ci lamentiamo. BYEZ!!

DIAMINE for Siloud

Instagram: @diamine____
Facebook: @diaminediamine

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