InTheMusic: Nathan Francot, interview

Da due anni la musica non è più solo la cornice delle giornate di Nathan Francot, un artista ventiquattrenne di Varese. Il suo stile si è evoluto molto nel tempo: con riferimento ai testi, ha cominciato a scrivere in inglese per poi passare all’italiano in un secondo momento e, per quanto riguarda le sonorità, si è spostato da un sound più pop a sonorità più ricercate. Scrivendo testi autobiografici, Nathan spera sempre che chi li ascolta possa ritrovare un po’ di sé nelle proprie parole.
Sai” è il singolo che ha inaugurato il suo 2020, una riflessione sulla vita e allo stesso tempo un modo per dare coraggio semplicemente grazie alla musica.

Nome: Nathan
Cognome: Francot
In arte: Nathan Francot
Età: 24
Città: Varese
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Sai, Labbra Rosso Vino, Stella Polare, Stupido io, Ci vuole coraggio, Ventitré
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, Apple Music, Amazon Music, ecc.

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Chi è Nathan Francot?

Ciao a tutti, sono Nathan Francot, ho 24 anni e vivo a Varese.

Da due anni a questa parte la mia vita è fatta di musica, o meglio la musica ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella mia quotidianità ma si limitava ad essere una cornice delle mie giornate. Adesso invece non è più solo una passione ma anche il mio lavoro a tempo pieno.

Hai sempre vissuto con la musica al tuo fianco: a cinque anni hai cominciato a studiare pianoforte, a quindici anni hai iniziato a scrivere i tuoi testi ed oggi sei un artista a tutti gli effetti. Come si è evoluto negli anni il tuo rapporto con questo mondo?

Ci sono molti modi per vivere la musica. Non ricordo esattamente come sia iniziata questa mia passione, ricordo però che la prima volta che vidi un pianoforte a coda ne rimasi affascinato e da quel momento scelsi che sarebbe stato il mio strumento.

Da bambino, avvicinandomi al pianoforte, ho sempre vissuto la musica come momento di creatività. Crescendo ed iniziando a scrivere i primi testi, ho iniziato a sentire la necessità di andare oltre quella barriera; sentivo il bisogno di esprimere tutto ciò che avevo ed ho dentro attraverso un canale più fluido, che arrivasse in modo più diretto e spontaneo alle persone e dunque ho deciso di parlare attraverso i miei testi. Ed eccoci qui.

Il cantautorato italiano è sempre stato un genere molto incline alla poesia e negli ultimi anni è stato parecchio rivisitato ed attualizzato. Appartieni indubbiamente a quel filone di artisti che sono riusciti a rendere più ‘catchy e pop’ questa tipologia di musica. Quali sono i tuoi riferimenti artistici e in che modo influenzano ciò che fai?

Sono cresciuto con il cantautorato italiano, influenzato dalla musica che mia mamma ascoltava in macchina. Ricordo perfettamente i viaggi con in sottofondo De André, Battiato, Antonello Venditti, Vasco Rossi e Zucchero. Crescendo e apprezzando sempre di più la musica nelle sue sfaccettature, ho attraversato diverse fasi musicali con diversi punti di riferimento: uno dei più importanti ‘idoli’ per me è stato Eminem che, essendo una virata totale dai generi precedenti, mi ha spronato a prendere in mano una penna e scrivere. Nonostante da ragazzino non capissi la maggior parte delle sue parole nei testi, la sua musica e la sua intensità interpretativa mi bastavano. Questo è il vero potere della musica.

Il tuo stile si è evoluto molto nel tempo: con riferimento ai testi, hai cominciato a scrivere in inglese per poi passare all’italiano in un secondo momento; per quanto riguarda le sonorità, ti sei spostato da sonorità più pop a sonorità più ricercate. In che modo hai lavorato per trovare qualcosa che ti rispecchiasse di più?

Principalmente cerco di distaccarmi dall’idea di poter essere identificato con un unico genere musicale. Non c’è un motivo in particolare, ma penso che sia il genere musicale a doversi adattare  al contenuto che si vuole comunicare e trasmettere.

Vedo ogni canzone come una sorta di ricetta e cerco sempre i giusti ingredienti che possano rendere ogni canzone unica e diversa dalla precedente.

“Ventitré” è il singolo che segna l’inizio di un nuovo progetto di Nathan Francot. Cosa è cambiato rispetto a prima e perché rappresenta un momento di cambiamento?

Scrivendo in inglese c’erano due cose diverse da oggi: la lingua e il nome d’arte. Erano mezzi che utilizzavo come banco di prova, per non espormi troppo e acquisire quella sicurezza necessaria che oggi mi ha portato a raccontarmi veramente, per quello che sono.

Ventitré è stato il primo passo attraverso cui dire: “Questo sono io, Nathan, ho ventitré anni e questa è la mia vita”.

Dal 2018 ad oggi hai rilasciato diversi singoli, ognuno dei quali rappresenta un preciso momento di acquisizione di una maggiore consapevolezza delle tue capacità. C’è una produzione di cui sei particolarmente soddisfatto?

Le mie canzoni ad oggi sono tutte molto introspettive; è come se ogni volta, come ho detto, facessi un viaggio dentro me stesso per liberarmi di quegli aspetti (positivi o negativi) che mi appartengono.

Scrivendo testi autobiografici, spero sempre che chi li ascolta possa ritrovare un po’ di sé nelle mie parole. Al termine di ogni brano credo sempre che sia la produzione migliore ma, scrivendo e riscrivendo, mi rendo sempre più conto che la produzione migliore è quella che verrà. Ogni titolo per me deve racchiudere il concetto chiave della canzone. L’intento è sempre quello di far capire subito a chi lo legge di cosa parlerò.

Hai inaugurato il 2020 con il singolo “Sai”, una riflessione sulla vita e allo stesso tempo un modo per dare coraggio… semplicemente grazie alla musica! Come nasce questo brano?

Sai“… era tanto che aspettavo di poterla pubblicare. È una canzone che ho scritto di getto, quasi come se mi rivolgessi a me stesso perché spesso risulta più facile rispecchiarsi in un foglio di carta.

È un brano che racconta di canzoni che vorrebbero che io scrivessi, racconta delle sicurezze che vorrebbero che avessi ma che alla fine non ho e forse non voglio nemmeno avere… perché “per stare bene io ho bisogno dei miei forse”.

Sei al lavoro per la realizzazione di un album, un progetto tanto atteso visto tutti i risultati che stai ottenendo sul web e non. Sei soddisfatto del tuo percorso fino ad oggi?

No, soddisfatto è una parolona. Penso che soprattutto agli inizi di qualsiasi percorso, in questo caso musicale, si aspiri a raggiungere sempre quel gradino in più che spesso rischia di farti scivolare.

Spero di non cadere mai o comunque non troppo forte, ma vedremo che cosa accadrà.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e quali i tuoi sogni nel cassetto?

Niente, giuro, è quello che io penso”. Capirete tutto a tempo debito.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Si rischia sempre di cadere nel banale rispondendo a queste domande. Sembra scontato dire di crederci e lottare sempre per raggiungere i propri obiettivi, ma alla fine è tutto quello che faccio io ogni giorno. E non mi stancherò mai di ripeterlo.

Nathan Francot for Siloud

Credits: Paolo Canto

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