InTheMusic: Tavo, interview

TAVO, all’anagrafe Francesco Taverna, è un artista di Alessandria. Dopo un lungo percorso e tanta esperienza, ad oggi la musica per lui non è più un hobby. L’unicità del suo progetto musicale sta nella ricerca testuale: scrive canzoni autobiografiche, lasciando sempre all’interno del testo uno spazio “vuoto” nel quale l’ascoltatore possa ritrovarcisi. “Theia” è suo nuovo progetto tramite cui racconta storie di sentimenti intimi ed autobiografici.

Nome: Francesco
Cognome: Taverna
In arte: TAVO
Età: 27
Città: Alessandria
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Il Tempo Di Ballare, Sistema Solare, Gange, Annabelle, Prima Elementare.
Album pubblicati: Funambolo, Theia
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Indie, Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Amazon Music, TIM Music

Tavo

Chi è Tavo?

All’anagrafe sono Francesco Taverna. Nato, cresciuto e tutt’ora vivente, da ventisette anni, in un piccolo paese (conta appena 4.000 anime) nella grigia provincia di Alessandria. Spero non si offenda nessuno, ma Alessandria non è propriamente quella città che definisci “la Beverly Hills del Piemonte”.
Sono cresciuto con i nonni e mi sono goduto poco i miei genitori. Non fraintendetemi però: con loro ho sempre avuto un ottimo rapporto, la mia è stata semplicemente una scelta logistica. Il paese in cui vivevano i nonni era lo stesso in cui frequentavo la scuola, amici, la ragazza,…

Ho incontrato la musica da piccolo. Avevo dodici anni. Ci sono i bambini che sognano di fare il carabiniere o l’astronauta… Ecco, io ero quello che voleva fare il musicista. Ora che lo sto facendo mi rendo conto che a volte più che un lavoro, di questi tempi, è un vero e proprio “atto di fede”.

Il tuo nome d’arte ha qualche legame con il tuo cognome?

Esattamente! Deriva da “Taverna”. TAVO è un diminutivo al maschile che mi è stato affibbiato fin dalla prima elementare. Mi piace e me lo tengo stretto.

Alla fine il mio è un progetto autobiografico nel quale non vi è una precisa soglia tra persona e personaggio. Per questo motivo non ho sentito la necessità di inventarmi chissà quale nome d’arte.

Vorremmo conoscere il tuo percorso nella musica, dai tuoi primi approcci ad oggi. Come si è evoluto il tuo rapporto con essa nel tempo?

Credo di aver suonato la prima volta dal vivo a quattordici anni.

Ho sempre suonato la chitarra in svariati gruppi. Ho pure studiato per laurearmi in chitarra jazz al conservatorio A. Vivaldi di Alessandria. A tal proposito: credo di non aver mai suonato jazz in pubblico… non mi ha mai entusiasmato. Sono troppo “casinista” con la chitarra.

Dal 2011 al 2017 ho fatto una gavetta molto intensa come chitarrista in un gruppo che mi ha portato su quasi quattrocento palchi. Ecco perché, in fondo, non sono mai riuscito a vedere la musica come un hobby e basta. Per me era tempo, impegno, serietà e organizzazione. Un bagaglio che oggi sono felice di avere sulle spalle.

Oggi cerco di essere il più possibile autocritico, ponderando attentamente ogni passo.

Hai un approccio alla musica molto cantautorale, pur mantenendo uno stile alquanto moderno. Quali sono gli artisti che ascolti e quali quelli che più ti influenzano?

Non posso nascondere che, come molti, vengo da innumerevoli ascolti di cantautori italiani. Quelli che tutti conosciamo (Guccini, De André, ecc.) e che in Italia sono al terzo posto dopo Gesù Cristo e il Papa. Poi però, sia per studi che per curiosità ho spaziato su qualunque artista/genere. Pop, rock, elettronica… Amo molto i Radiohead. Di italiano attualmente molto forte c’è Motta.

Insomma potrei stilare una lista infinita. Non venero come una divinità nessun artista in particolare, ma ne apprezzo e stimo moltissimi.

Sei un artista emergente del panorama indie-pop italiano: quali sono gli aspetti che caratterizzano il tuo stile e cosa pensi ti differenzi dagli altri tuoi colleghi?

Sono stato inserito in questo panorama e ne sono davvero felice. Come detto, non ascolto la musica in modo settoriale e non faccio catalogazioni artista/genere. “Mi piace?” Ascolto. “Non mi piace?” Passo.
L’indie attuale definisce “un po’ tutto e un po’ niente”, però accomuna molte persone che vengono da panorami diversi (rap, pop, rock, folk e così via). L’indie ha rotto la barriera di “genere”. Lo amo per questo.

L’unicità del mio progetto credo stia nella ricerca testuale. Scrivo canzoni autobiografiche, ma badando bene a lasciare all’interno del testo uno spazio “vuoto” nel quale l’ascoltatore possa ritrovarcisi. Immaginando i protagonisti o dipingendo i paesaggi che descrivo con i colori che preferisce.

I libri belli, le canzoni belle e i racconti belli, seppur fitti di dettagli, fanno questo. Io nel limite delle mie capacita ci provo.

“Funanbolo” è il tuo album d’esordio: una raccolta di melodie leggere e testi falsamente ironici che dipingono situazioni di vita dall’equilibrio instabile. Cosa è cambiato, da allora, nella tua musica?

Moltissime cose. “Funambolo” nasce da una raccolta di testi stesi in un ampio lasso di tempo. Si può definire un album cronologico sulla mia vita. Devo tutto a quel disco, è grazie ad esso se ho avuto la possibilità di fare un tour italiano.

Proprio per questo motivo oggi sento una grande responsabilità verso ciò che pubblico. Le persone che mi seguono non sono solo “play”, “like” o “visualizzazioni”. È giusto che io, nel limite delle mie capacità, dia il massimo.

“Theia” è il nuovo progetto, composto da sei tracce tramite cui accompagni l’ascoltatore in un viaggio spaziale cantando e raccontando storie di sentimenti intimi ed autobiografici. Come nasce questo EP?

Ho affrontato la stesura di questo EP nei due anni a seguito di “Funambolo”. É stato un grosso lavoro psicologico per me.

Non ho mai parlato d’amore in una canzone prima di “Theia”. Avevo paura di risultare scontato, è un tema molto inflazionato, perciò per me è stata una continua ricerca di “prospettive” per evadere dai luoghi comuni.
Sono stato sincero in tutte le tracce. Ho messo a nudo i miei sentimenti ed il rapporto con mia madre (vedi “Il Tempo Di Ballare”). Trovando il coraggio, in una canzone, di dirle cose che non le ho mai detto in ventisette anni.

Tengo moltissimo a queste tracce. Sono state una bella prova di maturità.

Dopo il tuo primo concerto a Milano, sei riuscito ad esibirti molte volte. Su quali palchi sei salito fino ad oggi e quali riconoscimenti hai avuto in questi anni?

Ho avuto la fortuna di suonare in molti locali/festival. Alcuni tra i principali nelle più grandi città d’Italia: Spaghetti Unplugged, Linoleum, Le Mura, Circolo Ohibò, il Tendenze Festival (nel quale mi è stato assegnato il premio per la miglior performance live) e molti altri. Se fosse per me, suonerei tutti i giorni. Il concerto è la parte che più amo di questo mestiere.

Soundreef nel 2019 mi ha inserito nel suo roster “artisti Rappresentanti”.

Questo EP annuncia l’uscita di qualche album?

Sì! In realtà sarà più di un semplice album, ma non posso ancora anticipare nulla, ci stiamo ancora lavorando.

Sicuramente ci sarebbero dovuti essere dei concerti, ma purtroppo il Covid ha fermato tutto. In programma avevamo un tour, iniziato nel migliore dei modi insieme ai Sick Tamburo. Per la prima volta avevo una vera e propria produzione alle spalle: tecnici audio e luci molto in gamba che lavorano anche con noti artisti come Ermal Meta o Cristicchi. Insomma, un grande sogno che si è subito congelato. Confesso di averci sofferto particolarmente.

In compenso anche da casa sono arrivate belle notizie e collaborazioni, tra cui: il “Live 501” di LEVI’S o la pubblicazione del nuovo video di “Gange” in esclusiva per Billboard. Spero ce ne siano molte altre.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Approfittate di questo periodo “casalingo” per fare preparazione atletica. Se tutto andrà per il verso giusto, torneremo presto a saltare sopra o sotto qualche palco. Ne sono assolutamente certo!

TAVO for Siloud

YouTube: TAVO
Instagram: @tavo_ufficiale
Facebook: @tavoufficiale
Credits: Clarissa D'Avena, Red&Blue - Music Relations

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