InTheMusic: A Lemon, interview

Alessandro Moncada ha 27 anni e vive a Catania. È uno studente di medicina e un musicista e, nel quotidiano, cerca di far convivere queste due grandi passioni. Il suo nome d’arte è A Lemon e, nel suo progetto musicale, avvertiamo la voglia di filtrare sonorità del passato con sonorità moderne: ama tantissimo sentire che la batteria sia ben presente ed esplosiva, che i synth avvolgano ed il basso faccia ‘scivolare’ a destra e a sinistra. Un pizzico di psichedelia è poi l’elemento che rende il tutto più interessante.
Green” è il suo album d’esordio, una produzione dal sapore internazionale fatta di elettronica, psych pop e funk che allude alla forza, alla natura e alle stagioni.

Nome: Alessandro
Cognome: Moncada
In arte: A Lemon
Età: 27
Città: Catania
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Voodoo, The Way Things Are
Album pubblicati: Green
Periodo di attività: dal 2016
Genere musicale: Pop, Rock psichedelico
Piattaforme: Spotify, YouTube, Deezer, Apple Music, iTunes Store, Tidal, Amazon Music, Tim Music
A Lemon
Foto di Giovanna Pavano

Chi è A Lemon?

Ciao! Sono Alessandro Moncada, vivo Catania e ho 27 anni. Sono uno studente di medicina e un musicista e cerco di far convivere queste due grandi passioni nel mio quotidiano.

Cosa significa “A Lemon” e perché lo hai scelto come nome d’arte?

Trovare un nome per il mio progetto non è stato semplice. Desideravo un nome il cui suono mi facesse sentire bene. Ricordo che tempo fa avevo buttato giù in un elenco una serie di alternative tra cui scegliere e le pronunciavo tutte ad alta voce. Mi chiedevo “Perché Pink Floyd suona così bene?!”.

Alla fine, fra tutti, ho scelto il nome che più mi dava soddisfazione pronunciare, un nome col quale mi sento a mio agio e che contiene qualcosa di me.

Il tuo progetto musicale si è avviato qualche anno fa, ma immaginiamo che il tuo avvicinamento alla musica risalga a molto prima. Ricordi i primi approcci a questo mondo?

Ascoltare musica ha sempre fatto parte della mia quotidianità. Da piccolo avevo una chitarra classica e facevo finta di suonarla. Poi, alle scuole medie, ho frequentato un corso di chitarra: il maestro ci insegnava alcune canzoni, senza spiegarci la musica. Mi sentivo un po’ deluso da questo approccio, così ho deciso di fare pratica da autodidatta. Un paio di anni dopo mio zio mi ha regalato la mia prima chitarra elettrica. Ricordo che suonavo le canzoni usando Guitar Pro. Ero anche un po’ metallaro all’epoca!

Per alcuni anni ho suonato solo la chitarra. E poi il basso, dato che a casa ne avevo uno di mio padre. Col tempo ho iniziato a nutrire curiosità verso altri strumenti, così ho iniziato a suonare la tastiera e più in là anche la batteria.

Quali generi musicali, e rispettivi artisti, solitamente ascolti? Tra questi, c’è qualcuno a cui ti ispiri?

Da piccolo ascoltavo molto i Supertramp, i KC & The Sunshine Band e i Beach Boys. In realtà li ascolto ancora adesso. Ho avuto una lunga fase metal, che ha accompagnato la mia adolescenza: il mio gruppo preferito erano i Children Of Bodom. Adesso sto scoprendo diversi artisti italiani, che penso di non aver mai ascoltato da piccolo, come Ornella Vanoni, Donatella Rettore, Loredana Bertè, Zucchero. Di recente ho messo su l’album di MINACELENTANO, che ascoltavo da bambino e che non sentivo da tantissimi anni. Riascoltare qualcosa dopo tutto questo tempo mi ha sbalordito. Da piccolo non facevo caso a tutti gli arpeggiatori e ai bassi super groovy presenti in quel disco.

Gli ascolti degli ultimi giorni sono Jinsang, Tennis, Mild High Club, Temples, Frank Ocean, Tyler The Creator. Tutti abbastanza vari. Generalmente mi faccio catturare dai suoni e dai ritmi un po’ ipnotici. Le mie influenze sono necessariamente un misto di tutto ciò che ho assorbito. Sicuramente nel disco ci sarà anche un po’ di metal!

Prima di analizzare nel dettaglio i tuoi progetti musicali, c’è un aspetto comune a tutte le tue produzioni che ci incuriosisce: sei italiano ma i tuoi testi sono scritti e composti in inglese, perché questa scelta?

Più che di una scelta si è trattato di qualcosa di automatico. Da piccolo ho sempre ascoltato quasi esclusivamente musica cantata in inglese, quindi associo per lo più la lingua inglese alla musica. Non riuscirei ad immaginare le mie canzoni con un testo scritto in italiano.

Avvertiamo nella tua musica, probabilmente sbagliando, la voglia di filtrare sonorità folk e alternative del passato con sonorità moderne. Quali sono i caratteri principali della tua musica e del tuo sound?

Non penso che il folk mi rappresenti particolarmente, ma penso che sia impossibile non esserne influenzati, nonostante i miei pochi ascolti alle spalle. Rispetto alle caratteristiche del mio sound, mi piace tantissimo sentire che la batteria sia ben presente ed esplosiva. Mi piace che i synth ti avvolgano ed il basso ti faccia ‘scivolare’ a destra e a sinistra. Negli ultimi anni mi sono avvicinato sempre di più alla psichedelia, sia a quella “cruda” degli anni ’60 che alla neopsichedelia.

Il progetto A Lemon nasce nel 2016 secondo un principio molto specifico: Do It Yourself. Come si è evoluto poi negli anni?

Ho sempre cercato di mettere su una band, ma non ci sono mai riuscito. Da adolescente avrei voluto fare cover degli AC/DC e qualche anno fa avrei voluto avere una band di rock psichedelico. Con altri ragazzi e ragazze ci vedevamo e improvvisavamo, però rimaneva tutto in quella stanza. Nel frattempo, avendo comprato una scheda audio, ho iniziato a registrare delle cose da me, pur non avendo ancora in mente di mettere su un progetto tutto mio.

In quel periodo stavo imparando a suonare la batteria. Più suonavo e più mi appassionavo all’idea di fare un pezzo. Più di una volta sono corso a casa, dovunque mi trovassi, perché non vedevo l’ora di lavorare a una modifica su un pezzo che mi era appena venuta in mente. Una volta composti i primi brani, ho sentito il bisogno di suonarli dal vivo, così ho formato una live band e questo ha influito sul mio modo di fare canzoni.

“Green” è il tuo album d’esordio, una produzione dal sapore internazionale fatta di elettronica, psych pop e funk che allude alla forza, alla natura e alle stagioni. Come è stato prodotto l’album e quanto rappresenta l’intero progetto A Lemon?

Sento che l’album rappresenta molto il mio stile, che è necessariamente un mix di tutti i miei gusti e le mie emozioni. Sono sicuro che il progetto si evolverà nel tempo. Infatti, sento già che ci sono tanti elementi nuovi che voglio tirare fuori nei brani futuri.

Le canzoni di “Green” hanno un potere liberatorio su di me, riescono a farmi sentire come se mi fossi tolto un peso di dosso, proprio come quando mi ritrovo in mezzo al verde degli alberi e delle piante o come quando faccio pratica di meditazione. L’associazione nasce dalla sensazione che tutte queste cose riescono a regalarmi.

Il disco è stato realizzato grazie al supporto del MiBACT e della SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Sono molto contento che la sua produzione sia il frutto del lavoro di un vero e proprio team di amici. I ragazzi de L’Eretico, il mio management, e Urtovox, la mia etichetta, che mi hanno supportato e mi supportano letteralmente ogni giorno. Giovanna Pavano, che ha realizzato una copertina stupenda che riesce a rappresentare perfettamente il mood dell’album. E la mia live band, con la quale non vediamo l’ora di tornare sul palco per un concerto.

I singoli che hanno anticipato l’album hanno avuto un ottimo riscontro e da poco sei stato eletto artista del mese da Mtv Music Italia. Sei soddisfatto dei risultati che stai ottenendo?

La notizia di essere stato scelto come artista del mese di maggio da Mtv mi ha davvero emozionato. Non me lo aspettavo ed è stata proprio una bella sorpresa. Quando lo abbiamo saputo eravamo tutti gasatissimi!

In generale sono molto soddisfatto di come stia andando il disco. Ho ricevuto tanti messaggi privati da persone che mi hanno raccontato della loro esperienza con “Green”, di come lo avessero scoperto e in quali contesti lo stessero ascoltando. È veramente stupendo poter condividere le mie canzoni e sapere che stanno incontrando la sensibilità delle persone che lo ascoltano.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno è poter vivere di musica. Come dicevo, mi manca moltissimo suonare dal vivo, quindi il mio sogno a breve termine direi che è, intanto, poter tornare su un palco con la mia band.

Nel frattempo sto lavorando a nuove canzoni. So che è presto per pensare già a un altro album, ma mi piace l’idea.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Di provare di tutto, nei limiti del buon senso, anche quando ci si annoia o si è scettici verso determinate cose, perché osando si possono scoprire tanti interessi nuovi. E di esplorare la propria creatività. Penso che questa sia vista spesso come una sorta di privilegio posseduto da pochi, ma la verità è che tutti abbiamo un lato creativo, che deve solo trovare il modo per venire fuori. Non deve necessariamente sfociare in una forma d’arte, può essere, ad esempio, il modo in cui si organizzano le proprie giornate per non annoiarsi. Non è un aspetto da sottovalutare, perché può davvero fare la differenza.

A Lemon for Siloud

Instagram: @alemonalemonalemon
Facebook: @alemonalemonalemon

Credits: Urtovox Records, L’Eretico Booking, Unomundo Press&Promo Agency

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