InTheMusic: Diwiss, interview

Enrico Della Franca, in arte Diwiss, ha 27 anni e vive in provincia di Sondrio. La sua musica ha davvero tanti riferimenti: a tratti rispecchia quella di Guè Pequeno, altre volte quella di Sfera e Drefgold, altre ancora quella di J Balvin, alcuni pezzi addirittura ci ricordano Il Pagante. Insomma, la sua musica mette insieme davvero tutta la nuova scena urban contemporanea. In più, Enrico è anche un dj. Insomma, è molto evidente il suo legame con il mondo della musica, in particolare quella parte di essa che si fa da sopra il palco o comunque quella che lo vede al centro dell’attenzione e attivo in prima persona. Per ultimo, non per importanza, Enrico è spesso al centro dell’organizzazione di eventi, di recente ha anche avviato il progetto PLUG.

Nome: Enrico
Cognome: Della Franca
In arte: Diwiss
Età: 27
Città: Tirano (SO)
Nazionalità: Italia
Brani Pubblicati: Vertigini, Hot Chili, Di Galassie ed altri viaggi fantastici, Caliente, Bandana
Periodo di attività: dal 2009
Genere musicale: Urban/reggaeton, trap, rap, dance
Piattaforme: Sporify, YouTube, Amazon Music, Deezer, Google Play

Diwiss

Chi è Diwiss?

 Innanzitutto grazie per lo spazio dedicato, vi seguo e vi supporto!

Mi chiamo Enrico, in arte Diwiss, ho 27 anni e sono nato a giugno nel 92’, abito a Tirano in provincia di Sondrio. Nella vita lavoro presso un concessionario di moto e quadricicli. Curo l’aspetto di comunicazione dell’azienda, le promozioni e in parte la vendita. Oltre a questo l’azienda ha una sezione dedicata alle attività outdoor, quindi escursioni con i quad, rafting e molto altro. Abbiamo oltre 20 punti EQ in tutta Italia, io ricevo le prenotazioni tramite il sito da parte di clienti interessati a fare un’attività per quella data, verifico la richiesta con il centro in questione e incasso una provvigione. Questa parte rappresenta il 70% del mio lavoro. Potrei stare ore a parlarvi di quello che svolgo, se volete dare un occhio per farvi un’idea, l’e-commerce sul quale lavoro è http://www.escursioniquad.it.

Il tuo nome d’arte non sembra richiamare il tuo vero nome, siamo curiosi di sapere come nasca e perché tu lo abbia scelto!

Il mio nome non ha un significato particolare, me lo hanno appioppato quando avevo credo 13 anni. Giravo al parco giochi sotto casa mia con i miei coetanei, in diversi della compagnia avevano un soprannome.

Ricordo che questo ragazzo, Paolo, decise di chiamarmi “Diwi”, perché gli ricordavo il bambino del Telefilm di Malcom, di seguito hanno iniziato a chiamarmi tutti così. Poi ho aggiunto io qualche anno fa le due esse per renderlo più artistico. Ringrazio pertanto Paolo, detto “Suino” (lo chiamavano tutti così all’epoca) per questo soprannome. Anche se all’inizio non mi piaceva, ci sono soprannomi dispregiativi ben più brutti.

Hai legami con il mondo della musica da più punti, però li approfondiamo tra un attimo. Qual è la prima volta che hai avuto un contatto con la musica?

Penso di essermi avvicinato alla musica quando ero piccolo, guardavo il Festivalbar alla tv d’estate. Successivamente ho ascoltato il rap grazie a degli amici che lo ascoltavano e mi passavano le canzoni su chiavetta o lettore mp3.

Ricordo che scaricavo le canzoni sul mio PC intel Pentium II che mi regalò la mia vicina di casa (per i miei il PC era del demonio ai tempi, ora mia madre ci passa le giornate sui social). Ricordo in particolare che comprai un CD mixato dai Crookers (allora erano un duo) in regalo nella rivista Groove, che era un magazine dedicato all’hip hop. C’erano brani di Jack the Smokers, Bassi, Ghemon, Rido e altri, tutti su strumentali elettroniche o sperimentali, un progetto davvero pazzo e avanti parecchi anni.

Attualmente sei molto focalizzato sulla scena urban/reggaeton internazionale, diciamo che è il tuo riferimento principale. Quali sono gli artisti che ascolti di più oggi e quali, invece, quelli degli scorsi anni?

Ascolto Reggaeton da due anni circa, quindi non ho un background su questo genere. I miei artisti preferiti sono Bad Bunny, Anuel, J Balvin, Farruko, Daddy Yankee, Ozuna e tutti gli altri. Mi piace tantissimo questo genere perché è divertente da suonare in discoteca, molto più della trap e poi è molto ritmato.

Ascolto anche altro, attualmente un po’ di rap Italiano e anche USA che ho sempre ascoltato. Un altro genere che mi fa perdere la testa è tutto l’hip hop club degli anni 00’s. Non avevo internet a casa e la mia unica finestra sul mondo del rap era la trasmissione Hip Hopera condotta da Oliver, parlo del 2005 forse. In quel programma radiofonico venivano trasmessi tutti i pezzi degli artisti attuali di quel tempo come 50 cent, Lloyd Banks, The Game, Tony Yayo, Jay Z, Kanye, Dipset, Busta Rhymes, Missy Elliot e potrei continuare all’infinito. Per me era una novità assoluta, suono spessissimo quei pezzi alle serate, e funzionano sempre.

La tua musica ha davvero tanti riferimenti: a tratti rispecchi Guè Pequeno, altre volte Sfera e Drefgold, altre ancora J Balvin. Alcuni pezzi addirittura ci ricordano Il Pagante. Insomma, la tua musica mette insieme davvero tutta la nuova scena urban contemporanea. In cosa si caratterizza precisamente il tuo stile?

Mi reputo molto versatile sui vari generi, ho realizzato pezzi Rap, Trap, Dance e brani che strizzano l’occhio all’Urban. La skills che ho in più rispetto agli altri è sul cantato, o meglio sul “canticchiato”. Non ho la voce di Tiziano Ferro, ma penso di riuscire a toccare note abbastanza alte e in maniera corretta utilizzando l’autotune.

Il mio obiettivo al momento è quello di buttarmi al 100% sul genere Urban. Oggi tutti fanno la Trap e mi ha stancato, mi voglio differenziare. Tra l’altro con le mie skills va a pennello, prendiamo come esempio Bad Bunny o J Balvin, non sono dei fenomeni a rappare, però nel cantato fanno la differenza, e riescono a mantenere un attitudine “nasty”.

Sei un artista ma anche un DJ: quando hai cominciato?

Questa è una storia veramente lunga. Scaricai ai tempi forse FL studio 4 per fare le basi e Hip Hop e-jay, che erano due programmi di creazione ed editing audio. Da lì i miei un po’ mi prendevano in giro, si sanno le solite battute: “Quando vai a Sanremo?”, ecc.

In 3ª superiore parlai di questa cosa ad un mio compagno e mi disse che il fratello faceva il DJ e che dava delle lezioni. Ne parlai con i miei e mi dissero di andarci. A quei tempi non avevo hobby o sport particolari ed ero uscito da una punizione per una bravata estiva che non sto qui a raccontare, quindi i miei non mi fecero più andare a giocare a calcio. Mi trovai quindi a casa di Dj Bazzu a imparare a mixare la musica. Lui faceva frenchcore, che è un sottogenere dell’Hardcore. Per iniziare mi insegnò a mixare l’House e a fare qualche mix con i vinili. Più di tutto mi insegnò l’umiltà e questo è un valore che cerco sempre di portare con me. Successivamente i miei mi regalarono una console, una coppia di CDJ 100s e un mixer 2 canali Behringher. Poco tempo dopo Bazzu poi mi chiamò dicendomi “Vai al Bobo’s, li cercano un ragazzo per suonare“. Ci andai e iniziai a suonare, venerdì e sabato per 12 € all’ora, 2 ore al venerdì e 2 ore al sabato, dalle 21 alle 23. Ma comunque ero molto giovane e non capivo tutte le dinamiche e li ho suonato per circa 3 mesetti. Negli anni successivi poi iniziai a fare qualche serata qua e la, ma nulla di serio e quasi sempre a gratis o per pochi spicci. Col tempo poi ho conosciuto Bibsed e coinvolto anche il mio amico Axel a mettersi a smanettare sui dischi. Quest’ultimo ora è uno dei miei più stretti amici e uno dei pizzaioli emergenti più promettenti di Italia. Bibsed invece scoprirete chi è durante la lettura.

Potrei star qui fino a domani a raccontarti un sacco di chicche. Cito altre 2 persone fondamentali del mio percorso che sono Slim e dj Ricky. Con iho formato un gruppo, gli Screamy Monkey, cantavamo e rappavamo pezzi HIP POP, sempre con l’aiuto di Bibsed che ci faceva le basi, mentre Dj Ricky che purtroppo è venuto a mancare meno di un anno fa, mi ha insegnato tanto musicalmente ma soprattutto umanamente e mi coinvolse in tante serate a suonare.

È molto evidente il tuo legame con questo mondo, in particolare quella parte di essa che si fa da sopra il palco o comunque quella che ti vede al centro dell’attenzione e attivo in prima persona. Cosa cerchi di trasmettere tramite la musica e cosa questa trasmette a te?

Per me suonare nei locali è una passione forte ma anche un lavoro, un impegno serio. Io mi diverto sempre tantissimo a suonare e mi piace vedere la gente divertirsi e unita grazie alla musica. Per me è una soddisfazione quando i ragazzi si accorgono magari di un cambio o di aver messo qualche brano in particolare o mi fanno i complimenti per come sto suonando.
Suonare non è mettere dei dischi a caso o fare una playlist, i pezzi devono incastrarsi l’uno con l’altro e la pista deve stare in movimento, devi essere in grado di far cantare il pubblico e farlo ballare nella giusta maniera, devi selezionare il giusto pezzo per selezionare una fetta di gente. Devi essere in grado di educare la pista, proponendo pezzi sempre nuovi e magari anche più di nicchia. Non tutti saranno contenti del sound che stai proponendo e qualcuno verrà in consolle a chiederti generi musicali assurdi o pezzi che non suoneresti nemmeno dopo aver bevuto 50 cocktail (il 99% delle volte, chi chiede il pezzo dicendo che stai suonando musica di merda ha alle spalle tutta la pista piena di ragazzi che ballano). A volte è una scocciatura, ma fa parte del gioco. Ad ogni modo prendo sempre in considerazione le richieste, anche se pochissime volte le eseguo. Dicevo che è anche un lavoro, il proprietario del locale ti da dei soldi per tenere la gente in pista e creare la movida e di conseguenza farlo lavorare.

Abbiamo suonato a supporto di tanti artisti affermati curando l’apertura live o il dj set, tra cui Sfera, Gemitaiz, Ernia, Babaman, Giaime, Fred De Palma ed altri. Causa covid-19 ci sono saltati i Dj set per la serata del Live di Rkomi e Lazza, ma li andremo a recuperare.

Dove trovi l’ispirazione per comporre un brano?

Per me scrivere un brano è semplice, la parte difficile è costruire un concept credibile iniziale. È importantissimo in un brano parlare di un solo argomento e farlo bene, creando dei riferimenti coerenti, senza uscire dal concetto. Nei miei testi non tocco tematiche profonde, mi reputo più un hitmaker che un liricista, ma il brano deve avere un senso anche se non dice nulla. In “Hot chili“, che è un brano che ho realizzato con Wilson J e Bibsed la scrittura è stata studiata giocando sul concetto del fuoco, quindi temperature alte e uno scenario astratto fatto da colori caldi. Nella mia strofa ho usato delle keywords che richiamano un po’ questo concetto e “in my humble opinion” il mood del brano è chiaro e funziona.

Per quanto riguarda le produzioni mi affido al mio amico e collega Bibsed, di solito scarico un type beat da youtube, ci scrivo e registro delle bozze dal telefono, ci troviamo a casa sua che ha un home studio in camera ed iniziamo a lavorare alla strumentale (mantenendo la tonalità del type beat ma cambiandolo completamente). Per quanto riguarda i video invece mi affido ad esterni come Cozy Flacko o Andrea Bazzi, che sono due videomaker che abitano nella mia provincia. Qualche video me lo aveva fatto Enrico Maspero, che ora sta seguendo progetti ben più grossi. Sto cercando anche di seguire tutta la parte di promozione e follow in maniera seria e precisa, con dati alla mano (che già faccio di lavoro in una azienda), roba da perderci la testa. Vorrei creare delle newsletter, capire quanti cliccano sul presave di Spotify ad esempio, chi sono i fan fidelizzati e quali potenziali posso prendere. Capire anche perché a molti non arrivo e cercare di arrivarci e fidelizzarli. Come? Ci lavorerò!

Qual è il brano firmato Diwiss a cui sei più legato?

Il brano a cui sono più legato è un pezzo di 3 anni fa, ovvero le “Galassie” con Bibsed. È un pezzo un po’ astratto, anche come tematica, ma è il pezzo che ci ha fatto andare UP. Dopo quel brano i locali hanno iniziato a chiamarci per delle serate, i DJ set sono aumentati esponenzialmente e le cose si sono fatte un po’ più serie. Inoltre, qualche mese dopo si è aggiunto alla crew Kemi Zama, che è uno dei rapper più forti che abbiamo in provincia. Lo sta seguendo Bibsed e stanno facendo dei pezzi davvero fighi!

In realtà, l’altro punto da cui hai legami con la musica è quello dietro le quinte, quindi in tutto ciò che ti vede attivo non in prima persona però. Sei spesso al centro dell’organizzazione di eventi, di recente hai anche avviato il progetto PLUG. Ci dici di più di questo tuo altro rapporto col mondo della musica?

Assieme alla LNDR organizziamo serate ed eventi musicali, dj set e live principalmente. Ho avuto la possibilità col tempo di riuscire a suonare in gran parte dei locali in Valtellina come DJ. Con molti locali è nato un bel rapporto ed è nata una collaborazione stretta. Per determinati eventi il locale ci dà un budget e ci lascia carta bianca sull’organizzazione. Noi siamo più sul pezzo e sappiamo come gestire una serata e conosciamo le varie problematiche organizzative.
Da due anni organizziamo la serata della notte bianca a Tirano ed è sempre un successo a livello locale, parlo di circa 1500 ragazzi in una piazza che ballano sui dischi che suono. Per me, oltre ad essere un buon arrotondamento dal lato economico, è una soddisfazione far divertire tante persone e staccarli per qualche ora dagli sbatti quotidiani. Ovviamente ci sono un sacco di rotture dietro a tutto questo, questioni burocratiche da sbrigare per svolgere una serata (per fortuna il nostro amico Sled ci dà una bella mano su questo) assicurarsi che l’impianto funzioni per esempio e molti altri imprevisti, ma fanno parte del gioco.

Il progetto del PLUG è nato dalla mia testa e quella di Bibo (Bibsed). Ci siamo trovati un giorno e abbiamo deciso di creare una serata che racchiudesse un po’ tutti i principali artisti della zona e fare una serata in diversi locali. Un palco, 3 pezzi a testa, una decina di artisti e a seguire DJ set hip hop/club. Di solito quando organizziamo queste cose io e Bibo litighiamo spesso prima di arrivare ad una soluzione, su tante cose non ci troviamo, ma è anche vero che opinioni differenti ti mettono in evidenza i limiti di quello che puoi fare e quello che non puoi con gli strumenti che hai e arrivare ad una soluzione unica. Abbiamo creato una pagina su Instagram e il DM è esploso di richieste di artisti per esibirsi. Qui abbiamo fatto una selezione e scelto chi ci sembrava più opportuno far suonare. Per molti questa cosa ha dato fastidio, noi cerchiamo sempre di dare spazio a tutti, ma ricordo a tutti i colleghi del rap che nessuno di loro ha mai dato nulla a noi. Di PLUG ne abbiamo fatti 5, cercando sempre di variare artisti e sono sempre stati un successone, la gente veniva da tutta la provincia e anche da fuori. I primi 4 sono stati fatti in un Pub a Tirano, al Bobo’s, e il 5° al The Box a Sondrio, dove lo spazio si presta un po’ più per le esibizioni live.
Spoiler: stiamo lavorando al 6° che organizzeremo assieme agli amici di Morbegno Guzman, Lucky e Sousa, che abbiamo invitato al Plug 4 a suonare.  Ci tengo a ringraziarli perché sono quelli che più di tutti hanno dato un supporto vero al progetto e hanno trovato un locale dove poterlo organizzare coinvolgendoci.

Per il futuro ti vedi più artista, dj o organizzatore di eventi?

Per il futuro sicuramente i progetti sono andare avanti a fare il dj e ad organizzare eventi. Cantare ci sta, ma mica posso arrivare 35 anni a parlare di swag o altre cose così e nemmeno fare il rapper preso male, toccando tematiche serie non avrei credibilità. Mi piacerebbe anche seguire artisti più giovani di me, molti hanno talento ma lo sprecano. Escono troppo presto, magari con brani che suonano male o artwork dei pezzi inguardabili. È importante davvero curare tutti questi aspetti.

Quindi sicuramente proseguirò il percorso musicale, ma focalizzandomi su altre sfumature.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ringrazio i ragazzi di Siloud per lo spazio e per avermi dato voce. Vi invito a seguirmi tramite i canali o alle mie serate!

Diwiss for Siloud

Instagram: @diwiss_lndr
Facebook: @diwiss

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