InTheMusic: Fabio Curto, interview

Fabio Curto è un cantautore polistrumentista proveniente da Acri, un paese dell’entroterra calabro. Ha iniziato a suonare da molto piccolo, ma ben presto assorbire musica e scriverne di nuova è diventato un meccanismo automatico. Con uno stile a cavallo tra il pop, il soft rock, il blues e il cantautorato, si avverte quanto la sua musica provenga dal cuore e quanto questa gli permetta di comunicare prima con sé stesso e poi con gli altri. Nel 2015 si è fatto conoscere dal grande pubblico partecipando al talent show The Voice of Italy, edizione in cui è stato anche il vincitore.
La tua parte migliore” è l’ultimo singolo di Fabio. Questo brano, per certi versi, richiama il suo percorso musicale: i primi due minuti ci ricordano molto lo stile del tuo album “Stelle, Rospi e Farfalloni”, poi il brano si evolve e assume i caratteri dei suoi progetti più recenti.

Nome: Fabio
Cognome: Curto
In arte: Fabio Curto
Età: 32
Città: Acri (CS)
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Il trio dei farfalloni, L’ultimo esame, Tu mi Fai Impazzire, Via da qua, Mi sento in orbita, Only you, Domenica
Album pubblicati: 2
Periodo di attività: dal 2011
Genere musicale: Pop, Folk
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.
Fabio Curto

Chi è Fabio Curto?

Sono un cantautore polistrumentista, vengo da Acri, un paese dell’entroterra calabro ai piedi della Sila. Vivo a Bologna dal 2006 dove mi sono laureato in Scienze Politiche. Vivo di musica dal 2012. Coltivo da sempre la passione dello sport, amo gli animali e adoro stare in mezzo alla natura.

C’è un grande legame tra te e la musica che va molto oltre il lato lavorativo: come nasce questa passione e come si è sviluppata nel tempo?

Ho iniziato a suonare da molto piccolo, è diventato ben presto un meccanismo automatico assorbire musica e scriverne di nuova. Questo mi ha portato a esplorare diversi generi musicali e a imparare a suonare diversi strumenti.

Si avverte quanto la tua musica provenga dal cuore e quanto questa ti permetta di comunicare prima con te stesso e poi con gli altri. Cosa vuoi che gli altri percepiscano tramite te?

Ho vissuto sempre la composizione come un’esplorazione del mio intimo. Credo che tutti noi portiamo dentro dei doni speciali e non esiste cosa più bella che mettersi a nudo e donarsi completamente al mondo. Spesso si incappa nella possibilità di trovare dall’altra parte della strada qualcuno che ha vissuto le tue stesse situazioni e le medesime emozioni. È questo ciò che cerco di fare con la musica, osservando la natura, le persone, e cercando di stabilire il più possibile rapporti di empatia con esse. Le tematiche che affronto infatti sono quasi sempre riconducibili agli spazi aperti e a una sete di libertà, ma anche di solidarietà e di speranza in un mondo più sano, cosciente e responsabile.

Il tuo stile è a cavallo tra il pop, il soft rock, il blues e il cantautorato: quali sono gli artisti che ti accompagnano da sempre?

Sicuramente i Creedence Clearwater Revival, Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, AC/DC, Zakk Wylde, Angelo Branduardi, i Modena City, ma anche i capolavori di Morricone e molti altri.

Nel 2015 ti sei fatto conoscere dal grande pubblico partecipando al talent show The Voice of Italy, edizione che noi abbiamo seguito e che ci ha permesso di conoscerti e di apprezzarti. Facciamo però un passo indietro: qual è stato il tuo percorso nella musica fino a quel momento?

Ho suonato con diverse band: a 16 anni suonavamo heavy metal, poi pian piano negli anni ho maturato diversi stili di composizione che mi hanno avvicinato a un rock più soffice e poi giù verso le ballad del folk sincero e genuino. Prima di The Voice ho vissuto quattro anni da busker insieme a una band fantastica (La Van Guardia) che sintetizzava il genere gypsy dei Balcani, la rumba e il cantautorato italiano alla Paolo Conte. Abbiamo girato l’intera Europa in furgone portando la nostra musica ovunque; è stata un’esperienza di vita indimenticabile.

The Voice mi ha portato al grande pubblico ed è stata una grande sfida per me, non abituato ai riflettori, non amando la TV e percependo la musica sempre come un’esigenza e non un prodotto da vendere a tutti i costi. Quello che penso oggi è che mi piace generare emozioni nelle persone attraverso la musica, ma penso anche che la priorità sul palco e fuori debba essere la mia felicità, una felicità legata a quel che sto facendo di mia spontanea volontà, con tanto cuore e senza imposizioni, altrimenti un altro mestiere sarebbe stato equivalente.

Il tuo primo progetto online è “Stelle, Rospi e Farfalloni” del 2013; dopo la vittoria a The Voice hai pubblicato un EP che porta il tuo nome; nel 2018 è uscito “Rive, vol.1”. Cosa accomuna tutte queste produzioni e in che modo mostrano l’evoluzione della tua musica?

Stelle, Rospi e Farfalloni” nasce da un periodo complicato della mia vita in cui credo di aver sofferto di una depressione latente con la quale non stavo facendo bene i conti. In quei brani c’erano storie miste tra il vero e il fittizio, larghe note autobiografiche mescolate in uno stile sonoro ‘antico’; era il mio primo album da solista e non avevo ancora idea di cosa significasse uno stile ‘personale’, né tantomeno sapevo fino in fondo cosa aspettarmi da me come cantautore. Quella produzione con Luca Boghetta fu un’espressione di puro cuore.

In seguito l’EP post-The Voice mi ha lasciato poco dal punto di vista artistico anche perché all’interno erano contenuti solo due miei brani, ma ho compreso la necessità di parlare una lingua solo mia e l’importanza della riconoscibilità in un artista.

Rive vol. 1” è l’evoluzione di queste consapevolezze, un album fatto senza fretta ma a ritmi di nove ore al giorno in studio, ricerca sonora e timbrica. Passando da “Mi sento in orbita” a “Domenica” si capisce infatti l’intero ventaglio della musica che mi sta più a cuore e che mi genera emozione.

“La tua parte migliore” è il tuo ultimo singolo. Questo brano, per certi versi, richiama il tuo percorso musicale: i primi due minuti ci ricordano molto lo stile del tuo album “Stelle, Rospi e Farfalloni”, poi il brano si evolve e assume i caratteri dei tuoi progetti più recenti. Come nasce questo brano e cosa rappresenta per te?

Il brano nasce proprio in un momento in cui stavo ripescando ciò che dei vecchi lavori mi era ancora caro, un testo universale e sincero, uno spazio alla musica che prende il volo… se l’avessi scritto anni fa sarebbe finito con un’armonica a metà canzone senza ritornello, ma in questo l’esperienza di “Rive vol. 1” ha giocato un ruolo determinante sebbene le nostre scelte artistiche abbiano preso la direzione del ‘lasciare la sporcizia’ piuttosto che lavarla ossessivamente e farla sembrare ciò che non è. Credo sia una canzone consolatoria, almeno per me lo è.

Dal 2015 in poi immaginiamo che la tua vita sia parecchio cambiata. Hai avuto modo di esibirti in molte occasioni e sei riuscito a portare il tuo talento anche oltreoceano. Prima di parlare del tuo futuro, quindi, ti andrebbe di raccontarci di tutte queste esperienze?

Ho calcato molti palchi negli ultimi anni, molti festival, e l’esperienza all’estero mi ha fatto crescere sotto diversi punti di vista. In Australia come in Canada la risposta è stata molto bella e ho ritrovato il gusto di spiegare un po’ le mie canzoni prima di eseguirle, cosa che di solito non facevo perché avevo l’impressione di rubare all’attimo parte della sua magia.

L’ultima esperienza al teatro del Cremlino poi mi ha fatto anche riscoprire il gusto di essere interprete oltre che cantautore, che per un musicista è sempre un di più perché spesso portare in giro un proprio spettacolo ha un peso emotivo notevole; sei lì a parlare di te magari con persone che non ti hanno mai sentito prima, per cui quello che gli si chiede è uno sforzo enorme: ascoltare per la prima volta un brano, un artista, e farselo anche piacere magari. 🙂

Cosa puoi dirci dell’esperienza Musicultura?

È un concorso molto prestigioso e sono davvero onorato di essere tra i finalisti. Penso sia una grande opportunità allontanare un po’ la mia musica dell’eco dei talent, non che abbia qualcosa contro sia chiaro, ma la mia è forse una musica più intima e che punta più ad avere dei fedeli e sinceri estimatori piuttosto che al consenso passeggero dei tantissimi.

Attraverso il voto su Facebook sarà possibile eleggere due degli otto vincitori fino al giorno 28 giugno. Speriamo bene e teniamo le dita incrociate!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sicuramente un Volume II. Stiamo lavorando già ai primi brani che saranno più figli di “Domenica” e “Via da qua” che non di “Only You” per intenderci.

Ho l’esigenza di lavorare su brani che posso reggere anche solo chitarra e voce in un contesto più intimo e acustico, dove credo di dare il meglio, con la voce al centro e il cuore aperto. Spero anche in qualche featuring che ho in mente da tempo e in una tournée che mi riporti un po’ di più in Italia.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Intanto vorrei ringraziarli se hanno letto questo articolo e poi vorrei dirgli di continuare sempre ad ascoltare musica vera, che fa bene all’anima e ci aiuta a non sentirci soli.

Fabio Curto for Siloud

Instagram: @fabio_kurto
Facebook: @fabiocurtopage

Credits: Ufficio stampa Conza Press

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