InTheMusic: Giacomo Lariccia, interview

Giacomo Lariccia è un cantautore, partito circa venti anni fa da Roma per andare a cercare la musica in giro per l’Europa. Innamoratosi di Bruxelles, ci ha piantato le tende e da questa sono partite le sue esperienze musicali in giro per il mondo, prima come chitarrista e poi (come dicono proprio nella città belga) come chanteur-auteur-compositeur. I suoi brani potrebbero essere definiti “caldi” per l’atmosfera che sono capaci di creare. Nel 2020 ha già rilasciato alcuni singoli, il suo progetto è quello di far uscire una per una le canzoni che andranno il prossimo anno a costituire il suo nuovo disco.

Nome: Giacomo
Cognome: Lariccia
In arte: Giacomo Lariccia
Età: 45
Città: Bruxelles
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Mi tradirai, Limiti
Album pubblicati: Spellbound, Colpo di sole, Sempre avanti, Ricostruire
Periodo di attività: dal 2012
Genere musicale: Cantautorato, Folk, Pop
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Giacomo Lariccia

Chi è Giacomo Lariccia?

Oggi sono un cantautore. Sono partito ormai 20 anni fa da Roma per andare a cercare la mia musica in giro per l’Europa. Mi sono innamorato di Bruxelles e ci ho piantato le tende. Da Bruxelles sono partite le mie esperienze musicali in giro per il mondo, prima come chitarrista e poi, come dicono qui, come chanteur-auteur-compositeur. Meglio cantautore, in effetti.

Hai tanti anni alle spalle fatti di musica e di esperienza in questo settore, ma come ha avuto inizio tutto questo?

Ho iniziato ad appassionarmi alla chitarra da piccolo. Mio padre aveva dentro casa delle chitarre classiche e quindi le prime che ho suonato (e che ho anche rotto) sono state le sue. Mi è stata poi regalata una chitarra elettrica, una Yamaha RGX 112 (questo è per gli appassionati dell’archeologia). Da lì ho iniziato a suonare in giro.

Sono sempre stato un grande appassionato di cantautori: posso dire che hanno accompagnato la mia crescita. Quando ho iniziato a studiare chitarra mi sono avvicinato alla musica nera e poi al jazz e per amore del jazz, a 25 anni dopo la laurea, ho provato l’esame di ammissione al conservatorio di Bruxelles, sono stato preso e in quella città vivo ancora. Completato il corso al conservatorio, con le idee molto confuse, ho iniziato la mia carriera da chitarrista che inizialmente mi ha portato a suonare in progetti di altri musicisti e cantanti, in giro per il mondo. Da queste esperienze con altri artisti ho capito cosa volessi fare ed è iniziato il mio percorso da cantautore che continua ancora oggi, dopo tre dischi e tante altre esperienze.

Chitarra in spalla, hai girato le autostrade d’Europa in autostop per poi innamorarti di Bruxelles e decidere di restarci. Qual è il momento più bello di quella esperienza e perché hai deciso di fermarti nella città belga per studiare chitarra?

Ci sono tanti ricordi dei viaggi in giro per l’Europa. Sarebbe bello un giorno metterli nero su bianco. Forse lo farò. Un ricordo molto particolare riguarda un viaggio verso non so più quale destinazione. Mi trovavo in un’area di servizio con lo zaino e la chitarra ad aspettare un passaggio. Si ferma un pullman di squadra di baseball. Mi dicono che mi avrebbero dato un passaggio se avessi suonato per loro nel pullman durante il viaggio. Accettai questa offerta così insolita e arrivai a destinazione. Senza voce.

Della mia vita a Bruxelles ho tanti ricordi ovviamente. Il primo periodo di studi al conservatorio fu molto intenso e per tanti versi esaltante. Mi ero spostato per studiare chitarra in immersione totale, lasciando tutto quello che avevo costruito fino ad allora in termini affettivi e di relazione. Ero molto determinato a giocarmi quella carta fino in fondo per cui non mi limitavo nell’impegno: vivevo totalmente immerso nella musica e nello studio della chitarra. Ogni giorno almeno 4/5 ore nella mia stanza a suonare più le lezioni al conservatorio e solo qualche rara distrazione. Una vita quasi da eremita, lo ammetto, ma grazie a quel periodo ho imparato la disciplina dello studio che credo ancora sia una cosa importante. Fortunatamente all’epoca i social non erano così diffusi e non avevo internet dentro casa: non rischiavo di distrarmi come capita invece oggi. Ricordo che il venerdì verso la fine del pomeriggio avevo la mia lezione di chitarra al conservatorio. Era un momento molto importante per me e quando uscivo dalla lezione, nella piazza davanti al conservatorio, c’erano degli operai che montavano dei tendoni per il mercato dell’antiquariato che aveva luogo tutte le settimane. Ricordo di passeggiare con la chitarra in mano dopo la mia lezione in questa piazza molto bella (Le Sablon, per chi è stato a Bruxelles) e di sentire il rumore degli operai che montavano gli stand. Qui a Bruxelles, verso la fine della primavera, il sole tramonta tardi per cui trovavo sempre un bellissimo tramonto. Non credo dimenticherò mai i colori di quelle sere.

Quali sono i riferimenti musicali che ti accompagnano da sempre e quali quelli che influenzano la tua musica?

I cantautori italiani (Bennato, De Gregori, Gaber) mi hanno accompagnato per tanti anni. Poi, ovviamente, me ne sono allontanato per ascoltare e suonare cose diverse. Oggi seguo con molto interesse i lavori di alcuni cantautori ‘lontani’ dall’Italia. Damien Rice, Roo Panes, Gregory Alan Isakov, Ray Lamontagne sono fra i miei preferiti in questo periodo. Non ascolto più jazz, o quasi, ma resto sempre molto affezionato ai dischi del quartetto europeo di Keith Jarret e di molti dischi della ECM.

La carriera da cantautore di Giacomo Lariccia ha inizio ufficialmente nel 2012 con l’uscita dell’album “Colpo di sole”. Come si è evoluta, attraverso la pubblicazione di nuovi progetti, la sua musica?

C’è stata un’evoluzione a livello dei testi, delle produzioni e sicuramente anche della musica. Con il tempo ho cercato di limare e togliere dalle mie canzoni tutte le parole non essenziali. Le produzioni, affrontate sempre insieme a Marco Locurcio, mio fedele produttore fin dall’inizio, sono diventate con il tempo sempre più curate e sono riuscito a far emergere in maniera più decisa quello che desideravo fosse il suono dei miei dischi.

Colpo di sole (2012) è un disco ingenuo nel senso positivo e negativo del termine.

Ricostruire (2017) è un disco già più consapevole dei mezzi che avevo a disposizione e dei processi di realizzazione di un disco. Ho lavorato sulle canzoni, sui testi (in maniera più essenziale), sull’emissione della voce perché tutto riflettesse il mio desiderio: parlare della fragilità.

“Mi tradirai” ha aperto il tuo 2020, un brano perfetto da cantare in compagnia grazie alle sue sonorità molto solari. Come nasce questo singolo e quali tematiche vengono affrontate?

“Mi tradirai” parla di tradimento, un tema poco solare, forse, nonostante l’arrangiamento super happy della canzone. Ma l’amore tradito non è che una metafora per parlare di un tema apparentemente lontano. Quello della relazione spesso malata che abbiamo con la tecnologia e del tradimento della fiducia che spesso accade quando una gran parte dei nostri dati vengono utilizzati per venderci qualcosa. L’utilizzo di questi strumenti tecnologici oggi è diventato essenziale ma limita la nostra libertà nella misura in cui diventiamo dipendenti da essi e i nostri dati sono utilizzati per manipolarci.

L’8 maggio è uscito “Limiti”, un brano che in un certo senso si pone come continuo del singolo uscito a gennaio. Non mancano però elementi di novità: quali sono nel dettaglio?

Limiti”, come “Mi tradirai”, affronta sempre il tema della libertà. In questo caso però cerco di raccontare l’infinito che si trova nascosto nei limiti che ogni giorno incontriamo nella vita. Nella nostra esistenza tutto ha dei limiti ben precisi: la nostra vita, il nostro pianeta sono tutte risorse limitate, il nostro stesso corpo è limitato. A volte accettare i propri limiti e ripartire da essi con creatività ci permette di trovare strade nuove e energie che non sospettavamo di avere. Viviamo in un’epoca che vuole, con l’aiuto della tecnologia, spingere il consumo fino all’estremo. Quello che non possiamo ancora fare nella realtà lo facciamo nella realtà virtuale che non nasconde questo desiderio di usare ciò che abbiamo a disposizione in maniera ‘illimitata’. Il limite è sano e ci mantiene con i piedi per terra, sulla nostra Terra.

Se volessimo ripercorrere la tua carriera musicale fino ad oggi, una cosa è certa: ti sei fatto conoscere un po’ ovunque. Sei salito su molti palchi in giro per il mondo e nel 2019 hai concluso un tour europeo con sold-out in molte date. Ti andrebbe di ripercorrere con noi tutti i tuoi successi fino ad oggi?

Difficile rispondere a questa domanda senza cadere in un’autocelebrazione fuori luogo. Il miglior concerto è sempre quello che arriverà. In questi anni di musica ho avuto soddisfazioni (come le finali del premio Tenco o come il tour in Sud America) che sono state il risultato di un lavoro importante che porto avanti da anni insieme a Marco Locurcio.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

È un periodo strano per fare programmi per il futuro. Abbiamo visto come possono essere spazzati via in un istante da eventi inaspettati. Nei prossimi 12 mesi vorrei continuare a far uscire una per una le canzoni che andranno il prossimo anno a costituire il nuovo disco e voglio riprendere i concerti che erano in programma per il 2020.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Grazie per essere arrivati fino a qui. Vi do appuntamento dove ascoltate di solito la musica. Mi troverete.

Giacomo Lariccia for Siloud

YouTube: Giacomo Lariccia
Instagram: @giacomolariccia
Facebook: @giacomolaricciamusic
Credits: Chiara Giorgi

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