InTheMusic: Disarmo, interview

“Disarmare” vuol dire privare qualcuno dello strumento d’odio per eccellenza: proprio da questa definizione prende origine Disarmo, il nome d’arte di Claudio Luisi. La sua passione per la musica nasce grazie alla sua famiglia, tra ascolti di musica classica e gospel. Ha poi frequentato il conservatorio di Genova, dove si è diplomato quando era ancora molto piccolo, e ha anche frequentato l’accademia canto, musica e spettacolo di Torino. Il 2020 di Disarmo si è aperto con “Pillole 2D”, un brano dall’aspetto più cantautorale rispetto ai suoi progetti passati, mentre “Antagonista” è la sua ultima uscita che descrive con tre parole: malinconia, pragmatismo e benzodiazepine.

Nome: Claudio
Cognome: Luisi
In arte: Disarmo
Età: 34
Città: Asti
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Pillole 2D, Antagonista
Periodo di attività: dal 2012
Genere musicale: Indie, Rock
Piattaforme: YouTube, Spotify, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Tidal
Disarmo

Chi è Disarmo?

Mi chiamo Claudio e sto, più o meno serenamente, cercando di riordinarmi l’esistenza, cosa che credo sia abbastanza comune in questo periodo.

Perché hai scelto questo nome d’arte per rappresentarti?

Mi piace come suona la parola “disarmo”, che oltretutto ha un significato molto bello: “disarmare” vuol dire privare qualcuno dello strumento d’odio per eccellenza. È un atto di amore, di pace, e trovo ci sia un parallelismo con quello che è il ruolo della musica.

La tua passione per la musica nasce grazie alla tua famiglia, tra ascolti di musica classica e gospel. Ci descriveresti il tuo percorso nella musica? Cosa ti lega ad essa?

Sono cresciuto circondato da strumenti musicali e la musica è da sempre sia una continua scoperta che un rifugio. C’è stato solo un momento nel quale ho smesso di suonare: ero appena adolescente e da una parte la musica era diventata una routine didattica, dall’altra iniziavo ad avere altri interessi come la passione per le due ruote. In seguito a una caduta, che mi ha costretto per un paio di settimane all’immobilità assoluta, ho scoperto l’esistenza di MTV, e guardando il videoclip di Stop Crying Your Heart Out degli Oasis è scoccata la scintilla e ho deciso di iniziare a scrivere e cantare.

Hai frequentato il conservatorio di Genova, dove ti sei diplomato quando eri ancora molto piccolo, e hai anche frequentato l’accademia canto, musica e spettacolo di Torino: quanto i tuoi studi accademici influenzano il tuo stile?

Sicuramente il conservatorio mi ha lasciato delle conoscenze armoniche che mi tornano utili dal momento che sono anche il produttore della mia musica. L’accademia invece l’ho frequentata perché in quel periodo avevo ascolti molto ambiziosi per quanto riguarda la vocalità (Jeff Buckley, Led Zeppelin, ecc.) e quel percorso mi ha insegnato ad andare oltre alcuni limiti che avevo.

In fin dei conti però la musica è comunicazione e l’unica scuola che può aiutarti in tal senso sono le esperienze che fai nella vita, i luoghi che vedi, le persone che conosci. Così la mia musica parla del mondo che mi circonda filtrato attraverso i miei occhi e le mie emozioni.

Quali sono gli artisti che solitamente ascolti e, tra questi, a quali sei più legato?

Vado a periodi, tra tutti potrei dire che esco sempre matto per i Kings of Leon e i Verdena. Tra i più “recenti” c’è Motta che secondo me spacca.

Vorremmo conoscere meglio il tuo passato nella musica e nella produzione musicale: ci descriveresti il percorso che ti ha portato alle produzioni più moderne?

Tralasciando tutto il percorso classico dell’infanzia, ciò che mi ha formato in assoluto di più è stato suonare o cantare in diverse band, dal Brit-pop al progressive rock al garage punk, cercando di fare quanti più concerti possibili, non importa se dentro a un bar accanto a un frigo-gelati o dentro un locale ai murazzi cercando di non farsi scippare la chitarra dalle mani. 🙂

L’esperienza che accumuli suonando con altre persone ti insegna molto anche di te stesso, ma ciò che mi ha portato alle ultime produzioni è essere da solo davanti a un progetto vuoto e mettere giù musica a modo mio senza confronti esterni, mettendo più a fuoco il mio modo di comunicare.

Hai aperto il 2020 con “Pillole 2D”, un brano dall’aspetto più cantautorale rispetto ai tuoi progetti passati. Cosa ti ha spinto a muoverti verso nuove sonorità che sembrano essere più intime?

In realtà i pezzi pubblicati prima fanno parte di un progetto band. Da “Pillole 2D” in poi sono tornato a essere solista, riprendendo un discorso iniziato con il mio primo album “Cado dal letto” del 2012.

Riassumendo, per quanto riguarda l’aspetto artistico sono semplicemente tornato all’essenza del mio modo di comunicare, forse per questo arriva qualcosa di più intimo e personale, abbandonando anche certi vezzi di produzione che in tanti casi sfociavano in over-produzione. “Pillole 2D” è un brano musicalmente spoglio, con pochissimi elementi che però girano… questa è la strada che caratterizzerà anche i miei prossimi lavori.

“Antagonista” è la tua ultima uscita che descrivi con tre parole: malinconia, pragmatismo e benzodiazepine. Come nasce questo brano?

Com’è nato? Mi viene da sorridere perché ho detto tante cose riguardo a questo brano, ma c’è un dettaglio che non mai raccontato. Anni fa ho ricevuto un SMS da un numero sconosciuto: “Ciao, perdona l’intraprendenza, sono Silvia, non ci conosciamo ma vorrei invitarti fuori a bere una sera”…

Al di là di come andarono le cose, quel “perdona l’intraprendenza” non me lo sono mai tolto dalla testa e come faccio per tanti pezzi che scrivo mi piace estrapolare una vicenda o una frase dal suo contesto e costruirci sopra una storia che spesso trova un incastro con esperienze che ho fatto realmente… così è andata per “Antagonista“.

Hai un album in programma per il futuro?

L’obiettivo è trovare uno spazio in quello che, da quanto sto sentendo e vedendo, è un panorama molto promettente.

Resto davvero sorpreso dalla musica di tanti nuovi artisti che fanno parte della scena indipendente italiana. In realtà i pezzi per un album ci sono, vedremo il da farsi nei prossimi mesi, l’emergenza che abbiamo vissuto ha mischiato le carte in tavola un po’ per tutti e abbiamo dovuto riprogrammare e posticipare alcune cose.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Spero di abbracciarvi a un concerto.

Disarmo for Siloud

Instagram: @disarmo_
Facebook: @disarmo.cult
Credits: Ufficio stampa Conza Press

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