InTheMusic: Geims, interview

Giacomo Falorni ha 25 anni, vive a Roma ed è uno studente di musicoterapia. Geims è il suo lato artistico, totalmente affacciato alla musica. Giacomo e Geims sono due personalità di una stessa persona, spesso si influenzano a vicenda e non si riesce più a capire quando finisca una e cominci l’altra. Pop, rock e punk sono le sue influenze maggiori: le sue produzioni hanno un tocco vintage pur essendo piene di riferimenti alle sonorità più recenti e moderne. “Weekend” è un ulteriore passo avanti di Geims, un brano figlio dell’hardcore americano unito ad una stravolgente passione per il power pop.

Nome: Giacomo
Cognome: Falorni
In arte: Geims
Età: 25
Città: Roma
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: La Fine del Mondo, Weekend
Periodo di attività: dal 2017
Genere musicale: Power Pop, Garage Rock
Piattaforme: Spotify, Youtube, Apple Music, Deezer, Amazon Music, Tidal, ecc.

Geims

Chi c’è dietro Geims?

Dietro Geims (o forse sarebbe meglio dire accanto) c’è Giacomo, un 25enne nato a Roma, cresciuto tra i quartieri Pigneto e Centocelle.

Mi viene da dire “accanto” perché entrambe le mie personalità hanno a che fare con la musica e spesso capita che si influenzino a vicenda: come Geims sono un artista emergente, come Giacomo sono uno studente di musicoterapia e ormai non so più quando sono uno e quando sono l’altro.

Perché questo nome d’arte?

Ho sempre ascoltato principalmente musica anglofona e ho sempre scritto i miei testi in inglese, anche ora che scrivo in italiano parto sempre da una prima stesura in inglese, cerco di ascoltare il meno possibile musica italiana per evitare troppe influenze.

Quando mi sono ritrovato a dover scegliere un nome d’arte volevo che fosse il mio nome, che avesse un richiamo al mondo anglofono che ho sempre ammirato e che avesse anche una vena ironica, quindi ho pensato al mio nome scritto in un inglese ‘’maccheronico’’. Direi che rispecchia molto la mia musica: intima, abbastanza internazionale e un po’ ironica.

Hai uno stile ben definito, immaginiamo che tu non sia un novello della musica. Come ti sei avvicinato alla musica e qual è il tuo percorso in questo mondo?

A nove anni ho sentito per la prima volta l’intro di chitarra di Revolution dei Beatles, ho guardato mia madre e le ho detto “Voglio fare solo questo nella vita” e da lì è iniziato tutto. Durante il periodo delle scuole medie e del liceo ho suonato in diversi gruppi punk e mi sono fatto la famigerata gavetta. Poi quando si è sciolto l’ultimo gruppo ho deciso di continuare da solo, molti dei miei compagni avevano smesso con la musica o non volevano diventasse un lavoro. Così sono diventato Geims.

Pop e rock sono sicuramente le tue influenze maggiori, ma siamo certi che ci sia anche del punk rock. Quali sono i tuoi artisti preferiti?

E avete ragione, ma non me la sento di dire quali sono i miei artisti preferiti in assoluto, quindi vi dico quelli che mi hanno influenzato durante la scrittura del disco: Beatles (ovviamente), Weezer, Cars, Replacements, Big Star, Clash, Ramones e Pixies.

Le tue produzioni hanno un tocco vintage pur essendo piene di riferimenti alle sonorità più recenti e moderne. Come definiresti ciò che fai?

Intanto grazie mille per aver esplicitato questo dettaglio, è una questione a cui tengo molto. Rispondo dicendo che mi è sempre piaciuto definirmi “un nostalgico dei tempi che non ho mai vissuto” e direi che descrive perfettamente quello che faccio.

Ogni artista lavora anni, spesso un’intera carriera, per trovare delle sonorità che rispecchino la propria personalità. In che modo stai cercando di definire un sound in cui poterti identificare alla perfezione?

Ho un metodo per me infallibile: immagino di dover presentare le canzoni al me stesso sedicenne che suona in una band punk, se penso che potrebbe piacergli allora vuol dire che quella sonorità mi appartiene. Con questo sistema decido quali canzoni salvare e quali scartare e fino ad ora credo abbia funzionato alla grande.

“La fine del mondo” è il brano con cui hai debuttato su Spotify e ci ricorda molto l musica di Jovanotti. C’è stata qualche altra produzione prima e come sei arrivato poi a questo singolo?

Nessuno mi aveva mai paragonato a Jovanotti, forse dovrei iniziare ad ascoltarlo!

Inizialmente “La Fine del Mondo’” era in inglese e suonava molto più punk, anche il testo era molto più schietto e diretto, ma non esisteva una versione ufficiale, si poteva ascoltare solo ai concerti. Quando ho deciso di ammorbidire il mio stile e iniziare a scrivere in italiano sono andato a ripescare alcune delle canzoni che avevo e a cui ero particolarmente affezionato, ma a cui non avevo mai dato il giusto rilievo, tra queste c’era quella che poi sarebbe diventata “La Fine del Mondo” e l’ho resa un brano power pop anni ‘80.

“Weekend” è un ulteriore passo avanti di Geims, un brano figlio dell’hardcore americano unito ad una stravolgente passione per il power pop. Come nasce questo singolo?

Nasce esattamente due anni fa, stavo attraversando un periodo abbastanza difficile in cui stavo stravolgendo la mia vita tra lavoro, studio, relazione e ho passato giornate intere a crogiolarmi nell’apatia più assoluta, ma mi canticchiavo in testa quel riff.

Un giorno ho messo un punto a tutto, mi sono detto “Non ci penso più” e ho scritto il testo, poi ho messo una bella distorsione alle chitarre per infondere un po’ di quella spensieratezza tipica del pop punk e così è nata “Weekend“.

Per fine anno è prevista l’uscita di un album che segnerà ufficialmente il tuo esordio. Cosa puoi anticiparci?

Sarà un tuffo nel passato, ma sarà anche molto attuale, sia a livello di suoni che di tematiche affrontate. Spero inoltre di far ballare ed emozionare chiunque lo ascolterà.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ciao lettori di Siloud, supportate l’arte che senza di essa la vita sarebbe veramente triste. Tutti quanti ci meritiamo una bella vita, ma se siete qui vuol dire che già lo sapete.

Geims for Siloud

Instagram: @geims__
Facebook: @geimsmusic
Credits: Poser Records

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