InTheMusic: Cavalera, interview

Davide Cavalera, in arte Cavalera, è un ragazzo di Livorno di 23 anni, la cui passione per i libri va di pari passo con quella per la musica. Circa dieci anni fa ha iniziato a cantare in un coro e questo l’ha poi portato in giro per il mondo. In un secondo momento ha imparato a suonare la chitarra e ha iniziato a scrivere qualche canzone. Si è, invece, dedicato totalmente alle sue canzoni negli anni universitari, per cui potremmo dire che la sua musica sia ancora in fase di lavorazione. Nonostante ciò, i tratti distintivi di Cavalera sono già ben delineati e i suoi ingredienti segreti sono tre, ovvero: amore, mare e vino.
Amarena” è il suo primo singolo online, nato da stimoli diversi e da un periodo della sua vita piuttosto particolare.

Nome: Davide
Cognome: Cavalera          
In arte: Cavalera
Età: 23 anni
Città: Livorno
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Amarena
Periodo di attività: dal 2018
Genere musicale: Indie, Pop
Piattaforme: Spotify, YouTube, iTunes, Apple Music, ecc.
Cavalera
Foto di Claudio Caprai

Chi è Cavalera?

Sono un ragazzo di Livorno, ho 23 anni e sono appena andato a vivere da solo, ma sempre nella mia città con cui ho un rapporto di odio/amore ma che non cambierei per nulla al modo. Lo scorso anno ho conseguito una Laurea in Scienze Politiche Sociologiche all’Università di Pisa.

Attualmente nella vita, oltre alla musica, ho la passione per i libri e ciò mi ha permesso di poter iniziare a lavorare in una libreria, a mio parere uno dei lavori più belli del mondo!

Cavalera è il tuo cognome, per cui non avrebbe senso chiederti in che modo ti rappresenti. Perché quindi lo hai scelto per il tuo progetto artistico?

Beh, ho sempre pensato che in un certo qual modo il nome influenzi quello che sei ed è il motivo per cui ho deciso di non creare un vero e proprio nome d’arte ma di scegliere il mio cognome. Spesso molti artisti cercano di dividere la loro vita tra persona e personaggio. Io non vorrei, vorrei continuare ad essere me stesso anche quando indosso i panni dell’artista.

Hai iniziato a cantare in un coro una decina di anni fa, cosa che poi ti ha portato in giro per il mondo. Hai poi imparato a suonare la chitarra e hai iniziato a scrivere qualche canzone. In che modo si è evoluto nel tempo il tuo rapporto con la musica?

Non è una domanda semplice, poiché come si capisce, il mio percorso è stato tutto fuorché lineare. Il coro è l’impulso che ha fatto crescere la mia passione per la musica però ho sempre sentito di “non appartenere” a quel mondo però penso che senza quell’esperienza adesso la mia musica sarebbe sicuramente un’altra musica. Poi decisi di imparare a suonare uno strumento, la chitarra, un po’ per lo stesso motivo per cui da ragazzini si inizia a fumare.

È bello quando qualcosa è spontaneo e così per me è stato iniziare a scrivere una propria canzone accompagnandomi appunto con la chitarra. Per me era uno sfogo, un modo per dare un nome alle mie emozioni, o meglio, un suono. In realtà, è così tuttora.

Quali sono i generi musicali con i rispettivi artisti a cui ti ispiri per la tua musica?

Sicuramente sono musicalmente eclettico dal punto di vista dell’ascolto. Spazio dal Soul di Otis Redding, al Rock dei Rage Agaist the Machine, al Reggae di Bob Marley per poi fare un giro immenso e affondare le radici nel cantautorato italiano: Dalla, Battisti, Gaetano ecc.. Naturalmente ho anche una cultura Indie/Pop più moderna figlia del mio tempo ed in questo caso penso che uno degli artisti di oggi che più stimo sia Willie Peyote.

Prima di passare completamente al tuo progetto musicale, c’è un lato di te che vorremmo conoscere meglio. Oltre alla musica dietro di te c’è una passione per i libri e, non meno importante, una laurea: come si relazionano tra di loro questi vari aspetti della tua vita?

Quando scrivo sono solito ispirarmi anche ai libri che leggo e a quello che ho studiato poiché penso che “conoscere” sia il miglior modo per definire al meglio le nostre emozioni e riusciamo a rapportarci a queste in modo più sano e sereno. In particolare, ad oggi, ho 5 libri che posso reputare di maggior ispirazione per quello che faccio:

  1. Castelli di Rabbia, Alessandro Baricco: Il primo libro che ho letto e che mi ha fatto appassionare alla lettura e allo stesso tempo ha cresciuto in me la passione per un attività complementare alla lettura, la scrittura
  2. Follia, Patrick McGrath: Uno dei miei romanzi preferiti. Mi ha insegnato quanto l’amore sia difficile da definire che è un sentimento personale che ognuno di noi vive in modo diverso, impossibile da spiegare se non lo hai provato.
  3. L’insostenibile Leggerezza dell’Essere, Milan Kundera: È un libro che mi ha fatto molto riflettere sulla vita, l’essere, e sul modo in cui decidiamo di viverla, decidiamo di essere. Ed anche sull’amore così pesante da essere leggero.
  4. Lo Straniero, Albert Camus: Crescendo, ognuno di noi è sempre più pervaso da uno strano sentimento di indifferenza ed apatia verso le cose, probabilmente perché si diventa sempre più coscienti che l’esistenza è una cosa che accade. Siamo noi adare senso al tempo che viviamo ed è bello così.
  5. I Vagabondi, Olga Tokarczuk: Mi ha insegnato che nella vita l’immobilità è ciò che appassisce la nostra esistenza. La vita è movimento, la vita è viaggiare sia con la mente che con il corpo, cambiare.

Amore, mare e vino: ecco gli ingredienti segreti della tua musica! Come definiresti ciò che fai?

Sincero. Come vi ho detto non cerco di indossare i panni di un personaggio per cercare di sembrare migliore agli occhi degli altri.

Ti sei dedicato totalmente alle tue canzoni negli anni universitari, per cui potremmo dire che la tua musica sia ancora in fase di lavorazione. Come si è evoluto nel tempo il progetto Cavalera, in termini di tematiche e sonorità?

Certamente è in fase di lavorazione. Il mio progetto è partito a tutti gli effetti un anno fa circa anche se nel cassetto ho veramente tante canzoni che ho scritto in periodi diversi a partire da 15 anni. Sicuramente durante il mio percorso ho incontrato tante persone che mi hanno arricchite e hanno modellato il mio modo di approcciarmi e di pensare alla musica.

Soprattutto da quando collaboro con l’etichetta romana Bassa Fedeltà, sono cresciuto musicalmente cercando di creare qualcosa di originale ma allo stesso tempo fruibile ad un ampio pubblico. Sicuramente mi piacerebbe avvicinarmi a sonorità Indie in stile londinese come Cosmo Pyke o King Krule senza però abbandonare la mia essenza cantautoriale.

“Amarena” è il tuo ultimo singolo che così introduci: “In un mondo così grande, pieno di stimoli e compromessi capita spesso di smarrire la strada, sentirsi persi. Ma tra le braccia della persona che amiamo è sempre casa”. Come nasce questa canzone?

Nasce sicuramente da stimoli diversi e da un periodo della mia vita piuttosto particolare. Spesso, non ci accorgiamo delle cose belle che abbiamo intorno perché stiamo sempre a puntare lo sguardo in avanti senza mai fermarci.

Sono convinto che l’amore riesca a cambiare la prospettiva con cui guardiamo le cose e ci fornisca una visione più ampia, facendoci apprezzare le cose che sono proprio qui, accanto a noi, senza cercare altro, altrove. Quante volte nella vita ci capita di inseguire ciecamente alcuni obiettivi e, una volta raggiunti, non ci sentiamo veramente appagati? A me capita spesso e penso che sia una sensazione intrinseca alla mia generazione e al tempo che viviamo: non essere mai felici completamente perché non ci sentiamo mai di appartenere con tutto noi stessi a qualcosa. L’amore mi ha insegnato come far parte delle cose che vivo sentendomi così, in un certo senso, sempre a casa, al sicuro.

Sembra che tu produca musica da sempre, i tuoi brani sono ben strutturati e curati nei minimi dettagli: insomma, ogni parola è sempre sulla giusta nota. Su quali aspetti di Cavalera lavorerai nel futuro?

Sicuramente sulle sonorità: mi piacerebbe spaziare tra un genere e l’altro senza scendere a compromessi sui messaggi che cerco di mandare con la mia musica!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Prima di tutto, guardando ad un futuro più immediato, pubblicare il mio secondo singolo a cui già stiamo lavorando con l’etichetta Bassa Fedeltà e con il produttore Fabio Grande. Dopodiché fremo dalla voglia di pubblicare il mio primo album in cui vorrei raccontare soprattutto me stesso, un po’ come sto facendo in questa intervista.

Inoltre, dato il momento particolare, sento sempre di più in me la voglia di suonare su più palchi possibile poiché penso che sia questa l’essenza della musica.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Ciao a tutti, io sono Cavalera, supportatemi perché ho tante emozioni che vorrei condividere con voi. Spero di incontrarvi presto, magari a un mio concerto. Con affetto, Davide.

Cavalera for Siloud

Instagram: @cavalera.live
Facebook: @cavaleramusic
Credits: Libellula Music

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