InTheMusic: Kaiøh, interview

Federico Pasquini è un ragazzo che vive a Mantova ma che spesso si sposta in Asia per lavoro. Il suo lato artistico si concretizza nel personaggio di Kaiøh e la sua musica è un vero e proprio contenitore di generi: in uno stesso pezzo riesce ad inserire con molta naturalezza influenze di rock, metal, punk, elettronica e trap. In più, ha a che fare anche col mondo dell’Eurobeat, un genere che sta cominciando a trovare il suo spazio nel panorama musicale. Ogni suo brano è un vero e proprio viaggio trasversale nella musica.

Nome: Federico
Cognome: Pasquini
In arte: Kaiøh
Età: 28
Città: Mantova
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Plaguemon, Mewtwo, Sunlight
Album pubblicati: That's Not a Dream, Son
Periodo di attività: dal 2002
Genere musicale: Trap, Metal, Eurobeat
Piattaforme: YouTube, Spotify, SoundCloud, Apple Music, Deezer, Amazon Music, ecc.

Kaioh

Chi è Kaioh?

Sono Federico, vengo da una piccola città (che si crede molto grande) chiamata Mantova e ho 28 anni, compresa la paranoia dei 30 anni fissa. Attualmente vivo nella mia città ma mi sposto spesso in Asia per lavorare con mio padre, sempre in ambito musicale.

Mi occupo di scrittura, composizione e produzione musicale per il mercato discografico giapponese assieme a mio padre.

Cosa significa il tuo nome d’arte?

In realtà non lo so nemmeno io. Attorno al 2005/06 ho cominciato a collaborare per alcune produzioni Eurobeat, ma serviva un nome d’arte. Durante quel periodo ero fissato con il manga di Dragon Ball, non lo avevo mai letto tutto. Ero arrivato all’allenamento di Goku da re Kaioh e rimasi affascinato da questo personaggio, non so perché, è veramente stupido! Nel frattempo stavo seguendo l’anime di Ken il guerriero, che non avevo mai visto, e arrivai al primo scontro tra il protagonista e Kaioh, questo personaggio immerso nell’odio e fortissimo mi colpì parecchio per queste sue caratteristiche.

Sento di aver scelto questo nome per identificarmi in questi due personaggi, che fanno parte del mondo immaginario giapponese al quale sono legato particolarmente sin da bambino; dentro di me c’è una parte spiritosa, ma anche molto solitaria (non esco quasi mai, per questo sto sempre nel mio piccolo mondo come re Kaioh sul suo pianeta di 30 metri quadrati), ma anche una parte negativa, ho quasi sempre la tendenza a odiare quello che non mi va a genio e di conseguenza reagisco in maniera negativa alle cose.

Sei nato immerso nella musica, anche se poi hai cominciato ad esserne parte attiva imparando a suonare diversi strumenti. Come descriveresti il tuo percorso musicale?

La musica è parte integrante di me da quando sono nato. Avendo avuto la fortuna di nascere da due genitori all’epoca molto famosi in Giappone ho assimilato molto, mio padre lavorava giorno e notte in studio e io lo stavo a guardare. Non sempre andava così però: in realtà da piccolo non destavo così tanto interesse per la cosa, pensavo sempre a giocare ai videogiochi…

Quando ho iniziato a suonare la chitarra a 13 anni sono un po’ cambiate le cose però, dopo qualche mese ho cominciato anche a studiare batteria e avevo già cominciato a registrare qualcosa. Da lì ho avuto a che fare anche con gruppi e progetti musicali di diverso genere fino a quando nel 2011/12 ho cominciato a produrre musica per il mercato giapponese.

La tua musica è un contenitore di generi. In uno stesso pezzo riesci ad inserire influenze rock, metal, punk, elettronica e trap: c’è qualcuno a cui ti ispiri per fare tutto ciò?

A dire la verità no. Cerco sempre di tenere una vena di originalità nelle mie produzioni e la maggior parte delle volte mi faccio guidare dall’orecchio o da qualche idea che mi viene in mente ascoltando artisti che hanno influenzato la mia adolescenza tipo Blink 182, Linkin Park, Underoath, Architects, Misery Signals e molti altri gruppi della scena core.

All’epoca ascoltavo di tutto. Con tutta la roba che c’è sul mercato, adesso è difficile trovare un unico artista che spacca perché letteralmente tutti fanno musica, ma devo ammettere che sono rimasto affascinato dal mondo della Trap e dai suoi sottogeneri, qui mi sento di identificare XXXTentacion, che è stato l’artista che mi ha fatto scattare in me una vena creativa che prima non avevo. Quando l’ho scoperto mi si è capovolto il mondo e da lì ho preso confidenza con altri artisti come JuiceWRLD, Lil Peep, Ghostemane, che mi hanno spinto sempre di più a sperimentare con la musica odierna e quello che fa parte di me.

Il tuo lato artistico si concretizza nel personaggio di Kaiøh. C’è qualcosa che lo influenza particolarmente?

Mi piace sperimentare. Quando scrivo un pezzo penso sempre a creare qualcosa che non c’è ancora, a volte risulta complicato scrivere su tracce che sono complesse, ma cerco di provarci; è anche vero però che le cose più semplici sono quelle che funzionano di più, considero il mio processo di scrittura una sorta di allenamento, dove cerco di buttar fuori tutto quello che ho in mente cercando di immergerlo in un unica traccia.
La cosa più complessa che mi trovo sempre a fare è il testo (infatti ho il difetto di aggrapparmi a delle tematiche esterne dal mio personaggio): non è mai cosa semplice comunicare qualcosa in maniera originale, ma credo che la distinzione faccia la differenza; è quello che cerco di fare quando scrivo e compongo.

Tutto questo discorso è legato ovviamente alle mie produzioni esterne dal mondo Eurobeat: lì la situazione è parecchio più semplice, dove le tematiche sono quasi sempre quelle e c’è la stessa stesura per la maggior parte delle canzoni. Mi piacerebbe essere più bravo a comunicare qualcosa nelle mie tracce, ma sono sempre più legato all’armonia e a quello che c’è sotto, sento che dovrei migliorare ed è solo questione di allenamento.

Kaiøh è un insieme di pezzi diversi, ognuno legato ad una certa esperienza nel mondo della musica. È difficile trovare un aggettivo che riesca a definire il tuo stile, ecco perché lo chiediamo direttamente a te: come definiresti ciò che fai?

Bella domanda… è un bel casino, in tutti i sensi. Mi piacerebbe provare a fare di tutto nell’ambito musicale. So di apprezzare praticamente qualsiasi genere, ho suonato in gruppi indie, punk e metal e ho un’ ampia visione della musica in generale, ma tuttora non riesco a identificarmi. Per questo uso la musica come punto di sfogo, per buttarci dentro tutto quello che ho in testa, poi chi lo sa, col tempo sarà più facile seguire una strada dritta.

Al momento non sento di avere un genere fisso perché appunto mi piace sperimentare, questo mese ad esempio ho fatto uscire una traccia Synthwave (Perfect Smile) e successivamente una traccia Deathcore/Trap (Mega Gengar). Ve l’ho detto che è un bel casino. Quello che mi piace fare è trovare un accordo su ciò che va oggi, ma aggiungendoci sempre quei tocchi di freschezza e stranezza che danno originalità alla traccia.

Ad esempio, Plaguemon è un pezzo Trap/Metal:

Sunlight è, invece, un pezzo Eurobeat:

E Aku Aku (feat. Pumy) è un pezzo Trap:

Sei un esperto della produzione musicale, diciamo che i tuoi brani (e non solo!) sono sempre curati da te a 360 gradi. Come nasce un tuo singolo?

Sono contento di fare questa impressione! Ma penso di avere ancora tanto da imparare nella produzione musicale. Diciamo che mi ‘appiglio’ alle cose che mi circondano e che mi piacciono. Il mio feticismo innato verso i Pokémon, per esempio, mi ha indotto a creare una serie di canzoni basate su di loro. Sono tante le cose che mi danno ispirazione, soprattutto in ambito videoludico; nel 2013 ho fatto un gruppo Nintendocore insieme a un mio caro amico, Nicolò, e ogni canzone è basata su un videogame (siamo ancora vivi!).

La maggior parte delle volte succede che mentre sto costruendo la canzone sul progetto, la mia testa elabora automaticamente o un lyric video / un visual per tenere in equilibrio l’audio anche su YouTube (che poi vado a realizzare), anche se so quanto sarebbe importante uscire con dei video musicali.

Hai a che fare anche col mondo dell’Eurobeat, un genere che sta cominciando a trovare il suo spazio nel panorama musicale. A riguardo, sei spesso tra America e Asia e questo ti porta, in qualche modo, a mettere spesso da parte il progetto “Kaioh”. Qual è il tuo legame con l’Eurobeat?

Qui devo correggerti: la Eurobeat è nata durante gli anni ’90 in Giappone e ha avuto un successo esponenziale, le canzoni rimanevano tra le prime 10 in classifica su Billboard per mesi; è stato un fenomeno sensazionale ed inaspettato, e solo ora, dopo un grande periodo di pausa per il suo mercato, sta finalmente arrivando in maniera abbastanza seria negli USA: da qualche tempo infatti c’è più traffico di ascolti lì che dal Giappone.

Io e Dave Rodgers (Giancarlo, mio padre) stiamo già fiutando la situazione e vorremo approfittare del movimento per fare qualche concerto negli Stati Uniti, sarebbe una figata tremenda. Ho avuto modo di fargli da spalla in Giappone per qualche data ed è stato veramente stupendo, e spero che questa ondata di Eurobeat non svanisca troppo in fretta.

Personalmente sento che Kaioh sia nato principalmente all’interno del ramo Eurobeat. Le mie prime produzioni serie risalgono al 2011/2012, quando il mercato e la scena del genere erano ancora più o meno attivi, ma ovviamente non come negli anni ’90. Mi si era presentata l’occasione di scrivere e produrre tracce anche per altri artisti Eurobeat e da lì ho cominciato ad ascoltarla seriamente per studiarla fino in fondo, anche se inconsapevolmente ce l’ho in testa dalla nascita, accumulata mentre ascoltavo mio padre che produceva pezzi uno dopo l’altro.

Ci parli della tua esperienza a La Stanza Appesa?

Mi aveva scritto Federico, l’organizzatore principale, su Instagram e mi aveva chiesto di far parte di questa cosa. Mi sono trovato subito a mio agio con lui anche perché i nostri gusti musicali sono molto simili. Assieme agli altri organizzatori mi hanno fatto vivere questa bellissima esperienza dove ho avuto la possibilità di portare uno dei miei pezzi e parlare con altri artisti, che anche loro erano particolari nel genere che facevano.

Per questo mi piace il format, perché si discosta da tutto quello che è normale per cercare qualcosa di fresco e originale. Sono stato anche felice di conoscere di persona Fede, al quale mando un abbraccio!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Vediamo che succede. Adesso sono impegnato all’interno del tema Eurobeat, quindi la maggior parte delle produzioni saranno in quell’ambito, ma non darò pace al mio eterno bisogno di scrivere qualcosa che non esiste: per quanto riguarda gli altri generi, sto scrivendo tracce veramente uniche e originali, e spero di buttarle fuori in un album, dopo qualche singolo magari, ma non so quando. Forse adesso è un po’ presto per parlarne, devo ancora sperimentare parecchio.

C’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori?

Vorrei pregare a tutti di non smettere mai di ascoltare musica e artisti nuovi perché, nonostante si pensi sia già stato fatto tutto e che la musica del passato non potrà mai essere battuta né in bellezza né nelle idee, si può sempre scoprire qualcosa di nuovo e diverso dal solito.

Kaiøh for Siloud

Instagram: @kaiohate
Credits: La Stanza Appesa

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