InTheMusic: Lilac Will, interview

I Lilac Will sono tre amici di Latina e sono l’esempio perfetto di persone con un’insospettabile doppia vita e con una dote innata nel nascondere strumenti musicali nei posti di lavoro più impensabili. La band, nata nel 2014, si presenta con delle produzioni dal carattere puramente introspettivo, molto orientate verso un genere folk/soul strumentale. “Tales from the sofa” è il loro ultimo album, un progetto di cui abbiamo apprezzato particolarmente i toni caldi ed intimi.

Band: Lilac Will
Componenti: Francesca Polli (Voce), Giulio Gaudiello (Basso), Vincenzo Morinelli (Chitarra)
Età: 29, 32, 31
Città: Latina
Nazionalità: Italiana
Brani pubblicati: Black Show, Tell Me You Love Me
Album pubblicati: Tales from the sofa
Periodo di attività: dal 2015
Genere musicale: Pop, Folk
Piattaforme: YouTube, Spotify Apple Music, Deezer, Amazon Music

Lilac Will

Chi sono i Lilac Will?

Siamo tre amici di Latina, anche se passiamo il 90% del nostro tempo a Roma per lavoro (Francesca è una chimica, Giulio un economista e Vincenzo un matematico). All’apparenza possiamo sembrare normali, in realtà  siamo l’esempio perfetto di persone con un’insospettabile doppia vita e con una dote innata nel nascondere strumenti musicali nei posti di lavoro più impensabili.

Qual è il significato di questo vostro nome d’arte?

Il nome è stato scelto dopo aver già scritto diversi pezzi, su un divano che aveva come sfondo una parete lilla. E ci siamo accorti, riascoltandoci, che proprio quel colore rispecchiava il nostro stato d’animo nel suonare i pezzi. Così come quel divano rappresentava in qualche modo la nostra ostinata volontà di suonarci sopra insieme , nonostante la sua striminzita piazza e mezza.

La band nasce nel 2014. Prima di questo anno, avevate avuto altre esperienze? Quando avete deciso di formare questa band?

Ci conosciamo da tempo ed avevamo avuto modo di collaborare in maniera estemporanea in altri progetti.  Poi nel 2014 una congiuntura astrale ci ha riuniti praticamente sotto uno stesso tetto a Roma ed è stato tanto inevitabile ritrovarsi con i rispettivi strumenti in mano quanto insospettabilmente naturale conciliare i nostri differenti background musicali in quello che sarebbe poi diventato il nostro primo album, “Tales from the sofa”.

Avete dei riferimenti musicali che hanno segnato ciò che fate oggi?

Ognuno di noi si è avvicinato alla musica in un modo diverso. Francesca è partita dai dischi anni ’90 della sorella e da Janis Joplin, Vincenzo e Giulio dalla Motown  e dal Funk. Tanto è vero che la prima volta che ci incontrammo per suonare in un garage di un nostro amico (che pagavamo a birre), non nacquero i Lilac Will. Fu un paio di anni dopo, in un altro contesto che cominciammo questo percorso. Alcuni dei nostri attuali riferimenti sono Florence and the Machine, Feist e Dispatch.

La vostra musica ha un carattere puramente introspettivo, molto orientata verso un genere folk/soul strumentale. Come definireste la vostra musica?

Tutti i pezzi raccontano delle storie, che spesso ci è capitato di vivere o di averle sentite da altri, oppure che avremmo voluto vivere o cambiare in quale dettaglio. Raccontare e confrontarsi con le storie personali e di altri è un modo davvero efficace per conoscere e conoscersi di più. E il disco è la “traduzione” in musica di tutto ciò.

Ormai suonate già da un po’ di tempo, non siete dei novelli nel vostro campo. Come si è evoluta la vostra musica in termini di sound e di tematiche affrontate nei vostri brani?

Diciamo che esiste una sorta di circolo virtuoso (o vizioso, a seconda dei casi) per cui le nostre vite influenzano la nostra musica e a sua volta la musica accompagna influenza le nostre vite. Quindi l’evoluzione è una processo naturale, anche all’interno di uno stesso album: tra la scrittura del primo brano e dell’ultimo magari trascorreranno mesi ed in quel periodo ognuno di noi evolve in qualche modo.

Il disco racchiude ciò che siamo, con i nostri tratti comuni e caratterizzanti espressi di volta in volta, di canzone in canzone, con sfumature e sfaccettature diverse.

Avete da poco rilasciato un nuovo album, di cui abbiamo particolarmente apprezzato i toni caldi e molto intimi. Come nasce “Tales from the sofa”?

Inizialmente non sapevamo che saremmo finiti a registrare un disco: dopo il primo pezzo scritto, “Black Show” siamo stati pervasi da un grande entusiasmo che ci ha spinti a continuare senza pensarci troppo su.

Sono state le prime uscite live a  farci capire più concretamente che direzione avessimo intrapreso. Ed è stato proprio durante un live al Monk che abbiamo conosciuto uno dei nostri produttori artistici, Luca Carocci. Qualche giorno dopo ci portò al Verde Studio di Roma, dove ci aspettava l’altro produttore artistico, Marco Fabi. Iniziarono quindi le sessioni di registrazione ed i nostri pezzi si trasformarono in “Tales from the sofa”.

Avete molta esperienza in esibizioni live, tra locali e contest vari. Quanto è importante per voi mostrare agli altri ciò che fate?

Come detto, nasciamo con i live. Ma se non fossimo diventati anche “da studio” il disco non sarebbe mai uscito. E non è stato certo un processo banale, perché cercare di racchiudere in una registrazione le mille energie e sensazioni che ti restituisce il pezzo suonato live è una delle cose più difficili. Ma siamo davvero soddisfatti del risultato finale.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro sicuramente faremo uscire dei contenuti sul disco. Se ci terrete d’occhio sui nostri profili Facebook ed Instagram vedrete diverse collaborazioni e altre sorprese (no spoiler, promesso). Speriamo sempre si possa tornare presto a fare live e ad incontrare persone a cui far conoscere il nostro lavoro. I live sono una parte importante del nostro progetto di cui sentiamo molto la mancanza.

In un futuro non molto più lontano abbiamo intenzione di raccogliere quello che stiamo già seminando in questi giorni, un disco nuovo, canzoni nuove, energia nuova.

C’è qualcosa che vorreste dire ai nostri lettori?

Sicuramente di tenere la mente e le orecchie aperte. C’è sempre una musica nuova da ascoltare, nuove canzoni con nuove storie con cui confrontarsi. Vorremmo dire di prendersi il tempo di ascoltare le canzoni per intero, senza urgenza di decidere adesso se vi piacciano o meno. Magari fra due anni il pezzo che oggi proprio non vi piace diventerà la colonna sonora di una parte della vostra vita.

Lilac Will for Siloud

Credits: Ufficio stampa Conza Press

 

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